Dai 50 anni di Apple ai rumor sul ritiro: Tim Cook manda un messaggio molto chiaro

Tim Cook celebra i 50 anni di Apple tra nuovi investimenti negli USA, privacy, AI, rimborsi sui dazi e voci sul ritiro. Intanto i festeggiamenti si spostano da New York alla Cina.

Nel pieno delle celebrazioni per i 50 anni di Apple, Tim Cook ha usato una nuova intervista a Good Morning America per condividere dichiarazioni meno scontate del solito.

Il CEO non si è limitato a ricordare i grandi momenti dell’azienda, ma ha toccato temi molto concreti: il peso dell’iPhone nella società, il ruolo dell’intelligenza artificiale, la privacy, i possibili rimborsi sui dazi e perfino le voci sul proprio ritiro. Il tutto mentre la festa per il cinquantesimo anniversario, iniziata ufficialmente a New York, sembra ora spostarsi anche in Cina.

I 50 anni di Apple, anche in Cina

Apple aveva annunciato pochi giorni fa che il 1° aprile 2026 segnerà i suoi 50 anni e che le celebrazioni si sarebbero sviluppate nelle settimane successive insieme alla sua community globale. Il primo grande evento si è tenuto il 13 marzo all’Apple Grand Central di New York, con una performance speciale di Alicia Keys documentata anche da Apple sul suo Newsroom. Ora, il passaggio successivo dovrebbe essere in Cina, con un evento atteso a Chengdu e con Deirdre O’Brien già avvistata nel Paese. Al momento, però, questi dettagli non risultano ancora confermati ufficialmente da Apple.

Le “grandi eredità” di Apple secondo Cook

Nell’intervista, Tim Cook ha indicato quelle che considera le eredità più importanti lasciate da Apple in questi cinquant’anni. Non ha parlato solo di prodotti in senso stretto, ma di svolte culturali e industriali: la reinvenzione della musica digitale, quella dello smartphone, il peso dato alle arti creative e alla grafica, fino all’impatto di Apple Watch sul fronte salute e sicurezza personale.

Non a caso, la stessa intervista si è aperta con un annuncio legato alla partnership con Save the Music. Cook ha spiegato che Apple allargherà il progetto da 25 scuole a quasi il doppio, con l’obiettivo di raggiungere 25.000 ragazzi con programmi di educazione musicale il prossimo anno.

AI, privacy e un messaggio contro l’uso compulsivo dello smartphone

La parte forse più interessante dell’intervista è quella in cui Cook prova a rimettere ordine nel rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Il CEO ha detto chiaramente di non voler vedere le persone passare troppo tempo incollate allo smartphone e ha invitato a non sostituire lo sguardo umano con lo scrolling infinito.

Sul fronte AI, Cook ha ribadito che l’intelligenza artificiale è una tecnologia profonda e potenzialmente molto positiva, ma che il suo impatto dipende da chi la usa e da chi la costruisce. E qui è tornato uno dei punti più cari ad Apple: la privacy. Cook ha richiamato l’approccio dell’azienda, che punta a eseguire quanto più possibile direttamente sul dispositivo e, quando questo non basta, a usare Private Cloud Compute, cioè un’infrastruttura costruita per estendere nel cloud lo stesso modello di sicurezza già adottato sui device.

Dazi, investimenti negli USA e politica tenuta a distanza

Cook ha toccato anche uno dei terreni più delicati del momento, quello dei dazi. Alla domanda sulla possibilità che Apple agisca per ottenere rimborsi dopo la sentenza che ha rimesso in discussione miliardi di dollari raccolti illegalmente, il CEO ha risposto in modo molto prudente: Apple sta monitorando la situazione e deciderà di conseguenza. Nessuna chiusura, ma nemmeno un annuncio. È una risposta molto calibrata, soprattutto in una fase in cui ogni presa di posizione pubblica sul tema rischia di avere effetti immediati sul piano politico e industriale.

Molto più netta, invece, la parte sugli investimenti produttivi negli Stati Uniti. Cook ha parlato di 600 miliardi di dollari da investire in quattro anni, insistendo sul fatto che Apple vuole fare il più possibile in America. Questa cifra coincide con l’impegno aggiornato annunciato da Apple nell’agosto 2025, quando la società ha presentato anche il nuovo American Manufacturing Program. In quella sede Apple ha spiegato, tra le altre cose, che la nuova espansione con Corning porterà in Kentucky una linea avanzata per il cover glass e che la supply chain americana dei chip è sulla strada per superare i 19 miliardi di componenti prodotti in un anno.

Sullo sfondo resta anche il tema del rapporto con la politica. Cook ha ribadito di non considerarsi una figura politica e di interagire con le amministrazioni sul piano delle policy, non degli schieramenti. È una distinzione che prova a proteggere Apple in un contesto sempre più teso, dove il confine tra strategia industriale e lettura politica delle mosse aziendali è diventato molto più sottile.

Le voci sul ritiro

Infine c’è il capitolo più umano, ma anche quello che inevitabilmente attira più attenzione. Michael Strahan ha chiesto a Cook delle indiscrezioni secondo cui vorrebbe gradualmente farsi da parte. La risposta è stata molto diretta: no, non lo ha mai detto, e per ora si tratta solo di un rumor. Anzi, Cook ha ribadito di amare profondamente il proprio lavoro e di non riuscire a immaginare una vita senza Apple, dopo 28 anni trascorsi in azienda.

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