
Secondo un report del China Times rilanciato da MacRumors, i prossimi chip A20 e M6 dovrebbero usare il processo a 2 nanometri “N2” di TSMC, evitando la variante più recente N2P.
N2 e N2P: cosa sono davvero e perché la differenza non è enorme
La famiglia “2nm” di TSMC segna un passaggio tecnico importante: con N2 l’azienda introduce i transistor gate-all-around (nanosheet), lasciandosi alle spalle il mondo FinFET sulle tecnologie più avanzate. È il classico salto che porta benefici concreti in efficienza e scalabilità, soprattutto quando aumentano densità e complessità dei chip.
TSMC, nelle sue pagine tecniche dedicate alle piattaforme mobile e HPC, indica per N2P un uplift nell’ordine del 5% sulle prestazioni a parità di consumi rispetto a N2, mantenendo anche regole di design molto simili. E soprattutto: la produzione in volume di N2P è prevista nella seconda metà del 2026.
Quindi, N2P è meglio. Ma non è detto che sia “necessario” per fare un salto percepibile all’utente, specie se il nodo N2 è già il grande cambio generazionale.
La variabile tempo: N2 è già pronto, N2P arriva dopo
TSMC indica che N2 ha iniziato la produzione in volume già a fine 2025, mentre N2P è schedulato più avanti nel 2026.
Se Apple vuole portare A20 sugli iPhone di fine anno e M6 sui Mac di fascia alta nella finestra in cui si parla di redesign, la logica industriale è semplice: si sceglie il nodo che ti garantisce volumi, resa e tempi certi.
In altre parole, anche volendo, N2P potrebbe arrivare “troppo tardi” per incastrarsi bene nei cicli di prodotto.
Costi e disponibilità
C’è poi la componente economica, che spesso viene sottovalutata quando si parla di nanometri.
Le varianti “P” tipicamente costano di più. Non perché sono cattive, ma perché sono ottimizzazioni che arrivano quando la filiera è più matura e quando il fornitore sa che chi le sceglie lo fa per spremere quel margine extra. Nel report citato da MacRumors, il tema del costo maggiore è uno dei motivi per cui Apple resterebbe su N2.
E c’è anche il tema capacità produttiva. Già mesi fa si parlava del fatto che Apple avrebbe bloccato una grossa fetta della capacità iniziale a 2nm di TSMC, proprio per non trovarsi “in coda” quando parte la corsa al nuovo nodo.
Se hai già prenotato capacità su N2 e quel nodo ti basta per raggiungere l’obiettivo prodotto, la tentazione di saltare subito a N2P diventa molto più bassa.
Cosa cambia per iPhone e Mac
Se tutto questo venisse confermato, l’impatto pratico lo leggerei così:
- Prestazioni e consumi. N2 è già il salto grosso. TSMC parla di guadagni importanti rispetto alla generazione precedente in termini di performance a parità di potenza o riduzione dei consumi a parità di prestazioni.
- Il “margine N2P”. Quel 5% in più è reale, ma rischia di essere il classico numero che fa gola nelle slide e pesa meno nell’esperienza quotidiana, soprattutto se Apple compensa con scelte di progetto.
- Tempistiche dei prodotti. Qui è la parte più interessante: se Apple vuole far coincidere M6 con i MacBook Pro ridisegnati (OLED e nuovo form factor), avere un nodo stabile e disponibile conta più di un piccolo extra di performance
Cosa ne pensate?