Il design dei prodotti Apple è davanti ad un punto di svolta? | Editoriale

17 maggio 2019 di Giovanni Longo (@giolongoo)
FEATURED

Mentre la concorrenza sforna terminali molto all’avanguardia dal punto di vista del design, proponendo terminali full borderless senza alcuna notch, Apple si appresta a compiere delle scelte non poco difficoltose. Il team di design industriale è in rinnovamento, alcune mosse non hanno riscosso troppo successo mentre, lato iPhone, la presenza del FaceID sembra rappresentare un grosso limite per la realizzazione di un display senza tacca ed il futuro potrebbe rappresentare presto un punto di svolta sulla strada delle scelte di design da intraprendere.

Descrivere ed analizzare il processo creativo e decisionale che porta alla realizzazione di qualunque prodotto è sempre un’impresa ardua. Dal punto di vista dell’utenza ciò può risultare abbastanza semplice in quanto poi, in ultima battuta, il tutto si declina nell’insieme delle considerazioni “chiavi in mano” che portano alla scelta di acquistare o meno quel dato prodotto.

L’analisi del “dietro le quinte”, invece, per gli analisti, per noi commentatori o appassionati, non è altrettanto semplice. Partiamo da un presupposto (troppo spesso dimenticato): la realizzazione di qualunque prodotto, qualunque, è la sommatoria di scelte che devono sottostare ad un insieme di compromessi interconnessi tra loro. Compromessi che, in ultima analisi, sono spesso economici ma anche ingegneristici e tecnologici. È il motivo per cui tutti vorremmo uno smartphone la cui batteria possa durare una settimana, essere bello e sottile, prestazionale, senza inutili protuberanze nel comparto fotocamere ma in grado di fare belle foto, con un display risoluto, luminosissimo e bello. E, hey, che costi poco, of course. Naturalmente questo device non esiste per una serie di motivazioni economiche, tecnologiche ed ingegneristiche. È all’ordine del giorno trovarsi a commentare scelte apparentemente incomprensibili di grandi aziende ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno motivazioni nei compromessi che i progettisti hanno dovuto affrontare, compromessi che spesso al grande pubblico risultano poco comprensibili o non possono essere noti perché afferenti alle scelte aziendali, strategiche o di marketing.

Design Over functionality

Apple è stata la prima azienda tecnologica a “nobilitare la tecnologia vestendola nel modo più esteticamente appagante possibile“.

Era uno dei leit motiv di Steve Jobs, uno dei capisaldi che ha spesso portato il compromesso nel design alle massime estremizzazioni, è un concetto che, benché ci sia una discreta porzione di pubblico che piange senza trovare alcuna consolazione la sua triste e prematura dipartita, è ancora fortissimo in Apple.
Moltissimi utenti hanno amato i design arditi e bellissimi di questa azienda, altrettanti l’hanno aspramente criticata, negli anni, per questo.

Prendendo in esame solo l’ultimo periodo senza dilungarci troppo, design molto estremi hanno, ad esempio, creato non pochi problemi a diversi prodotti: dal sistema estremo di raffreddamento del Mac Pro, al design sottile sui MacBook Pro che ha spinto il sistema di dissipazione al limite, senza contare la famosa, annosa e imbarazzante questione che abbiamo approfondito in lungo ed in largo nei nostri approfondimenti nel nostro podcast (qui e qui) sui problemi alla tastiera a farfalla dei MacBook.

Sotto accusa

E’ evidente che sotto accusa sono finiti i factotum della progettazione della mela: il team di design industriale di Apple guidato da Jony Ive. Secondo molti ex dipendenti è questo il team che ha le redini della progettazione a Cupertino. Si tratta di un team che lavora a budget sostanzialmente illimitato e a cui i team di produzione devono spesso e volentieri sottostare. Abbiamo raccontato di queste dinamiche in questa puntata del podcast, per chi volesse approfondire.

Team di design che, sul fronte iPhone, da quando è stato rilasciato iPhone X, non ha mai più smesso di creare discussioni.

Il curioso caso del design di iPhone X

All’uscita di iPhone X, il primo vero anno zero dopo il rilascio del primo iPhone, questo prodotto ha polarizzato come non mai l’utenza Apple. Si abbandonava il tasto home e con esso un amatissimo lettore di impronte digitali, si passava, dopo anni e anni di rumors, al display OLED e si eliminavano le ormai desuete “cornici”.


Se il design dello schermo ripiegato è riuscito a minimizzare la famosa tacca inferiore e quello simmetrico delle cornici ha trovato grande apprezzamento (insieme al sistema a gesture decisamente sublime che ha spazzato, come meglio non poteva, l’iconico tasto home) la famosa notch e la camera “a semaforo” hanno scatenato tantissime critiche.

La tacca, soluzione alquanto ineludibile per l’adozione di tutta la sensoristica dedicata al FaceID, ha fatto inizialmente discutere ma, un po’ come la doppia fotocamera posteriore, è stata sostanzialmente accettata sull’altare del compromesso che queste soluzioni portano.

