
Dopo il post pubblico lunedì, OpenAI è passata dalle parole agli atti: l’azienda ha chiesto formalmente a un giudice federale di archiviare la causa intentata da Apple, in tema di sottrazione di segreti industriali, definendo le contestazioni prive di fondamento.
La tesi della difesa
Nell’istanza, i legali di OpenAI sostengono che la causa di Apple abbia travisato il reale comportamento dei propri dipendenti, e che Cupertino abbia portato in esame accuse “pretestuose”. E ribadisce che è al lavoro su un prodotto completamente nuovo, diverso da qualsiasi altro prodotto Apple, e che quindi non ha alcun interesse all’utilizzo di segreti industriali altrui.
L’argomento giuridico centrale è però un altro: secondo OpenAI, Apple non avrebbe mai definito in modo inequivocabile quali informazioni costituiscano effettivamente un segreto industriale, degno quindi di tutela legale.
Axios riporta che OpenAI contesta, tra le altre cose, il modo in cui Apple avrebbe costruito questo caso. Secondo OpenAI sarebbero state le stesse pratiche di sicurezza interne di Cupertino a consentire accesso a informazioni di lavoro, in particolare tramite iCloud, anche in seguito al termine del contratto.
Come si è arrivati qui
La causa è stata depositata da Apple il 10 luglio e accusa OpenAI di aver orchestrato uno schema per carpire ed estrapolare informazioni riservate sui prodotti Apple, sfruttando nuovi candidati o nuovi assunti, che precedentemente lavoravano a Cupertino.
Le due aziende avevano collaborato per circa due anni all’integrazione di ChatGPT in Siri, ma il rapporto si è deteriorato con l’ingresso di OpenAI nel mondo dell’hardware, accelerato dall’acquisizione della startup di Ive. Nell’atto Apple afferma che oltre 400 suoi ex dipendenti lavorano oggi in OpenAI.
Il giudice ascolterà le argomentazioni di entrambe le parti il 1° ottobre, per decidere se proseguire con le indagini oppure procedere con l’archiviazione.
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