
La Ferrari Luce è ufficiale e, per chi segue da anni il mondo Apple, è impossibile non guardarla con una certa curiosità. Non solo perché si tratta della prima Ferrari completamente elettrica, ma perché il progetto porta anche la firma di Jony Ive, l’ex responsabile del design Apple che ha contribuito a definire l’estetica di iMac, iPod, iPhone, iPad e Apple Watch.
Ferrari ha presentato Luce come una nuova interpretazione del lusso elettrico: quattro porte, cinque posti, oltre 1.000 cavalli, prezzo da 550.000 euro in Europa e un design sviluppato con Jony Ive e Marc Newson di LoveFrom, il collettivo creativo fondato dopo l’uscita di Ive da Apple. Le consegne partiranno nel quarto trimestre del 2026.
Luce segna un passaggio storico per Ferrari. Non è una semplice variante elettrica di un modello già esistente, ma un’auto nata su una piattaforma EV dedicata e pensata per aprire una nuova fase del marchio. Il nome, Luce, non è casuale: Ferrari vuole comunicare un’idea di eleganza, pulizia formale e futuro, senza rinunciare del tutto alla teatralità che ci si aspetta da Maranello.
Il modello è una quattro porte a cinque posti, una configurazione molto lontana dall’immagine classica della Ferrari bassa, estrema e costruita intorno a due persone.
Il tocco di Jony Ive e Marc Newson
La parte più interessante, almeno per chi arriva dal mondo Apple, è il coinvolgimento di Jony Ive e Marc Newson. Ferrari afferma che LoveFrom ha contribuito a definire un linguaggio di design unico, capace di unire esterni, interni e interfaccia con chiarezza e semplicità. È una descrizione che sembra uscita direttamente dal vocabolario Apple: continuità, riduzione, coerenza, oggetto come esperienza unica.
LoveFrom non si è limitata agli interni, già mostrati in precedenza, ma ha avuto spazio per contribuire alla direzione del progetto fin dall’inizio, lavorando quindi anche sull’esterno dell’auto.
Il risultato è una Ferrari molto diversa da ciò che ci si aspetterebbe. Il design è più liscio, continuo, quasi monolitico. L’auto rinuncia a molte aggressività visive tipiche delle sportive tradizionali e punta su una forma più pulita, con superfici ampie e un aspetto quasi da oggetto tecnologico più che da supercar classica.
Un’estetica più Apple che Ferrari?

Il rischio, quando si coinvolge Jony Ive, è che ogni oggetto venga letto attraverso Apple. In questo caso, però, il collegamento non è forzato. La Ferrari Luce sembra davvero portare alcuni principi che hanno definito l’epoca Apple di Ive: forme continue, pochi tagli evidenti, superfici pulite, controlli essenziali e una forte attenzione alla relazione tra hardware e interfaccia.
Di fatto abbiamo una forma molto diversa da qualsiasi altra Ferrari, resa possibile anche da un’architettura elettrica dedicata. Il corpo è in alluminio, la cabina è avanzata, le porte sono ad apertura centrale, il portellone è posteriore e l’aerodinamica ha un ruolo centrale, con un coefficiente di resistenza dichiarato come il più basso mai visto su una Ferrari stradale.
Questo non significa che Luce sia bella per forza. Anzi, sarà probabilmente una delle Ferrari più divisive degli ultimi anni. Ma è una Ferrari che prova a fare una cosa rara: non sembrare una Ferrari tradizionale con una batteria sotto, ma un oggetto nato davvero per un’altra epoca.
Interni: digitale sì, ma con pulsanti veri

Uno dei dettagli più interessanti riguarda l’abitacolo. In un mondo in cui molte auto elettriche sembrano inseguire Tesla con maxi-schermi e controlli sempre più touch, Ferrari e LoveFrom hanno scelto una strada più fisica. Ferrari Luce combina display digitali multifunzione con pulsanti, manopole, interruttori e comandi meccanici progettati con grande precisione.
L’interno è meno “tech overload” di quanto ci si potrebbe aspettare. Ci sono display OLED, una strumentazione digitale incorniciata da elementi metallici, uno schermo centrale orientabile verso guidatore o passeggero e veri comandi fisici sul volante, compresi due manettini e paddle dedicati a rigenerazione e coppia.

