Ecco i 10 motivi per cui odiamo i giochi “freemium”

Sono belli, sono gratuiti. Possono essere di corse, gdr, sport, fps, puzzle game o gestionali: ma, qualsiasi sia il genere, sono allettanti. Li scarichi con entusiasmo, aspettative e un po’ di trepidazione. E, quasi immancabilmente, finisci per disinstallarli dal dispositivo pochi minuti o al massimo poche ore dopo il primo avvio. Stiamo ovviamente parlando della croce di tutti i giocatori appassionati su iPhone: i  giochi freemium. Ecco i 10 motivi per cui, almeno noi, non li sopportiamo proprio più…

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I giochi freemium hanno fatto la loro comparsa timidamente su App Store più di due anni e mezzo fa. Sono giochi che è possibile scaricare e avviare gratuitamente, ma che durante la partita offrono la possibilità di ottenere potenziamenti e bonus attraverso denaro reale, con la formula degli “acquisti in-app”.

Un modello di distribuzione lanciato, ad alti livelli, da Gameloft ed EA, ed ora impiegato su larga scala dagli sviluppatori. Una scelta che rappresentava certamente una scommessa: alti budget per lo sviluppo e gioco fruibile gratuitamente, un connubio raramente tentato prima. L’avvento dei freemium fu anche salutato con favore dalla maggior parte dei videogiocatori, poiché permetteva di gustarsi, senza alcun esborso, titoli che prima risultavano fra i più costosi di tutto l’App Store.

Il modello ha funzionato, gli introiti sono arrivati, ed oggi la maggior parte dei titoli interessanti viene pubblicato con questo sistema. Una scommessa sicuramente vinta: basti pensare che, secondo i dati divulgati qualche mese fa da Gameloft, il 67% degli introiti del primo trimestre 2013 (54 milioni di euro!) proviene da acquisti in app. E in ogni caso, a dimostrarlo ci pensa ogni giorno, su App Store, la classifica dei “Più Redditizi”, in cui i giochi freemium la fanno da padrone.

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Allora, perché “odiarli”? Probabilmente andiamo controcorrente: in fondo, se queste app sono in testa sia alle classifiche dei download gratuiti che a quelle dei giochi più remunerativi, sicuramente piacciono. Nonostante ciò, noi crediamo che una schiera sempre più folta di giocatori inizi a detestarli… basta andarsi a leggere i feedback dei giochi, dove le critiche negative diventano sempre più frequenti. E, per riprova, i feedback dei giochi “costosi”, dove spesso si dice “meglio giochi cari ma belli, basta giochi freemium“.

Spulciando i feedback ed ascoltando di persona un buon numero di gamers, abbiamo cercato di individuare quali sono le ragioni alla base di questa “insofferenza” galoppante verso il modello freemium. Ecco i 10 motivi più comuni.

 

1. Sono “ingannevoli” nei confronti del giocatore

Il primissimo gioco freemium fu pubblicato da Gameloft nel febbraio 2011. Si trattava di Sacred Odyssey: Rise of Ayden, ed in realtà era un “freemium” ancora embrionale: si scaricava gratis, si giocava il tutorial, e se piaceva si acquistava il gioco completo in app. In sostanza era semplicemente un normale gioco premium di cui veniva offerta una demo. Decisamente utile, e molto chiaro già nella descrizione… ma nonostante questo, fu subissato di critiche su App Store da persone che lo trovavano tra le app gratuite e si infuriavano quando scoprivano che in realtà avrebbero dovuto pagare per il gioco completo. Si sentivano imbrogliati.

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Questo sistema, che in realtà aveva una sua ragione di essere, è stato poi accettato e ripreso da altri giochi, anche di generi differenti (basti pensare a un’avventura grafica come Kaptain Brawe, o addirittura i giochi “episodici” come The Walking Dead). In questi casi ha un senso: l’acquisto in-app sblocca l’intero gioco, o puntate del gioco, e l’app gratuita in pratica funge da demo o da hub che inglobi le puntate.

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Il freemium come lo intendiamo oggi è molto più subdolo. La maggior parte dei giochi si presenta come fruibile in modo totalmente gratuito, con solo quella frase sibillina, “offre acquisti in-app”, a metterci in allarme. Ed in linea teorica, è possibile giocare e concludere i giochi senza spendere un centesimo. All’inizio è vero, ma ben presto si scopre che non è così: ed è a quel punto che si rompe il “patto” col giocatore, a cui è stato promesso un gioco gratuito che in realtà non lo è. Alcuni giochi riescono a fare un buon lavoro, mascherando la gestione degli in-app dietro una patina di fase “manageriale”, per cui, gestendo in maniera molto oculata e pianificata i “guadagni” all’interno della partita è possibile sbloccare comunque i contenuti senza pagare. Ma sono pochissimi quelli che si sforzano di farlo: la gran parte delle volte, il meccanismo è talmente spudorato che l’utente si sente preso in giro.

