Apple risponde a Spotify: “Accuse retoriche e senza fondamento”

15 marzo 2019 di Giuseppe Migliorino (@GiusMigliorino)

Apple ha deciso di rispondere alle accuse di Spotify che si sono tramutate in una denuncia formale alla Commissione europea per presunti comportamenti anti-concorrenziali. Apple ha definito l’intera vicenda come una “retorica fuorviante”.

Spotify definisce come una vera e propria “tassa” la percentuale del 30% che Apple trattiene su ogni transazione su App Store. Inoltre, nella denuncia Spotify fa riferimento anche a come Apple impedisce agli sviluppatori di terze parti di comunicare con i clienti.

Spotify chiede quindi tre cose:

  1. Le app devono essere in grado di competere in modo equo nel merito e non in base a chi possiede l’App Store. Dovremmo essere tutti sottoposti allo stesso insieme di regole e restrizioni, incluso Apple Music
  2. In secondo luogo, i consumatori dovrebbero poter avere una vera scelta di sistemi di pagamento e non essere bloccati o costretti a utilizzare sistemi con tariffe discriminatorie come quelle di Apple
  3. Infine, gli app store non dovrebbero essere autorizzati a controllare le comunicazioni tra i servizi e gli utenti, compresa l’introduzione di restrizioni sleali al marketing e promozioni a vantaggio dei consumatori

Partendo da questi presupposti, Spotify ha presentato denuncia formale alla Commissione europea e Apple rischia importanti ripercussioni sia economiche che di immagine.

L’azienda di Cupertino ha quindi voluto rispondere a queste accuse:

Crediamo che la tecnologia raggiunga il suo vero potenziale quando viene diffusa con la creatività e l’ingegno umano. Fin dai nostri primi giorni, abbiamo costruito i nostri dispositivi, i nostri software e i nostri servizi per aiutare artisti, musicisti, creatori e visionari a fare ciò che sanno fare meglio.

Sedici anni fa, abbiamo lanciato iTunes Store con l’idea che ci deve essere un luogo affidabile in cui gli utenti scoprono e acquistano musica eccezionale e in cui ogni artista è trattato in modo equo. Il risultato ha rivoluzionato l’industria musicale, e il nostro amore per la musica e le persone che lo fanno sono profondamente radicati in Apple.

Undici anni fa, l’App Store ha portato la stessa passione per la creatività alle app mobili. Nel decennio successivo, l’App Store ha contribuito a creare milioni di posti di lavoro, generato oltre 120 miliardi di dollari per gli sviluppatori e creando nuovi settori attraverso le attività avviate e sviluppate interamente nell’ecosistema dello store.

Essenzialmente, l’App Store è una piattaforma sicura e protetta in cui gli utenti possono avere fiducia nelle app che scoprono e nelle transazioni che effettuano. E gli sviluppatori, dagli ingegneri alle prime armi alle aziende più grandi, possono stare tranquilli che tutti stanno giocando secondo lo stesso insieme di regole.

Ecco come dovrebbe essere. Vogliamo che in futuro crescano altre aziende di app, comprese quelle che competono con alcuni elementi della nostra attività, perché ci spingono a migliorare.

Ciò che Spotify sta richiedendo è qualcosa di molto diverso. Dopo aver utilizzato l’App Store per anni per far crescere in modo esponenziale la propria attività, Spotify cerca di mantenere tutti i vantaggi dell’ecosistema di App Store – inclusi i notevoli guadagni che attingono dai clienti dello store – senza apportare alcun contributo a quel mercato. Allo stesso tempo, distribuiscono la musica che ami dando contributi sempre più piccoli agli artisti, ai musicisti e ai cantautori che la creano, arrivando persino a portare questi autori in tribunale (qui la notizia, ndr).

Spotify ha tutto il diritto di determinare il proprio modello di business, ma sentiamo l’obbligo di rispondere quando Spotify mette le sue motivazioni finanziarie nella retorica fuorviante su chi siamo, cosa abbiamo costruito e cosa facciamo per supportare sviluppatori indipendenti, musicisti, cantautori e creatori di tutte le strisce.

Apple ha poi confutato ciascuna delle accuse di Spotify. In primis, l’azienda ha spiegato che l’unica volta che ha rifiutato gli aggiornamenti delle app Spotify è stato quando Spotify ha cercato di eludere le regole dell’App Store. Apple afferma inoltre di aver contattato Spotify in merito al supporto di Siri e AirPlay 2 in diverse occasioni e di aver approvato l’app Spotify su Apple Watch con lo stesso processo e la stessa velocità di qualsiasi altra app:

Chiariamo subito questo punto. Abbiamo approvato e distribuito quasi 200 aggiornamenti per conto di Spotify, per un totale di oltre 300 milioni di download dell’app Spotify. Le uniche eccezioni riguardano i casi in cui gli aggiornamenti includono tentativi da parte di Spotify di aggirare le stesse regole a cui si conformano tutte le altre app.
Abbiamo lavorato spesso con Spotify per aiutarla a portare il suo servizio su più dispositivi e piattaforme:
  • Quando, in svariate occasioni, ci siamo messi in contatto con Spotify riguardo al supporto per Siri e AirPlay 2, ci è stato detto che ci stavano lavorando, e noi restiamo pronti ad aiutarli laddove possibile.
  • Spotify è profondamente integrata in piattaforme come CarPlay e ha accesso agli stessi strumenti e alle stesse risorse per lo sviluppo di app disponibili per gli altri sviluppatori.
  • Ci stupiscono ancora di più le affermazioni di Spotify relativamente a Apple Watch. Quando Spotify ci ha sottoposto la sua app per Apple Watch a settembre 2018, l’abbiamo esaminata e approvata con lo stesso procedimento e le stesse tempistiche di qualsiasi altra app. Infatti, l’app Spotify per Apple Watch è attualmente al primo posto nella categoria Musica.

