Apple non si appella alla decisione di aumentare le royalty agli artisti sui servizi streaming

08 marzo 2019 di Giuseppe Migliorino (@GiusMigliorino)

I principali servizi di musica streaming come Amazon Music, Google Play Music, Pandora e Spotify hanno presentato appello a una sentenza sul diritto d’autore che aumenta notevolmente i tassi di royalty da pagare ai cantautori. Apple è assente dalla lista degli appellanti.

I documenti presentati presso la Corte d’appello degli Stati Uniti del Distretto di Columbia rappresentano un tentativo unitario dei vari servizi di musica streaming di interrompere la decisione del CRB di concedere un aumento del 44% delle percentuali di mechanical royalty a favore dei cantautori.

Google, Pandora, Amazon e Spotify hanno pubblicato una dichiarazione congiunta:

Il Copyright Royalty Board (CRB), in una decisione frazionata, ha recentemente aumentato i tassi statutari statunitensi in un modo che solleva serie preoccupazioni procedurali e sostanziali: se confermata, la decisione del CRB danneggia sia i licenziatari che i proprietari del copyright. Chiediamo alla Corte d’Appello degli Stati Uniti di far riesaminare la decisione.

Apple non fa parte di questa lista e non ha fatto ricorso alla sentenza del CRB, né intende farlo in futuro. Tale mossa è stata lodata dalle associazioni che rappresentano i cantautori, tra le quali figura la National Music Publishers Association:

Ringraziamo Apple Music per aver accettato la decisione del CRB e per il fatto che continua ad essere un’amica per i cantautori. Mentre Spotify e Amazon sicuramente sperano che questa diatriba si svolga in una tranquilla corte d’appello, tutti i cantautori e tutti i fan della musica dovrebbero alzarsi in piedi e prenderne atto: combatteremo con ogni risorsa disponibile per proteggere la decisione del CRB.

Le cosiddette mechanical royaltiy sono dei rimborsi pagati ai titolari dei diritti d’autore quando una canzone viene riprodotta o distribuita, sia tramite supporti fisici che digitali. L’avvento dei servizi di streaming ha complicato la struttura dei rimborsi, tanto che la mancanza di un adeguato apparato di responsabilità diluisce ulteriormente i bassi tassi di guadagno per gli artisti per quanto riguarda proprio la musica in streaming.

Le azioni del CRB sono finalizzate ad aggiornare la vecchia legislazione sul copyright per dare il giusto valore alla musica distribuita in streaming.

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