 

2. Curve di difficoltà studiate per spingere all’acquisto

Si lega a quanto detto prima. Uno dei metodi per “forzare” la mano al giocatore per indurlo a fare acquisti è agire sulla curva di difficoltà del gioco. All’inizio è molto semplice, il giocatore inizia subito a fare punti o carriera: quando poi ha ormai investito tempo ed emozioni, la difficoltà si alza, finché ad un certo punto è chiaro che, pur giocando bene e tanto, progredire sarà quasi impossibile. A meno di non acquistare il potenziamento necessario. Lo sviluppatore spera che il giocatore sia ormai emotivamente coinvolto: in questo modo sarà portato a ritenere giustificati gli acquisti effettuati. Il problema però è che a questo punto la curva di difficoltà del gioco non è più studiata per soddisfare il giocatore: si pensa solo a farlo spendere. A tutto svantaggio della resa del gioco.

 

3. Premiano la voglia di spendere, non la bravura

Un altro effetto collaterale legato alla curva di difficoltà. In alcuni giochi, soprattutto quelli multiplayer come Shadowgun: DeadZone, non importa quanto tu sia bravo e quanta esperienza tu abbia accumulato: un giocatore più scarso, ma che ha speso molto più di te, avrà tutte le chance di batterti. Un gioco, di solito, è sana competizione con regole certe: il freemium sbilancia il tutto a favore della capacità (o voglia) di spesa.

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4. Rovinano le saghe

Real Racing. Dungeon Hunter. Fifa. Asphalt. Alzi la mano chi non ha mai giocato a una delle saghe più famose di App Store. Chi ha un’iPhone da almeno due anni, ricorderà il motivo per cui sono famose: quando erano usciti, questi giochi erano i primi a tentare di abbattere la barriera tra le console casalinghe e gli iPhone. Titoli quasi paragonabili a quelli per hardcore gamers, ma sul cellulare: era incredibile. Grafica da urlo, gameplay ripreso (a volte proprio “scopiazzato”) da un peso massimo del genere, ore ed ore di gioco. Magari non brillavano per originalità, ma di certo erano un ottimo surrogato per chi amava lo stesso genere su console.

Con il passaggio al freemium, lo spessore di molti dei giochi che amavamo si è assottigliato molto. E’ rimasta la grafica da urlo, anzi è migliorata con gli anni; ma della profondità di quei titoli, nelle ultime versioni è rimasto ben poco. Il motivo è la perdita di importanza della modalità single player. Prima si puntava a soddisfare il giocatore con immersività e vastità del gioco; ora invece si punta tutto sull’aspetto “social” (sfida gli amici, battili in classifica), che si sposa meglio con gli in-app. Così finisce che scarichi Fifa 14, sperando di giocare il tuo solito Sampdoria-Milan (ebbene sì, chi scrive è blucerchiato) e ti ritrovi a guidare un improbabile team di El Shaarawy contro quello di Messi…

Altro esempio emblematico è la saga di Dungeon Hunter: il primo ed il secondo erano gdr hack’n’slash alla Diablo con una trama che si dipanava in parecchie ore; il terzo episodio diventò una semplice sequenza di arene in cui sfidarsi a suon di potenziamenti, senza più alcuna storia. E tanti saluti.

 

5. Falsano le classifiche di App Store

Inutile girarci intorno: i titoli freemium spesso hanno grande appeal. Sono titoli di richiamo. E puntualmente sono in cima alle classifiche dei download gratuiti. A tutto svantaggio dei giochi davvero gratuiti, magari delle piccole perle di sviluppatori indipendenti che finiscono schiacciate dai grossi titoli. Che invece dovrebbero andarsi a giocare la partita nell’altra classifica, quella delle app a pagamento, dove non sempre vincerebbero il confronto con i giochi concorrenti con altrettanta facilità.

 

6. Non permettono di “godersi” il gioco senza stress

Fuori il dente, fuori il dolore“, si usa dire. E per l’acquisto di un gioco premium è esattamente così: spendo, magari anche parecchio, ma poi me lo gusto. Lo gioco fino all’ultima goccia, pensando solo a divertirmi.