Spotify è libera di sviluppare app per i nostri prodotti e le nostre piattaforme, e di entrare in concorrenza con noi. E noi speriamo che lo faccia.

Apple aggiunge poi che “Spotify vuole tutti i vantaggi di un’app gratuita senza essere completamente free. La maggior parte dei clienti utilizza il loro servizio gratuito, supportato dalla pubblicità, che non apporta alcun contributo all’App Store”.

E ancora: “Spotify non sarebbe il business che è oggi senza l’ecosistema di App Store, ma ora stanno sfruttando la loro posizione per evitare di contribuire a mantenere quell’ecosistema per la prossima generazione di imprenditori di app. Pensiamo che sia sbagliato“.

Apple ha poi parlato dell’App Store:

Per l’84% delle app dell’App Store, Apple non riceve alcuna commissione per il download e l’utilizzo. Non è una discriminazione, come afferma Spotify, perché dipende dalla natura dell’app:

  • per le app che sono gratuite per l’utente, Apple non richiede alcuna commissione.
  • Le app che generano guadagni esclusivamente tramite annunci pubblicitari, come alcune delle più note app di gioco gratuite, non pagano nulla a Apple.
  • Le app per transazioni commerciali, che prevedono la registrazione dell’utente o l’acquisto di strumenti digitali al di fuori dell’app, non pagano nulla a Apple.
  • Le app che vendono beni materiali, inclusi, tra i tanti, servizi di consegna a domicilio e trasporto privato, non pagano nulla a Apple.

L’unico contributo richiesto da Apple è per i beni e i servizi digitali che vengono acquistati all’interno dell’app utilizzando il nostro sistema di acquisto in-app sicuro. Come afferma Spotify, la distribuzione del profitti è pari al 30% nel primo anno di iscrizione, ma si è dimenticata di dire che scende al 15% a partire dal secondo anno.

Questa non è l’unica informazione che Spotify ha tralasciato di puntualizzare sul funzionamento del proprio business:

La maggior parte dei suoi clienti usa la versione gratuita supportata dagli annunci, senza dare alcun contributo all’App Store.

Una parte significativa dei clienti di Spotify proviene da partnership con operatori di telefonia mobile. In questo modo non viene generato alcun contributo per l’App Store, ma Spotify paga una commissione simile a rivenditori e operatori telefonici.

Anche adesso, solo una minima parte degli abbonamenti a Spotify rientra nel modello di distribuzione dei profitti di Apple. Spotify chiede che quel numero venga azzerato.

Chiariamo il significato di tutto questo. Apple mette in contatto Spotify con i nostri utenti. Noi forniamo la piattaforma attraverso cui gli utenti scaricano e aggiornano l’app, condividiamo strumenti fondamentali per lo sviluppo di software al fine di supportare la realizzazione dell’app Spotify, e abbiamo costruito un sistema di pagamento sicuro (il che non è un impegno da poco) che fa sì che gli utenti si fidino delle transazioni in-app. Spotify chiede di mantenere tutti questi vantaggi tenendo per sé il 100% dei ricavi.

Spotify non sarebbe quello che è oggi senza l’ecosistema dell’App Store, ma ora cerca di sfruttare la propria portata per evitare di contribuire al mantenimento di quello stesso ecosistema. Noi pensiamo che sia sbagliato.

 Apple afferma che l’unico requisito per gli sviluppatori è quello di far acquistare beni e servizi digitali all’interno delle app utilizzando il sistema di acquisto in-app di Apple. Apple prende il 30% delle entrate per il primo anno di abbonamento e il 15% per gli anni successivi (“cosa che Spotify ha omesso di dire nella denuncia“).

Peer concludere, Apple dice che condivide l’obiettivo di Spotify di condividere la musica, ma ha una visione diversa su come raggiungere tale obiettivo:

Condividiamo l’amore di Spotify per la musica e la sua vision di condividerla con il mondo. Ci differenzia il modo in cui vogliamo raggiungere quell’obiettivo: dietro la sua retorica, l’obiettivo di Spotify è puntare a fare più soldi sfruttando il lavoro degli altri. E non sta cercando di spremere fino all’osso solo l’App Store, ma anche artisti, musicisti e cantautori.
Proprio questa settimana, Spotify ha fatto causa a dei musicisti in seguito a una decisione da parte del Copyright Royalty Board degli Stati Uniti che richiedeva un aumento delle royalty pagate da Spotify. Questo non è solo sbagliato: rappresenta un vero e pericoloso passo indietro per l’industria della musica.
L’approccio di Apple è sempre stato quello di creare più occasioni per tutti. Istituendo nuovi marketplace, possiamo creare maggiori opportunità non solo per il nostro business, ma anche per artisti, creatori, imprenditori e ogni “folle” con una grande idea. È nel nostro DNA, è il modello giusto per sviluppare nuove, grandi idee di app e, infine, è meglio per i clienti.
Siamo orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto per aiutare Spotify a creare un business di successo che ha raggiunto centinaia di milioni di appassionati di musica, e le auguriamo di continuare a ottenere simili risultati: dopotutto, è proprio questo il motivo per cui abbiamo creato l’App Store.

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