Alcuni popolari giochi su App Store inviano dati utente a soggetti terzi sconosciuti

15 maggio 2019 di Giuseppe Migliorino (@GiusMigliorino)

Diversi studi condotti di recente confermano che alcuni dei giochi più popolari su App Store inviano i dati degli utenti ad aziende di terze parti. A quanto pare, nemmeno gli sviluppatori interessati sanno di preciso quali dati vengono inviati e a chi.

Secondo questi studi, un gioco come Angry Birds invia intenzionalmente dati pubblicitari a 43 soggetti terzi, con lo sviluppatore Rovio che ha ammesso di non sapere precisamente quali dati vengono inviati tramite gli SDK di terze parti integrati nel gioco.

Gran parte dei giochi più scaricati su App Store sono pieni di intermediari pubblicitari di terze parti: quasi tutti questi titoli integrano gli SDK di Facebook, Twitter o Google per la pubblicità, ma spesso si trovano almeno una ventina di altre società di cui in pochi hanno sentito parlare.

Dallo studio emerge che il modo in cui i giochi mobili raccolgono informazioni sui loro utenti e i dettagli sul tipo di informazioni che stanno raccogliendo rimangono spesso oscuri. Rovio e altre importanti software house potrebbero non sapere esattamente quali dati stanno raccogliendo sui loro utenti o su come vengono sfruttati tali dati, a causa del modo in cui il software si è evoluto nell’era degli smartphone. I giochi per dispositivi mobili sono infatti pieni di codice di altre società, perché si tratta di un modo più efficiente per creare qualcosa di economico, funzionale e carino rispetto al costruirlo da zero.

Le privacy policy sono spesso vaghe, visto che spesso utilizzano termini come i “dati di gameplay“… ma questo non è necessariamente così innocuo come potrebbe sembrare:

Tra l’altro, malgrado i dati recepiti dai giochi siano anonimi, ciò non è necessariamente vero nella pratica: una recente inchiesta del New York Times ha scoperto che è incredibilmente facile de-anonimizzare tali dati e che centinaia di app raccolgono dati di localizzazione in tempo reale apparentemente “anonimi”, ma che necessitano solo degli indizi contestuali addizionali più precisi per legarli a una singola persona.

Lo studio fa presente comunque che la maggior parte dei dati presi dalle app viene utilizzata per scopi innocui, come pubblicare annunci personalizzati o aiutare gli sviluppatori a capire quali sono le funzionalità più popolari. Allo stesso tempo, però, si fa presente che le attuali pratiche di acquisizione dei dati sono tutt’altro che trasparenti e che alcuni dati gestiti da giochi molto popolari potrebbero essere utilizzati in modo improprio da uno sviluppatore o da un hacker.

REGOLAMENTO Commentando dichiari di aver letto e di accettare tutte le regole guida sulla discussione all'interno dei nostri blog.