La commissione antritrust contro Tim Cook: ecco tutte le risposte alle accuse

Vediamo nel dettaglio cosa è successo durante l'audizione di Tim Cook in risposta alle accuse antitrust mosse contro l'App Store.

Il CEO di Apple Tim Cook ha difeso la struttura delle commissioni dell’App Store nella sua testimonianza giurata davanti alla commissione giudiziaria della Camera. Durante l’udienza, sono emersi tanti altri aspetti importanti sui comportamenti di Apple nei confronti degli sviluppatori.

udienza tim cook

Le commissioni su App Store

Nella dichiarazione di apertura, Tim Cook ha affermato che la maggior parte delle app non paga alcuna commissione, mentre altre pagano il 15 o il 30 percento, in base alle specifiche della loro situazione. Il CEO ha anche detto che gli sviluppatori sono stati tutti trattati allo stesso modo e che Apple non avrebbe aumentato le commissioni, perché deve competere anche per l’interesse degli sviluppatori nella sua piattaforma.

Ma i documenti condivisi dalla sottocommissione della Camera nell’ambito delle indagini indicano che sono state fatte eccezioni alle regole di Apple, in particolare con l’app Prime Video di Amazon. Inoltre, in passato Apple ha valutato l’ipotesi di alzare le commissioni per gli abbonamenti al 40%.

Ad alcune domande specifiche della commissione relative al funzionamento dell’App Store, Cook ha semplicemente ribadito le regole pubblicate nello store, ovvero che gli sviluppatori pagano commissioni tra il 15 e il 30%. Le attuali linee guida richiedono il 30% per le app che vendono beni o servizi digitali, con un calo al 15% nel secondo anno per le app in abbonamento. Le regole documentano anche situazioni particolari per le app “reader”, come quelle dedicate agli audiolibri, ai servizi streaming, alla pubblicazione di notizie e così via. Cook ha anche parlato di come la stragrande maggioranza delle app dell’App Store, l’84%, non paga alcuna commissione.

E quando gli è stato chiesto se Apple fosse l’unico gatekeeper su ciò che viene pubblicato su App Store, Cook ha confermato, aggiungendo che questo è dovuto al fatto che “L’App Store è una caratteristica dell’iPhone, molto simile alla fotocamera e al processore. Il controllo sulle app si estende solo alle applicazioni, e non alle web app, ma nessuno sviluppatore è stato mai trattato ingiustamente: abbiamo regole aperte e trasparenti. È un processo rigoroso, perché ci preoccupiamo tanto della privacy, della sicurezza e della qualità. Esaminiamo ogni app prima che venga pubblicata“.

E sul perché Apple non aumenterà le commissioni, Tim Cook è stato chiaro:

C’è una forte competizione nel mercato degli sviluppatori, proprio come quella per conquistare nuovi utenti. Gli sviluppatori scrivono le loro app per Android, Windows, Xbox o Playstation. Abbiamo una forte concorrenza, una lotta di strada per conquistare quote di mercato. Non possiamo permetterci passi falsi.

Insomma, nessun rischio di aumenti per gli sviluppatori. E sul fatto che Apple possa escludere deliberatamente la pubblicazione di alcune app concorrenti, Tim Cook smentisce ogni voce:

Abbiamo 1,7 milioni di app sullo store. È un miracolo economico, sono il motore dei nostri iPhone. Vogliamo avere tutte le app possibili su ‌App Store‌.

Per quanto riguarda le app educative, Cook ha affermato che Apple non farà nulla per monetizzare quelle app che gli studenti adottano durante il periodo di apprendimento digitale.

Le app di controllo parentale e il caso Hey

I membri della commissione hanno fatto domande specifiche su alcuni casi spinosi che hanno interessato l’App Store negli ultimi anni.

Per quanto riguarda la rimozione delle app di controllo parentale che utilizzavano la tecnologia MDM, Tim Cook ha spiegato che la decisione venne presa per evitare l’uso potenzialmente pericoloso di quella routine di gestione dei dispositivi mobile e per le preoccupazioni sulla privacy e la sicurezza dei minori. Il CEO ha anche smentito le accuse secondo cui l’eliminazione delle app di controllo parentale venne effettuata solo per dare un vantaggio alla funzione Screen Time di Apple:

Queste app utilizzavano una tecnologia aziendale che consentiva loro di accedere ai dati personali altamente sensibili dei bambini. Non pensiamo che sia corretto per qualsiasi app aiutare le aziende a tracciare o ottimizzare la pubblicità per i bambini.

Sullo store ci sono oggi oltre 30 app di controllo parentale che sono concorrenti di Screen Time.

Si è parlato poi dell’app Random House, non pubblicata nel 2010 perché, dicono gli accusatori, era un concorrente di iBooks. Anche in questo caso, Tim Cook ha smentito queste accuse e ha ribadito che “ci sono molte ragioni per cui un’app possa non essere approvata, ad esempio che non funzioni correttamente“.

La commissione ha poi chiesto lumi sull’app Hey, non approvata per alcune settimane a causa di un uso scorretto degli acquisti in-app. Tim Cook non ha fornito dettagli in merito, limitandosi a dire che ora la situazione è stata del tutto risolta con gli sviluppatori dell’app e che Hey è regolarmente su App Store.

E voi, cosa ne pensate?

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