Perché Jony Ive ha lasciato Apple e cosa succederà ora?

Jony Ive è stato per anni l’icona di Apple. Un uomo attorniato da un’aura di mistero, che mai appariva sul palco dei vari keynote Apple salvo poi spiegare nel dettaglio il design dei suoi prodotti in video che sono diventati veri cult. Dopo quasi 30 anni, l’uomo degli iMac, degli iPhone e degli iPad lascia l’azienda che ha reso e lo ha reso grande. Cerchiamo di capire i motivi che hanno portato a questa sofferta scelta e cosa potrebbe accadere in Apple nei prossimi anni.

I successi di Ive

Ive è sempre stato una figura molto particolare in tutto il settore del design, fin dai suoi primi anni in Apple. Il suo estro e il suo genio colpirono fin da subito Steve Jobs, che decise di confermarlo quando ritornò a capo di Apple nel 1997. Nel corso dei suoi anni a Cupertino, Ive ha progettato praticamente di tutto, vincendo più premi e registrando più brevetti di intere aziende messe insieme.

E’ indubbio che sia stato uno degli artefici dei design industriali che hanno fatto la storia: smartphone formati quasi interamente da vetro e senza tastiera, tablet che sono diventati un’icona del settore, portatili realizzati con processi produttivi senza eguali. Ive ha guidato non solo Apple, ma l’intera industria di design in ambito tech.

Praticamente tutti i prodotti che conosciamo e amiamo dalla rinascita di Apple – più o meno dal 1997 ad oggi – hanno dietro un’idea di Ive. E il suo tratto distintivo è ormai chiaro: alluminio, angoli arrotondati, bordi lisci e senza pulsanti sono sono alcuni degli elementi chiavi della sua filosofia di design. Qualcuno si può lamentare delle prestazioni dell’iMac, ma nessuno potrà negare che quella macchina all-in-one sia fantastica quando viene appoggiata sulle scrivanie di uno studio. Vogliamo parlare degli AirPods? Credo sia inutile aggiungere una sola parola, visto che hanno praticamente creato un nuovo settore di mercato tra gli auricolari wireless.

Nel corso dei suoi anni in Apple, Ive è stato anche un designer nel senso stretto del termine, visto che ha realizzato progetti per varie associazioni ed esercizi di stile di vario tipo come scrivanie, orologi a pendolo, sedie, biciclette e finanche un aereo privato. Ha avuto anche il tempo di progettare l’Apple Park e di ristrutturare il design degli Apple Store. Insomma, prodotti e luoghi utilizzati e visitati da milioni di persone in tutto il mondo. Ive, a suo modo, è entrato nella vita di tantissime persone, anche la nostra.

… le critiche a Ive

Tra l’altro, già ora si leggono critiche a Jony Ive. C’è chi dice che il vero innovatore era Steve Jobs e che senza di lui Ive non ha saputo più innovare. Certo, ci sono Apple Watch, AirPods e finanche l’HomePod, ma ci sono anche gli iPhone sempre uguali a se stessi, con una tacca che verrà confermata anche nel 2019 e con, forse, un’orrenda tripla fotocamera sul retro. C’è il Mac Pro a cestino poco aggiornabile, la prima Apple Pencil che andava ricaricata tramite iPad Pro creando qualcosa di ridicolo, i problemi con la tastiera a farfalla dei MacBook, le sempre meno porte sui portabili e tanto altro. Questo è quanto dicono i detrattori di Ive.

I motivi dell’addio

Allora perché, topo tanti successi, Ive ha lasciato Apple per creare la sua LoveFrom?

Come nota iMore, Apple ha più volte lavorato con società di design esterne. Prima dell’era Ive, ci aveva pensato la Frog Design a sviluppare l’estatica di tanti prodotti Apple, senza dimenticare le varie agenzie pubblicitarie utilizzate dall’azienda in passato. Dal 2020, la situazione potrebbe ripetersi con la LoveFrom: il team design interno di Apple condividerà alcune informazioni con Jony Ive e riceverà suggerimenti e indicazioni. O, almeno, questo è quello che potrebbe accadere stando alle dichiarazioni dei diretti interessati. Oppure, il nome di Ive e la sua consulenza esterna saranno utilizzati da Apple solo per fini di marketing (“E’ sempre Jony Ive che mette la firma su quel prodotto“) e per progetti speciali. Solo il tempo ci darà una risposta.

