App Store, la richiesta di nuove app è sempre più bassa

Una recente analisi dell’App Store dimostra che l’interesse verso le nuove applicazioni sta diminuendo sempre di più. Elon Musk aveva ragione quando ha dichiarato che ormai internet e il digitale hanno risolto la gran parte dei problemi risolvibili?

In una recente dichiarazione, Elon Musk ha detto che la maggior parte delle cose importanti su Internet sono state già realizzate. Lui non parlava nello specifico delle app, ma il discorso era più generale. Le app, però, hanno avuto un ruolo importante nel “risolvere” problemi più o meno importanti e frequenti, tanto che ora il mercato sembra saturo.

Eric Feng, fondatore e CTO di Hulu, ritiene infatti che questi problemi si stanno notando anche nel mondo delle app:

Le grandi multinazionali sono un enorme ostacolo per qualsiasi startup, ma un ostacolo ancora più spaventoso è qualcosa in cui tutti nella tecnologia – sia come startup che come grandi aziende – sono complici. Ormai le app hanno risolto gran parte dei problemi ed è difficile innovare.

Instagram ha reso foto brutte affascinanti, WhatsApp ha reso i messaggi gratuiti. Waze ci ha dato un notevole risparmio nelle indicazioni stradali, Spotify ha reso la musica accessibile on demand. Netflix e Hulu hanno fatto lo stess con film e serie TV, e così via. Parafrasando Elon Musi, i maggiori problei di consumo del mobile computing sono stati essenzialmente risolti dalle app.

Le statistiche impietose

Le prove di quanto detto sono da ricercare in due statistiche, come confermato dallo stesso Feng. La prima è che il numero di download settimanali per entrare nelle 30 app più popolari su App Store non è cambiato molto negli ultimi cinque anni. Sia nel 2014 che nel 2019, per entrare in questa classifica, le app hanno bisogno di circa 230.000 download a settimana negli USA.

La seconda statistica è quella dell’età media delle app nella Top 30. Nel 2014, l’età media delle app nella Top 30 era di 625 giorni, quindi meno di due anni. Oggi, l’età media delle app nella stessa classifica è di 1.853 giorni, vale a dire oltre 5 anni.

Da questo dato emerge che gli utenti stanno effettuando collettivamente lo stesso numero di download tra le app nella Top 30, per lo più vengono scelte applicazioni consolidate e mature e non nuovi titoli in circolazione da meno di due anni.

Sugli App Store vengono quindi richieste le app più vecchie e popolari, non le nuove magari interessanti e realizzate da qualche startup. Un fenomeno simile si nota infatti anche sul Google PLay Store, dove l’età media delle app Top 30 è aumentata da 18 mesi nel 2014 a 4 anni nel 2019.

L’unica eccezione è quella dei giochi, visto che l’85% dei titoli nella Top 30 esistono da meno di due anni, probabilmente perché la maggior parte dei giochi ha un utilizzo medio molto più basso delle app.

Alla luce di questi dati, cosa dovrebbero fare gli sviluppatori?

Feng dice che gli sviluppatori non devono essere scoraggiati dai risultati di questa analisi dell’App Store, ma devono piuttosto imparare le tre lezioni.

Innanzitutto, accettazione. Puoi guadagnare un sacco di soldi senza che la tua app arrivi mai tra le Top 30.

Secondo, differenzazione. Se le app per dispositivi mobili sono troppo competitive, esistono altre piattaforme: dalla vecchia scuola come le estensioni dei browser a quelle più recenti come le skill di Alexa.

Terzo, combattere. Oggi emergere su App Store è una sfida più dura, ma per alcune persone potrebbe essere un incentivo a fare sempre meglio.

C’è poi una quarta possibilità: concentrarsi su app per le quali le persone sono disposte a pagare di più, anche se ciò significa meno vendite. Mentre i download su App Store sono diminuiti per la prima volta dal 2015, le entrate continuano ad aumentare, grazie alla spesa media per download in aumento del 21% su base annua.

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