
Apple avrebbe evitato dazi molto pesanti sui semiconduttori anche grazie a un accordo legato a Intel. Secondo un nuovo report del Wall Street Journal, la scorsa estate Tim Cook avrebbe trattato direttamente a Washington per scongiurare tariffe del 100% sui chip importati, una misura che avrebbe potuto far salire in modo importante i costi di iPhone, Mac e altri prodotti Apple.
Il punto più interessante è che, durante quelle trattative, l’amministrazione Trump avrebbe spinto Apple a considerare Intel come partner produttivo per alcuni chip destinati a Mac e iPhone. In cambio, Apple avrebbe ottenuto un’esenzione dai dazi sui semiconduttori, evitando così un impatto diretto sui prezzi dei suoi prodotti.
Il report sostiene che Apple prevede di far produrre a Intel almeno una parte dei chip destinati a futuri Mac e iPhone. Non parliamo necessariamente dei chip più avanzati della gamma, e non è ancora chiaro quali componenti verranno affidati a Intel, ma il significato politico e industriale è evidente.
Gli Stati Uniti stanno cercando da tempo di riportare una parte della produzione di semiconduttori sul territorio nazionale. Intel, in questa strategia, è diventata un tassello centrale: un’azienda storica, in difficoltà negli ultimi anni, ma ancora fondamentale per l’obiettivo di ridurre la dipendenza da Taiwan, Corea del Sud e Cina. Reuters ha già spiegato che un eventuale accordo Apple-Intel avrebbe senso sul piano strategico, anche se la produzione su larga scala richiederà tempo e non sarebbe immediata.
Per Apple, il tema è molto delicato. I suoi chip più importanti continuano a essere progettati internamente e prodotti principalmente da TSMC, che resta il partner tecnologicamente più avanzato. Affidare qualcosa a Intel non significa cambiare da un giorno all’altro la strategia Apple Silicon, ma diversificare una parte della filiera e rispondere anche alle pressioni politiche statunitensi.
L’esenzione dai dazi non ha evitato tutti gli aumenti
Apple sarebbe riuscita a evitare l’effetto più pesante dei dazi sui chip, ma questo non significa che i costi siano rimasti fermi. Il settore è sotto pressione per un altro motivo: la forte domanda di memoria e componenti legati all’intelligenza artificiale.
Negli ultimi mesi, Apple ha già dovuto fare i conti con rincari su NAND, DRAM e altre componenti. Reuters ha riportato che l’azienda continua a rafforzare la propria supply chain, anche attraverso l’accordo esteso con Broadcom fino al 2031 per chip personalizzati, radio, Wi-Fi e Bluetooth.
Apple ha inoltre annunciato un nuovo impegno pluriennale con Broadcom superiore ai 30 miliardi di dollari, con l’obiettivo di produrre oltre 15 miliardi di chip negli Stati Uniti. L’accordo rientra in un piano più ampio da 600 miliardi di dollari di investimenti americani in quattro anni.
In pratica, Apple ha evitato un colpo diretto sui dazi, ma non è riuscita a evitare l’aumento generale dei costi industriali. La differenza è importante: una cosa è un’imposta improvvisa su ogni chip importato, un’altra è una pressione di mercato più ampia che coinvolge memoria, storage, packaging e capacità produttiva.
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