Ma non dimentichiamo che Jony Ive non solo ha lavorato su tutti i prodotti Apple degli ultimi anni, ma conosce anche i futuri progetti dell’azienda che vedranno la luce nei prossimi 3-4 anni, compresi i possibili visori AR o le auto a guida autonoma. Quanto meno, Ive ha già realizzato qualche prototipo ed è probabile che la consulenza della LoveFrom verrà sfruttata solo per questi prodotti i cui lavori sono giù iniziati.

A livello di pubbliche relazioni, inoltre, il fatto che Jony Ive non abbia abbandonato del tutto Apple è molto importante. In tanti danno il merito del successo di Apple soprattutto al lavoro di Ive e un addio perentorio avrebbe scatenato una cascata di reazioni negative da parte dei fan, degli investitori e degli addetti ai lavori.

Tra l’altro, chi sostituirà Ive in Apple sa fare il suo lavoro, visto che sia Evans Hankey che Alan Dye hanno praticamente guidato il team design negli ultimi due anni. Ive, infatti, è stato praticamente occupato tutto il tempo nella realizzazione dei nuovi Apple Store e dell’Apple Park. Ed entrambi saranno supervisionati da Jeff Williams, fautore di vari progetti come Apple Health e Apple Watch.

Ci sarà anche un nuovo Senior Vice President of Design? Al momento crediamo di no, almeno per il prossimo anno.

Ive ha probabilmente deciso di cambiare anche per questi motivi. Ha avuto la garanzia di poter collaborare ancora con Apple, anche se da consulente esterno, ma avrà tutta la libertà di lavorare su propri progetti e, in futuro, anche per altri clienti (magari non Samsung o Huawei…). Dall’altra parte, Apple potrà sempre contare sul suo aiuto, ma intanto può organizzare il nuovo team design in un momento in cui in tanti stanno criticando proprio questo aspetto: la poca innovazione in termini di estetica. Basti prendere gli iPhone per accorgersi che sono uguali a se stessi da troppi anni: una rivoluzione interna potrebbe anche far capire agli utenti che qualcosa cambierà in futuro.

Cosa cambia in Apple?

In tutta questa faccenda, non dimentichiamo un punto cruciale: Apple è formata ed è stata formata da tante persone, da Steve Jobs a Jony Ive, passando per Tim Cook e Eddy Cue. Tutti, però, alla fine se ne andranno per un motivo o per un altro. La forza di un’azienda si vede anche in questi momenti e se Apple è sopravvissuta alla morte di Steve Jobs (anzi, a livello di vendite e fatturato ha anche migliorato i suoi risultati), è difficile pensare che non possa sopravvivere all’addio di Jony Ive. Di certo, ci sarà un futuro in cui nessuno degli attuali dirigenti farà parte di Apple, ma Tim Cook ama ripetere questa frase: “La più grande eredità che ha lasciato Steve Jobs ad Apple è il suo DNA e questo rimarrà per sempre“.

Il prodotto più importante su cui tutti lavorano ogni giorno non è l’Apple Watch o l’iPad o l’iPhone. È Apple. Non lasciatevi catturare da titoli accattivanti e articoli scritti con superficialità. Le situazioni non sono mai o bianche o nere. Alcune circostanze sono complicate da spiegare, ma sono anche contestuali a un determinato periodo legato a passioni e relazioni che cambiano nel tempo. Riassumere l’addio di Ive con un “ha lasciato perché non c’è più l’anima di Steve Jobs” o “perché Apple non lo fa più innovare” è non solo semplicistico, ma anche offensivo della vostra intelligenza.

Certo, ora Apple si trova nella non facile posizione di essersi affidata per quasi 30 anni alla visione di una persona che ora non ci sarà più, o almeno non ci sarà più come prima.

