
Negli ultimi mesi si sta componendo un quadro abbastanza chiaro: il software, per Apple, non è più solo il “valore incluso” nell’hardware. Sta diventando sempre più spesso il luogo dove aggiungere livelli extra, pacchetti e funzioni premium, soprattutto quando entrano in gioco strumenti avanzati legati all’intelligenza artificiale.
Il punto non è l’esistenza di un abbonamento in più, ma il cambio di tono: da app gratuite senza asterischi a esperienze dove alcune cose restano disponibili per tutti, mentre altre iniziano a vivere dietro un pagamento ricorrente. E Apple Creator Studio, in questo senso, è stato un segnale molto più importante di quanto sembri a prima vista.
L’analisi pubblicata in queste ore da 9to5Mac parte da una frase attribuita a Mark Gurman nella newsletter Power On di Bloomberg: l’idea è che l’azienda stia valutando “tutte le aree” tra software e servizi per trovare nuove opportunità di monetizzazione.
In pratica, ci dobbiamo abituare al fatto che alcune funzioni “importanti” potrebbero non arrivare più come aggiornamenti gratuiti per tutti, ma come componenti di pacchetti a pagamento. E non parliamo solo di servizi tipo musica o streaming, dove l’abbonamento è ormai normale, ma di app e strumenti di sistema.
Apple Creator Studio è stato presentato come una suite per creator, con dentro app professionali e nuove funzionalità intelligenti. Fin qui, nulla di scandaloso: chi usa software pro paga, e spesso paga volentieri se il valore è reale.
La differenza, però, è che dentro la stessa offerta finiscono anche funzioni e contenuti premium per Keynote, Pages e Numbers. Apple lo scrive chiaramente: restano gratuite per creare, modificare e collaborare, ma alcune novità, template premium e funzioni intelligenti avanzate sono legate all’abbonamento.
E qui cambia la percezione: non è più solo “pago per un’app pro”, è “pago per sbloccare pezzi di app che ho sempre avuto gratis”.
C’è un motivo per cui Apple può raccontare questa svolta senza sembrare “desiderosa dei soli soldi”: l’AI costa, almeno quando richiede infrastrutture cloud e modelli di grandi dimensioni.
Nella documentazione e nel comunicato ufficiale su Creator Studio, Apple parla esplicitamente di strumenti di generazione e modifica immagini che sfruttano modelli generativi di OpenAI, oltre a funzioni come la generazione di bozze di presentazioni e strumenti “intelligenti” in Numbers.
Questa è la parte delicata: quando una funzione si appoggia al cloud, l’abbonamento diventa facile da giustificare. Il rischio, però, è creare una gerarchia scomoda: l’utente vede una funzione “base” nel sistema e una funzione “vera” solo se paga.
Se questa dinamica si allarga, la domanda diventa inevitabile: dove finisce il valore incluso nell’ecosistema e dove inizia il “paghi per avere l’esperienza completa”.
Tra le ipotesi che tornano ciclicamente c’è quella di un servizio Health+ potenziato dall’AI, con coaching e funzioni avanzate. Se davvero Apple porterà la salute su un modello a livelli, la scelta sarà delicatissima: la salute è un’area dove l’utente accetta anche di pagare, ma pretende chiarezza assoluta su cosa è incluso, cosa no, e soprattutto su cosa è davvero utile.
Il confine da non oltrepassare è semplice: far pagare funzioni che fino a ieri erano “miglioramenti naturali” dell’app Salute. Se invece il servizio introduce capacità nuove, continue, e con un costo reale di erogazione, il discorso cambia. Ma va raccontato bene, senza ambiguità.
I bundle, quando sono fatti bene, piacciono. Apple One è l’esempio più pulito: metti insieme più servizi, semplifichi la gestione e dai un vantaggio economico percepito. Apple lo posiziona esattamente così, come “tutto insieme” a un costo più conveniente.
Il tema non è il bundle in sé. È cosa ci metti dentro e soprattutto come lo presenti dentro le app.
Creator Studio, per molti, è stato il primo assaggio di una cosa nuova: banner, inviti all’upgrade, funzioni evidenziate come “premium” in strumenti che erano sempre sembrati totalmente gratuiti.
Da qui in avanti, è facile immaginare due direzioni parallele:
- pacchetti “verticali” per categorie, tipo creator, produttività avanzata, salute
- pacchetti “trasversali” che uniscono servizi e funzioni, magari con sconti incrociati o vantaggi extra
E non è fantascienza pensare anche a bundle con partner esterni: nel 2025, ad esempio, si è vista una formula scontata che mette insieme Apple TV e Peacock, con condizioni dedicate anche per chi è già abbonato ad Apple One in alcuni piani.
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