
Secondo The Information, Apple avrebbe già incontrato PrismML, una startup specializzata nella compressione di grandi modelli AI per farli girare su dispositivi mobili.
Il punto è molto semplice: oggi le funzioni AI più avanzate richiedono spesso il cloud, perché i modelli più grandi hanno bisogno di molta memoria e potenza di calcolo. Apple, però, ha sempre impostato Apple Intelligence su un equilibrio diverso: il più possibile on-device, con Private Cloud Compute solo quando serve più capacità.
PrismML sostiene di essere riuscita a ridurre Qwen 3.6, un grande modello open-source sviluppato da Alibaba, fino a farlo funzionare su iPhone 17 Pro. Parliamo di un modello da 27 miliardi di parametri, quindi molto più grande rispetto alla maggior parte dei modelli pensati per l’esecuzione locale su smartphone.
La società non è nuova a dichiarazioni ambiziose. A marzo ha presentato Bonsai 8B, un modello da 8,2 miliardi di parametri con architettura a 1 bit, capace secondo PrismML di occupare solo 1,15 GB e di girare su iPhone 17 Pro Max a circa 44 token al secondo. La startup parla di una riduzione di circa 14 volte rispetto a modelli della stessa classe in formato tradizionale.
Tradotto in modo pratico, questa tecnologia potrebbe permettere a un iPhone di gestire compiti più complessi senza inviare tutto al cloud. Risposte più veloci, maggiore privacy, meno costi lato server e funzioni disponibili anche in condizioni di connessione debole o assente.
Perché questa tecnologia interessa ad Apple
Apple ha bisogno di rendere Siri AI più credibile, più rapida e più utile nella vita quotidiana. Con iOS 27, l’assistente diventerà molto più centrale: conversazioni più naturali, comprensione del contesto personale, azioni nelle app e maggiore consapevolezza di ciò che accade sul dispositivo.
Per ottenere tutto questo, però, serve potenza. Il problema è che un modello troppo piccolo rischia di essere limitato, mentre un modello troppo grande richiede server, costi e tempi di risposta maggiori. Una tecnologia come quella di PrismML potrebbe aiutare Apple a spostare più intelligenza dentro l’iPhone, restando coerente con il suo messaggio sulla privacy.
Non sarebbe nemmeno un movimento isolato. Apple ha già investito molto nell’AI, anche tramite acquisizioni mirate. Reuters ha confermato a gennaio l’acquisto di Q.ai, startup israeliana specializzata in tecnologie AI per l’audio, mentre altri report hanno indicato una valutazione vicina ai 2 miliardi di dollari.
L’interesse di Apple per PrismML avrebbe molto senso. L’azienda non vuole inseguire semplicemente ChatGPT, Gemini o Claude sul loro stesso terreno. Vuole portare l’intelligenza artificiale dentro l’ecosistema, vicino ai dati personali dell’utente e con il minor ricorso possibile al cloud.
Se PrismML riuscirà davvero a far girare modelli molto grandi su iPhone con prestazioni credibili, questa tecnologia potrebbe diventare un tassello importante per il futuro di Apple Intelligence. Non solo per avere una Siri più intelligente, ma per rendere l’iPhone un dispositivo capace di elaborare AI avanzata in modo più privato, più rapido e più indipendente.
La sensazione è che il vero salto dell’AI su iPhone non passerà solo da chip più potenti, ma anche da modelli più leggeri, più efficienti e progettati per vivere davvero sul dispositivo.
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