Apple risponde alle critiche su AI e iPhone Duo: “Non dobbiamo essere i primi”

John Ternus e Greg Joswiak spiegano perché Apple ha aspettato per iPhone Duo e quale strategia sta seguendo con Apple Intelligence e Siri AI.

TLDR Riassumi

Apple-Greg-Joswiak

Apple è arrivata tardi nel mercato degli smartphone pieghevoli e viene spesso accusata di essere rimasta indietro anche nella corsa all’intelligenza artificiale generativa. A Cupertino, però, sembrano vedere la situazione in maniera molto diversa.

In una serie di nuove interviste, il CEO John Ternus, Greg Joswiak e alcuni dei principali responsabili hardware di Apple hanno spiegato la filosofia che sta dietro prodotti come iPhone Duo e Apple Intelligence: l’obiettivo non sarebbe vincere una gara tecnologica sulla carta, ma utilizzare tecnologie ormai mature per costruire qualcosa di realmente utile nell’esperienza quotidiana.

Ternus: i primi pieghevoli sembravano “cheap”

Parlando con TIME in occasione dell’inserimento di iPhone Duo tra le migliori invenzioni del 2026, John Ternus non ha usato mezzi termini per descrivere alcuni dei primi smartphone pieghevoli arrivati sul mercato.

Secondo il CEO di Apple, diversi primi tentativi sembravano semplicemente “cheap and crappy”, quindi economici nella sensazione restituita e poco raffinati.

È una frase particolarmente significativa considerando che Samsung ha lanciato il primo Galaxy Fold nel 2019, mentre Apple ha aspettato fino al 2026 prima di presentare iPhone Duo.

In realtà, Apple lavorava sul concetto da moltissimo tempo. Ternus era già coinvolto nel 2011 in brevetti relativi a dispositivi elettronici pieghevoli e all’epoca Apple aveva già intuito che l’evoluzione degli OLED avrebbe prima o poi permesso di realizzare display realmente flessibili.

La questione, quindi, non sarebbe stata capire se realizzare un iPhone pieghevole, ma capire quando fosse possibile farlo rispettando gli standard fissati internamente.

Uno degli aneddoti più interessanti riguarda Richard Dinh, Vice President of Product Design. Durante lo sviluppo dell’iPhone Duo, il team aveva valutato per la superficie del display interno una soluzione simile a quelle già utilizzate dai concorrenti: non perfetta, ma potenzialmente sufficiente per portare avanti il progetto.

Ternus avrebbe invece incoraggiato gli ingegneri a continuare a lavorare finché non avessero trovato una soluzione migliore.

Il risultato è stato lo speciale strato superficiale nanotexture utilizzato sul display pieghevole di iPhone Duo, pensato per offrire una sensazione più simile a quella degli altri schermi Apple e ridurre alcuni degli aspetti tipici dei pannelli flessibili.

È anche uno dei motivi per cui Apple sostiene di aver preferito lasciare diversi anni di vantaggio ai concorrenti invece di lanciare prima un prodotto giudicato internamente non sufficientemente maturo.

Ma il display di iPhone Duo non è semplicemente “un pannello Samsung”?

C’è poi un’altra questione interessante, visto che Samsung Display viene indicata da tempo come il principale fornitore del pannello pieghevole utilizzato da iPhone Duo, tanto che alcune indiscrezioni parlano di un accordo pluriennale per la fornitura degli schermi.

In una intervista con MrMobile, ai dirigenti Apple è stato quindi chiesto quanto del display fosse realmente progettato in azienda e quanto invece arrivasse direttamente dalle fabbriche del fornitore.

La risposta di Apple è stata piuttosto netta: JP Guillou, Senior Director of Display Technology for iPhone, ha spiegato che il display utilizzato da Apple sostanzialmente non esiste presso il fornitore prima che inizi lo sviluppo congiunto. Richard Dinh ha aggiunto che non esiste uno scaffale di componenti già pronti dal quale Apple possa semplicemente scegliere uno schermo da inserire nell’iPhone.

In altre parole, il fatto che un componente venga materialmente prodotto da Samsung o da un’altra azienda non significa che Apple acquisti un pannello standard già disponibile sul mercato.

Secondo il team, specifiche, materiali e caratteristiche vengono sviluppati insieme ai partner industriali partendo dagli obiettivi definiti internamente da Apple, arrivando a personalizzazioni estremamente precise.

E per l’intelligenza artificiale?

Apple utilizza un ragionamento simile anche per spiegare il proprio approccio all’AI.

Greg Joswiak, Senior Vice President of Worldwide Marketing, ha dichiarato a TIME che Apple Intelligence è pensata prima di tutto per le persone comuni, non per quella che ha definito provocatoriamente la “lunatic fringe” della Silicon Valley.

Il riferimento è agli appassionati più estremi dell’intelligenza artificiale e alla corsa verso modelli sempre più grandi, benchmark e superintelligenza.

Joswiak ha chiarito che anche quegli utenti potranno naturalmente utilizzare i sistemi Apple, ma non rappresentano il target principale.

L’obiettivo sarebbe invece capire come l’intelligenza artificiale possa migliorare concretamente le attività quotidiane: comprendere il contesto personale dell’utente, interagire con le app, trovare informazioni e rendere Siri realmente più utile senza sacrificare la privacy.

E Apple sostiene di non sentirsi minacciata dalla competizione nel settore, proprio perché considera l’integrazione tra hardware, software, servizi e dispositivi il proprio principale vantaggio rispetto alle aziende concentrate quasi esclusivamente sui modelli AI.

Apple non vuole più vincere la gara delle specifiche

iPhone Duo e Apple Intelligence sono chiaramente due prodotti molto diversi, ma raccontano la stessa strategia.

Samsung e altri produttori hanno sviluppato pieghevoli per anni prima dell’arrivo di Apple. OpenAI, Google e altre aziende hanno imposto ritmi rapidissimi nel settore dell’intelligenza artificiale prima che Apple riuscisse a completare la nuova Siri.

Il messaggio della nuova dirigenza è che essere primi conta meno che controllare l’esperienza finale. Nel caso di iPhone Duo significa lavorare per anni su cerniera, materiali, display e software anche affidandosi a partner esterni. Nell’AI significa integrare modelli e infrastrutture sviluppati anche da altre aziende quando Apple ritiene che possano diventare parte di un’esperienza migliore.

Ma ora sarà il mercato a stabilire se questa strategia funzionerà davvero.

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