Immuni supera i 2 milioni di download, da oggi attiva in quattro regioni

Mentre emergono nuovi dettagli sulle API di Apple e Google, da oggi l'app Immuni è ufficialmente attiva in alcune regioni italiane.

Da oggi, l’app Immuni è ufficialmente attiva in quattro regioni: partono ufficialmente anche in Italia le notifiche di esposizione per contenere i contagi di COVID-19. Intanto, emergono alcuni dettagli sulla collaborazione tra Apple e Google per la creazione delle API utilizzate anche da Immuni.

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Il servizio di Immuni è attivo da oggi 8 giugno in Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia per una prima fase di test. Solo in queste regioni l’app sarà collegata al Sistema sanitario nazionale per segnalare i contatti avvenuti con i pazienti positivi. Da metà giugno, il sistema di tracciamento sarà poi attivato in tutta Italia.

Il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri fa sapere che l’app è stata scaricata da oltre due milioni di utenti, aggiungendo però che “sono troppo pochi” e che “l’app ha bisogno di molte più installazioni“. Purtroppo, almeno per il momento, uno dei limiti dell’app è che può essere installata solo su iOS 13.5 o versioni successive. Questo significa che può essere installata su iPhone 6s e modelli successivi: iPhone 11, 11 Pro, 11 Pro Max, Xr, Xs, Xs Max, X, SE (2020), 8, 8 Plus, 7, 7 Plus, 6s, 6s Plus, SE (prima generazione).

Ricordiamo che l’obiettivo dell’app è quello di aiutare a contenere i contagi di COVID-19 in Italia, grazie alle cosiddette notifiche di esposizione. In modo sicuro e nel rispetto della privacy, l’app monitora le persone con cui entriamo in contatto e ci informa nel caso una di queste risulti positiva a COVID-19.

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Intanto, emergono nuove informazioni su come è nato il progetto di tracciamento dei contatti realizzato congiuntamente da Apple e Google. Ricordiamo che queste API sono integrate anche nell’app Immuni e servono anche a garantire che il sistema funzioni in modo decentralizzato, con i dati che vengono conservati in locale sui dispositivi degli utenti.

Dalle ultime notizie, emerge che l’idea di questo progetto è nata da un gruppo di data scientist in Svizzera. In pratica, il fondatore e CTO di VMWare Edouard Bugnion ha sentito parlare l’epidemiologo Marcel Salathe sull’uso di un’app in grado di tenere traccia delle infezioni durante una pandemia. Salathe ha osservato che, per risolvere il problema, le app in Asia si basavano sul GPS e utilizzavano una grande quantità di dati personali per effettuare la scansione.

Partendo dal presupposto che app di questo tipo non sarebbero state mai accettate dagli utenti europei, Bugnion ha contattato l’esperta spagnola di protezione dei dati Carmela Troncoso per lavorare su un modo per creare app di tracciamento dei contatti senza utilizzare il GPS. La soluzione era il Bluetooth LE come opzione di salvataggio dei dati che non si basa sulla localizzazione diretta, insieme all’utilizzo di codici ID anonimi.

Altri ricercatori si sono uniti a questo progetto iniziale, ma è subito emerso che bisognava avere l’assistenza di Apple a causa delle rigide politiche dell’azienda sull’utilizzo del Bluetooth in background su iPhone. Bugnion ha sfruttato le sue conoscenze in California per entrare in contatto con Apple, scoprendo quando sia difficile comunicare con l’azienda visto che a Cupertino arrivano centinaia di richieste al giorno.

Il 21 marzo, però, Bugnion riceve una email da parte di Apple e da lì inizia un proficuo scambio di informazioni su ciò che Apple avrebbe potuto e dovuto fare per allentare le sue policy in merito all’utilizzo del Bluetooth. Dopo pochi giorni, Bugnion ha iniziato a parlare direttamente con Myoung Cha, responsabile Apple per le iniziative strategiche sulla salute.

Il 5 aprile, Apple ha deciso di investire diverse risorse per creare queste API, ma nel frattempo era emersa la necessità di creare un sistema di interoperabile insieme a Google. Pochi giorni dopo, le due aziende hanno annunciato le API.

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