Apple è una delle più grandi sostenitrici della protezione dei dati degli utenti, ma un nuovo report pubblicato dal The Washington Post ci spiega quello che il Congresso degli Stati Uniti ha chiesto all’azienda per un’eventuale legislazione in materia. E la risposta di Apple non è stata quella che ci saremmo aspettati.

Il quotidiano racconta che, a inizio anno, Tim Cook ha invitato all’Apple Park sei parlamentari democratici per parlare della nuova legislazione federale sulla privacy. Tra questi, vi era anche la parlamentare Suzan DelBene: “Quello della privacy è stato il primo problema che Tim Cook ha sollevato. Ha parlato della necessità di una legislazione federale che tratti l’argomento in modo da tutelare al massimo i dati degli utenti“.
Quando però DelBene ha discusso della propria legge sulla privacy, che richiederebbe alle aziende di ottenere il consenso espresso prima di poter utilizzare le informazioni più sensibili degli utenti, Cook si è dimostrato più riluttante.
Di fatto, secondo il Washington Post, in alcuni casi Apple avrebbe appoggiato indirettamente le lobby che vogliono frenare questa proposta di legge sulla privacy:
In molti casi, Apple si trova in linea con le aziende che criticano questa proposta di legge e cercano di frenare qualsiasi norma federale in materia.
Apple non ha mai dato la sua esplicita approvazione alle leggi federali sulla privacy, visto che in realtà preferirebbe l’emanazione di una serie di leggi da parte dei singoli stati.
Un portavoce di Apple ha smentito questa tesi, affermando che l’azienda vuole una normativa federale e non una serie di norme statali. Ciononostante, Apple non ha ancora appoggiato formalmente alcuna proposta di legge federale a tutela dei dati degli utenti.
“Riteniamo che la privacy sia un diritto umano fondamentale ed è al centro di ciò che significa essere un americano. A tal fine, sosteniamo l’emanazione di una forte legislazione federale che tuteli tutti indipendentemente dallo stato di provenienza“, ha affermato il portavoce di Apple, Fred Sainz. “Comprendiamo la frustrazione da parte dei singoli stati – anche noi siamo frustrati – ma questo argomento è così importante che dobbiamo essere uniti per il bene dell’America“.
Nelle ultime settimane, Tim Cook e altri dirigenti Apple avrebbero fatto visita ad alcuni parlamentari in quel di Washington per parlare proprio di tutela della privacy. La stessa Apple ha più volte contrastato alcune leggi statali sulla privacy considerate a svantaggio degli utenti, ma secondo il Washington Post l’azienda avrebbe un doppio comportamento: uno pubblico, nel quale Apple si dimostra a favore di una norma federale, e uno privato, in cui l’azienda si comporta diversamente.
Insomma, difficile stabilire chi abbia ragione.