Questa scelta è molto interessante anche in chiave Apple. Ive è stato spesso associato alla riduzione dei pulsanti, al minimalismo e alla centralità del touch. Qui, invece, Luce sembra suggerire qualcosa di più maturo: il digitale deve esserci, ma non deve cancellare la sensazione meccanica. Su una Ferrari, il gesto conta.
Prestazioni da Ferrari, anche senza motore termico
Sotto la carrozzeria, Luce resta una Ferrari nei numeri. Il sistema usa quattro motori elettrici, uno per ruota, con una potenza complessiva fino a 1.035 cavalli. Ferrari dichiara uno 0-100 km/h in 2,5 secondi e una velocità massima superiore ai 310 km/h. Abbiamo un’autonomia superiore ai 500 km, con una batteria da 122 kWh e un’architettura a 800 volt con ricarica fino a 350 kW.
Sono numeri estremi, ma ormai nel mondo EV la potenza non basta più a stupire. Molte auto elettriche sono velocissime in rettilineo. La vera domanda è un’altra: può una Ferrari elettrica emozionare come una Ferrari?
Ferrari sembra esserne consapevole. Per questo ha sviluppato un sistema sonoro che non riproduce artificialmente il rombo di un V12, ma amplifica le vibrazioni naturali provenienti dal powertrain elettrico. L’obiettivo è mantenere una componente sensoriale e viscerale, senza fingere che l’auto abbia un motore termico.
Prezzo e data di uscita
La Ferrari Luce partirà da 550.000 euro. Le consegne europee sono previste dalla fine del 2026.
È un prezzo altissimo, anche per Ferrari, e racconta bene il posizionamento del modello. Luce non nasce per democratizzare l’elettrico di lusso, ma nasce per rendere l’elettrico accettabile, desiderabile e collezionabile all’interno del mondo Ferrari.
Il mercato delle elettriche di lusso non vive un momento semplice. Ferrari presenta Luce mentre alcuni concorrenti, tra cui Porsche e Lamborghini, hanno ridimensionato le proprie ambizioni EV a causa di una domanda meno forte del previsto.
Ferrari, però, ragiona in modo diverso rispetto ai marchi generalisti. Non deve vendere milioni di auto elettriche. Deve convincere un pubblico ristretto che una Ferrari elettrica può avere senso senza sembrare una resa.
La Ferrari Luce è davvero l’Apple Car mancata?
Il collegamento con Apple è inevitabile, ma va trattato con equilibrio. Apple ha lavorato per anni al suo progetto automobilistico, noto internamente come Project Titan, prima di cancellarlo nel 2024 e spostare molte risorse verso l’intelligenza artificiale. Il progetto è stato chiuso dopo circa un decennio di sviluppo, in un contesto di domanda EV più complicata e di priorità strategiche cambiate.

La Ferrari Luce non è una Apple Car. Non nasce a Cupertino, non usa software Apple, non rappresenta il sogno dell’auto autonoma immaginato per anni attorno a Project Titan, però è difficile non vederla come una specie di risposta indiretta a quella storia mai arrivata sul mercato.
C’è Jony Ive e c’è un oggetto elettrico di lusso. C’è un’interfaccia progettata con attenzione quasi maniacale e c’è il tentativo di rendere la tecnologia meno fredda e più emozionale. E c’è, soprattutto, la sensazione che il mondo tech e il mondo automotive si stiano incontrando non più solo attraverso software e display, ma attraverso il design dell’intera esperienza.
In questo senso, Luce è forse la cosa più vicina a una Apple Car reale: non perché sia Apple, ma perché porta una parte della cultura Apple dentro una Ferrari.
Perché Ferrari ha scelto proprio Jony Ive
La scelta di Ive e Newson non è solo estetica. Ferrari aveva bisogno di qualcuno capace di affrontare un problema enorme: come far sembrare inevitabile una Ferrari elettrica.
Il rischio era creare una Ferrari tradizionale con proporzioni forzate dall’architettura EV, oppure un’auto elettrica qualsiasi con il Cavallino sul cofano. LoveFrom sembra essere stata chiamata per trovare una terza strada: una Ferrari che non rinnega il marchio, ma non ha paura di sembrare nuova.
Ferrari vuole parlare anche a una generazione più immersa nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale, meno legata al mito storico dei motori termici. Questo è forse il punto più importante. Luce non serve solo a Ferrari per rispettare una transizione industriale. Serve a Ferrari per capire se il desiderio può sopravvivere anche quando sparisce una parte fondamentale del suo linguaggio: il motore.
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