Nella pratica, almeno inizialmente potrebbero cambiare poche cose. Considerate, infatti, che l’attuale team rimarrà lo stesso e che già da un diversi anni Jony Ive aveva sempre meno responsabilità. Anzi, alcuni ex dipendenti dicono che proprio la poca presenza di Ive a Cupertino è la causa del poco coraggio in termini di design mostrato da Apple negli ultimi anni. E poi Ive rimarrà consulente diretto di Apple, e questo darà all’azienda molto più tempo per trovare un degno sostituto (magari anche tra i designer attuali…).

C’è anche da dire che in alcuni settori come quelli degli smartphone e dei tablet è ormai difficile innovare e rivoluzionare, a meno che non si entri nel campo dei foldable che, al momento, non sembra interessare Apple. Una volta tolta la tacca, magari tra un anno, la parte frontale degli iPhone e di gran parte degli altri smartphone sarà praticamente identica, con il solo display a farla da padrone. Sul retro si potranno trovare diverse soluzioni di colore e posizionamento delle fotocamere e poco più.

Più in là, sicuramente vedremo i primi dispositivi lontani dalla visione di Jony Ive. Se sarà un bene o un male lo scopriremo più in là. Di certo, per Apple può essere anche una grande opportunità.

Il problema, però, è che ora rischia di passare un messaggio molto particolare: design by committee. Il design dei prossimi dispositivi Apple, magari solo per qualche anno, sarà davvero ideato da un’azienda terza, seppur di proprietà di Jony Ive? Si tratterebbe di un messaggio molto rischioso per un’azienda che, negli ultimi 30, ha fatto del design il suo punto di forza. Cosa leggeremo sui prossimi iPhone? “Designed by LoveFrom – Assembled in China“? Dove finirà quel senso di “genio” che ha pervaso Apple grazie soprattutto a Steve Jobs e Jony Ive? Magari nella sostanza non è cosi, ma almeno idealmente Ive era considerato una sorta di erede del genio di Jobs da vari punti di vista.

Non è un caso se Steve Jobs parlava così di Ive: “Non è solo un designer. Ecco perché lavora direttamente per me. Ha più potere operativo di chiunque altro in Apple tranne me. Non c’è nessuno che possa dirgli cosa fare. È così che ho impostato il suo ruolo“. Adesso le cose cambiano radicalmente e i due sostituti di Jony Ive non faranno rapporto diretto a Tim Cook ma a Jeff Williams, quasi a mettere in secondo piano l’importanza del reparto designer.

A queste domande è difficile rispondere ora e solo il tempo ci dirà come andrà a finire. La vera sfida di Apple non sarà l’addio di Ive, ma trovare un degno sostituto entro pochi anni.

Il futuro

Prepariamoci e preparatevi però a visioni contrastanti…

Nei prossimi 10 anni, ogni prodotto che presenterà Apple avrà due categorie: i detrattori di Ive diranno che finalmente senza di lui l’azienda è tornata a innovare; i fan di Ive diranno invece che è tutto sbagliato e che senza di lui il design dei nuovi prodotti non è all’altezza del passato.

Mettiamoci anche nei panni di Jony Ive. Come detto all’inizio, nella sua storia lavorativa ha creato prodotti divenuti dei fenomeni culturali e utilizzati da milioni di persone in tutto il mondo. Icone di stile e di design. Insomma, difficile poter fare di più. Un po’ come quei giocatori che hanno vinto tutto in una squadra e ora hanno voglia di una nuova avventura… in più con la possibilità di giocare ogni tanto con i vecchi compagni. Ecco, in questa situazione Ive ha tutto quello che poteva desiderare: libertà di inventare, nuovi stimoli, possibilità di collaborare ancora con Apple. Aggiungiamoci anche il fatto che Ive non ha certo problemi di soldi, visto che solo le sue stock option valgono miliardi di dollari.

L’importante per Apple e per tutti noi è non chiedersi sempre “cosa avrebbe fatto Ive?“, perché questa inutile domanda ce la siamo fatta tutti anche quando morì Steve Jobs. E, appunto, è una domanda inutile a cui nessuno potrà mai rispondere.

Certo, ci mancheranno i suoi prodotti (e i suoi video…) e sarà dura pensare ad una Apple senza di lui. Ma la vita di un’azienda va avanti e a volte può riservare belle e inaspettate sorprese.

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