Apple accusata ancora una volta di promuovere il gioco d’azzardo su App Store

I tanti giochi d'azzardo su App Store sono al centro di una nuova causa intentata negli Stati Uniti.

Apple dovrà affrontare un’altra causa con l’accusa di ospitare, facilitare e beneficiare economicamente del gioco d’azzardo illegale diffuso su App Store.

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La denuncia, presentata presso il tribunale distrettuale della California, prende di mira le app di casinò free-to-play che consentono agli utenti di acquistare valuta di gioco con denaro reale.

Come per le vere slot machine e i casinò, la causa sostiene che queste app sono “straordinariamente redditizie e creano dipendenza“. A differenza dei casinò reali, tuttavia, la denuncia rileva anche che gli utenti non possono prelevare fiches con denaro reale.

Per questi motivi, i querelanti si rivolgono ad Apple in quanto le varie app vengono ospitate su App Store e l’azienda trattiene tra il 15% e il 30% di tutti gli acquisti in-app: “Utilizzando Apple per la distribuzione e l’elaborazione dei pagamenti, i casinò social hanno stretto una partnership commerciale reciprocamente vantaggiosa“, si legge nella denuncia.

Inoltre, l’App Store viene accusato di contribuire alla distribuzione di questi giochi, fornire agli sviluppatori di app dati e approfondimenti sugli utenti e consentire l’elaborazione dei pagamenti in-app: “Il risultato (e l’intento) di questa pericolosa partnership è che i consumatori diventano dipendenti dalle app dei casinò social, massimizzando le loro carte di credito con acquisti che ammontano a decine o addirittura centinaia di migliaia di dollari”. Secondo le stime allegate alla denuncia, nel 2020 sarebbero stati spesi 6 miliardi di dollari nelle app di casinò virtuali.

Poiché la legge della California vieta le slot machine, i querelanti chiedono che Apple rimuova tutte queste app, restituisca quanto guadagnato e paghi un cospicuo risarcimento danni.

Questa non è la prima causa legale relativa al gioco d’azzardo su App Store, visto che pochi mesi fa venne presentata un’altra denuncia sempre negli Stati Uniti.

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