Tuttavia, complice la concorrenza feroce, i tanti brand in gioco, la corsa alla differenziazione ed un mercato in contrazione, tutto ciò sta portando ad un ciclo di novità ed aggiornamenti molto veloce e quasi inaspettato. Se i foldable appaiono più un esercizio di stile (esercizio in cui gli enormi compromessi appaiono ancora troppo preponderanti sui pregi della soluzione), sono gli ultimi nati della concorrenza (Samsung e brand cinesi in testa) che stanno mettendo sotto scacco alcune soluzioni della mela e la scelta di puntare su FaceID (compromesso che si porta dietro la notch) potrebbe rappresentare presto un “peccato originale” che potrebbe rivelarsi un boomerang per il design dei prossimi iPhone.

Il problema FaceID

Oggi che Vivo, One Plus (gli ultimi in ordine di tempo) presentano bellissimi display senza alcuna tacca e design “full borderless“, altri come Samsung o Huawei riescono a minimizzare al massimo la tacca, buco, isola che sia.

Per Apple, replicare alcune di queste soluzioni sarà difficile se non impossibile senza un cambio di rotta nell’immediato futuro.

FaceID, infatti, è stata una scommessa dell’azienda, una scommessa che è costata molti sensori (peraltro non a buon mercato), grande notch, compromesso estremo sull’estetica generale del frontale che rischia di portare l’estetica di iPhone (del prodotto iconico dell’azienda iconica per quanto riguarda il design industriale, Apple) rapidamente in fuorigioco.

E se un prodotto medio gamma cinese tra brevissimo arriverà con un design borderless mentre il più caro, per quanto possa essere innovativo e pieno di “buona tecnologia”, avrà ancora un’enorme, grossa tacca nel mezzo, questo potrebbe essere un problema.

Soluzioni

Neanche le ipotetiche soluzioni, volendo fare un po’ di fanta-design sono semplici.

Realizzare un sistema che preveda l’adozione su iPhone di uno slider o di una camera popup è un qualcosa non certo impossibile ma difficilmente ipotizzabile per lo stile di Apple. Inoltre, ciò potrebbe facilmente comportare dover fare a meno del FaceID o comprometterne l’efficacia. Apple sarebbe costretta a lavorare sulle frazioni di secondo per rendere sempre più istantaneo il FaceID per poi rallentare la procedura di sblocco per attendere l’apertura dello slider. Dal punto di vista funzionale sarebbe quella che definirei affettuosamente una porcheria. Non di meno non va dimenticato che slider o popup costringono ad essere molto rimaneggiati con lo spessore delle lenti sul sensore e ciò costringerebbe ad utilizzare sensori molto piccoli.

L’altra soluzione è portare lo speaker sulla cornice come i moderni prodotti Android, minimizzare il più possibile la notch e utilizzare una sensoristica che permetta al FaceID di essere più performante possibile (insieme alla camera anteriore che, nelle soluzioni a slider o popup, per una questione di spazi, non potrà mai alloggiare sensori particolarmente grandi e di qualità).

Questo vorrebbe comunque dire non rinunciare a FaceID e alla notch ancora per molto tempo. Potrebbe non essere una tragedia ma sarebbe la prima volta in cui Apple, in maniera così decisa ed estrema, sceglierebbe la funzionalità sul design, sull’estetica, in controtendenza al suo credo.


E qualche indizio che Apple stia andando proprio in questa direzione ce lo dicono i recenti rumors attorno ai prossimi iPhone: si parla, infatti, di un design ulteriormente più spesso per alloggiare più batteria e, almeno in teoria, un sensore fotografico più grande. Sta cambiando la Apple della “resa estetica sopra ogni cosa“? Saranno le scelte giuste? In fondo, abbiamo sempre tutti criticato Apple per i design troppo estremi ma, senza ipocrisia, ne abbiamo anche amato il design e questa domanda non ha una risposta così facile. Può un prodotto top di gamma apparire meno bello ed intrigante e forse anche meno tecnologico (magari senza esserlo davvero) rispetto alla concorrenza? Onestamente credo di no, pur apprezzando l’apertura alla funzionalità rispetto al design.

Perché ogni scelta ne porterà a cascata tante altre. Perché sconfessare il FaceID forse non è neanche ipotizzabile. O forse perché Apple, qualunque scelta farà, farà sempre, inevitabilmente discutere. So solo che ho sempre tifato, per spirito corporativo, per il reparto ingegneria, almeno fino a quando ho letto che quel team riteneva assolutamente non fattibile inserire il lettore ottico del battito cardiaco su Apple Watch lì dove si trova oggi. Il team ingegneristico voleva inserire quel sensore nel braccialetto in modo da leggere il battito all’interno del polso, lì dove le vene sono maggiormente visibili. Ne seguì una guerra fratricida (questo avrebbe stravolto il design di Apple Watch). Vinsero loro, quelli del design industriale, con la cocciutaggine che caratterizzava Steve Jobs quando si parlava di compromessi. E meno male.

Jony Ive, pensaci tu.

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