Apple vuole davvero limitare la nostra dipendenza da iPhone?

06 giugno 2018 di Giuseppe Migliorino (@GiusMigliorino)

In una recente intervista, Tim Cook ha detto che la funzione “Screen Time” di iOS 12 gli ha aperto gli occhi e gli ha fatto capire che stava utilizzando il suo iPhone in modo eccessivo. Apple vuole davvero salvarci dalla dipendenza da smartphone?

Era l’ormai lontano gennaio quando un gruppo di azionisti Apple chiese all’azienda di trovare una soluzione per un problema sempre più diffuso tra gli adolescenti e non solo: la dipendenza da smartphone.

Nella lettera, gli azionisti si dicevano preoccupati per l’impatto che un utilizzo prolungato degli smartphone poteva avere sui giovani utenti. In termini pratici, veniva proposto ad Apple di aggiungere nuove funzioni per i genitori che avevano intenzione di limitare l’utilizzo dell’iPhone ai propri figli, ma anche per chi voleva monitorare le proprie abitudini di utilizzo.

Più o meno quello che ha integrato Apple in iOS 12 con la funzione Screen Time. Questa funzione fornisce informazioni utili sul tempo trascorso nelle singole app e sui siti web. Viene quindi creato un Report Attività giornaliero e settimanale che mostra il tempo totale trascorso in ogni singola app, il tempo dedicato alle varie categorie di app, il numero di notifiche ricevute e quanto spesso l’utente prende in mano il suo iPhone o iPad.

Secondo Apple, avendo consapevolezza del modo in cui interagiscono con i propri dispositivi iOS, le persone possono controllare quanto tempo dedicano a un’app o un sito web particolare, oppure a una categoria di app, e agire di conseguenza. Ad esempio, la funzione App Limits permette di impostare il tempo massimo da dedicare a un’app: quando il limite sta per scadere, l’utente vede una notifica.

Apple non va oltre e si limita soltanto ad inviare una notifica che informa l’utente sul fatto che sta utilizzando quell’app da troppo tempo (e il tempo è deciso sempre dall’utente), senza impedirne l’utilizzo. Insomma, una funzione di mera consapevolezza su come utilizziamo il nostro iPhone.

Più avanzate sono le funzioni pensate per i genitori che vogliono monitorare l’utilizzo dell’iPhone da parte dei figli più piccoli. I genitori possono infatti accedere all’Activity Report dei figli direttamente dal proprio dispositivo iOS per avere un quadro più chiaro delle attività dei bambini, così da poter gestire e impostare limiti con App Limits.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma c’è di più, perché i genitori possono anche programmare un intervallo di tempo durante il quale i bambini non potranno usare il dispositivo iOS. Quando la funzione Downtime è attiva, le notifiche delle app non vengono visualizzate e sulle app compare un badge a indicare che non è possibile utilizzarle. I genitori possono scegliere app specifiche, come Telefono e iBooks, che saranno comunque sempre disponibili, anche nel periodo di blocco o dopo lo scadere di un limite di utilizzo.

Non sappiamo se Apple aveva già pensato a queste funzioni prima della lettera dei suoi azionisti ma, senza Sreen Time, iOS si sarebbe ritrovato con una valida caratteristica in meno rispetto ad Android. Tra l’altro, Google utilizza anche un metodo molto più aggressivo quando vengono impostati dei limiti di utilizzo, visto che l’icona delle app “bloccate” diventa grigia e l’app non può essere aperta. Per poter utilizzare nuovamente quell’app, l’utente deve rimuovere manualmente il limite precedentemente attivato.

L’approccio di Apple è più soft: l’azienda non vuole bloccare mai l’esperienza utente, ma desidera comunque far sapere quando si esagera con l’utilizzo di app o dell’iPhone in generale.

Molto più importante in questo ambito sono proprio le limitazioni parentali. Con iOS 12, i genitori potranno avere un maggiore controllo sugli iPhone e gli iPad dei propri figli, soprattutto in un periodo dove i vari Fortnite e PUGB stanno conquistando milioni di fan tra i più piccoli. Basterà impostare un limite e il bambino non potrà più continuare a giocare, a meno che non convinca il genitore ad aggiungere qualche minuto…

Servirà a qualcosa? La riposta è “ni”. Da una parte, leggere che in una giornata di lavoro/studio abbiamo perso 1 ora su Facebook e 1 ora su Fortnite può farci riflettere e portarci ad  attivare qualche limite. Certo, è paradossale il fatto che debba essere il nostro diabolico dispositivo a dirci “ehi amico, mi stai usando troppo… fermati“, ma questo è il frutto proprio di quella dipendenza di cui si parlava all’inizio. E che esiste davvero, con tratti più o meno gravi.

Ormai lo smartphone fa parte delle nostre vite personali e lavorative, ed è uno strumento che non abbandoniamo mai, nemmeno la notte prima di andare a dormire, quando siamo a cena con amici e/o partner o quando passeggiamo, con seri rischi anche per la nostra incolumità fisica.

E’ solo da apprezzare il fatto che aziende come Apple e Google, che si spartiscono il 99,9% del mercato smartphone, stiano implementando funzioni di questo tipo. E nel lungo periodo, questo potrebbe essere un vantaggio per tutti: smartphone usati in maniera più produttiva e consapevole, utenti meno stressati, partner più felici.

Con iOS 12 sono convinto che la gran parte degli utenti abiliterà Screen Time per monitorare l’utilizzo dell’iPhone e il tempo passato sulle singole app. E sono altrettanto convinto che in tanti inizieranno a rendersi conto di quanto troppo tempo si passa sullo smartphone, perdendosi momenti di vita che non ritorneranno mai più. Sembrano banalità, ma la situazione è questa e il rischio è che possa degenerare nei prossimi anni. Iniziare con questa “consapevolezza” è un primo passo, che arriva forse in ritardo di 6-7 anni, ma è pur sempre un qualcosa di non dovuto da parte di Apple e Google.

Ora è ancora presto per capire se questo approccio funzionerà e servirà a limitare l’uso improprio dello smartphone, ma qualcosa sicuramente cambierà Almeno nella consapevolezza di star esagerando.

E poi, se nemmeno questo servirà, allora gli azionisti potranno sempre chiedere ad Apple di bloccare le app che utilizziamo per troppe ore al giorno. A mali estremi…

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