I giochi freemium fanno l’opposto. Prima fanno leva sulla parola “gratis” per eliminare il freno inibitore del giocatore: non c’è acquisto, scaricalo e divertiti. Poi durante il gioco, invece, ci troviamo a dover considerare di continuo l’opportunità di spendere. Se siete ricchi, magari questo vi farà sorridere: ma per la maggior parte dei giocatori è una fonte di stress. Non ci si trova più a “ponderare” un acquisto, ma a “dovergli resistere”. Altro che divertimento.

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7. Hanno tutorial estenuanti

Quasi tutti i giochi freemium hanno un tutorial, il che andrebbe anche bene. Tutti i titoli “seri” ce l’hanno. Il punto è che il tutorial di un freemium, di solito, è un lungo periodo di gioco “teleguidato” dove non si impara solo come giocare, ma anche e soprattutto come spendere. “Costruisci questo edificio. Ora vai al negozio. Compra questo oggetto. Ora equipaggialo. Tocca qui e potenzialo. Ora raccogli nuove banconote”. Che noia. Quando inizia la partita vera?

 

8. Spezzano il ritmo

Nell’ansia di incassare, questi giochi spesso sacrificano anche l’immersività sull’altare del denaro. Terribili alcune soluzioni, proprie soprattutto dei gestionali ma da un po’ impiegate anche in altri generi, dove per ottenere qualcosa bisogna aspettare tempo reale. Costruisci la torretta e devi aspettare minuti. Decidi di riparare la frizione e devi aspettare ore. Prendiamo per esempio Real Racing 3: se guidi male dopo pranzo, rischi di poter fare la prossima gara dopo cena! Oppure (facendo leva sull’impazienza umana) puoi usare i gettoni accumulati in partita: e se non ne hai abbastanza, c’è un pratico negozio proprio qui…

Altro modo letale di interrompere il ritmo: “Guarda il video per ottenere 30 crediti extra“, oppure “Scarica questa app per avere 10 lingotti d’oro“. Ci sono aziende come Tapjoy che ci hanno costruito sopra un business: gli acquisti in-app li paga lo sviluppatore di un’altra app. Come finisce? Invece di giocare, passi il tempo a vedere trailer video di altri giochi. Alienante, a pensarci.

 

9. Sono invadenti

E’ un po’ che non scendi in pista. Corri a bruciare l’asfalto!“. Non è il testo di un sms, ma una notifica di Asphalt 8. E non potete neppure togliervi la soddisfazione di rispondere “Se non scendo in pista è perché magari ci ho da fare, ci ho“. Certo, le notifiche push si possono rifiutare, ma se per errore al primo avvio acconsentite, continueranno a tormentarvi finchè non andrete a disabilitarle a mano.

Senza contare le continue richieste di postare su Facebook i risultati appena ottenuti (nell’ovvio proposito di diffondere il nome del gioco il più possibile). In cambio di qualche bonus, of course. Ora, magari sotto una certa età fa piacere vantarsi con gli amici delle proprie imprese videoludiche; per tutti gli altri, è semplicemente una continua seccatura.

 

10. Rischiosi per i più giovani

Discorso difficile, che va a coinvolgere l’etica. Già normalmente la maggior parte dei giochi freemium utilizza ogni tipo di mezzo per indurre l’utente all’acquisto di funzioni extra, e gli stratagemmi adottatati, come abbiamo visto, sono i più svariati: tempi di attesa lunghissimi, progressi rapidissimi impossibili da raggiungere altrimenti…

Se a questo si aggiunge la (a volte) sconcertante facilità con cui si possono gli effettuare gli acquisti, si capisce come questo possa risultare rischioso per gli utenti più giovani o meno smaliziati. Fece scalpore, tempo fa, il caso di quel bambino che con l’iPhone del padre spese più di 3.000 euro a Smurf’s Village. “Stolto il padre a dare in mano il telefono a un bambino; e poi gli acquisti in-app si possono bloccare“, si disse allora. Tutto vero: ciò non toglie che alcuni freemium sono davvero poco trasparenti durante la fase di acquisto.

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In conclusione, dobbiamo dire che qualche eccezione nel panorama freemium si trova. Alcuni giochi sono più “leali”, perché propongono esclusivamente acquisti di carattere estetico (come cappelli, vestiario o nuovi personaggi) che non influenzano la difficoltà del gioco. Altri si possono davvero terminare senza alcun acquisto, sebbene con un livello di sfida più pronunciato, e sono quindi godibilissimi anche gratis. Qualche esempio? Clash of Clans, Jetpack JoyrideTiny Tower… ma ce ne sono molti altri.

Ultimo “difetto” dei freemium, richiedono quasi sempre una connessione costante a internet. Ma a fine 2013 questo sta diventando sempre più un problema marginale.

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