AirPods Max, il designer racconta i segreti dietro le cuffie più particolari di Apple

Eugene Whang, ex designer Apple, racconta lo sviluppo degli AirPods Max: cinque anni di lavoro, centinaia di prototipi e nessun logo Apple.

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TLDR Riassumi

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Le AirPods Max sono sempre state uno dei prodotti più particolari di Apple. Costose, divisive, riconoscibili, molto diverse dalle classiche cuffie over-ear viste per anni sul mercato.

Ora, grazie a una nuova intervista di Highsnobiety a Eugene Whang, ex hardware designer Apple, scopriamo qualcosa in più sul lavoro che ha portato alla loro nascita.

Whang ha lavorato in Apple per 22 anni, contribuendo a prodotti come iPod nano, iPhone, AirPods e AirPods Max, prima di seguire Jony Ive in LoveFrom. Nel caso delle AirPods Max, il progetto avrebbe richiesto circa cinque anni di sviluppo e sarebbe stato trattato internamente quasi come l’unione di tre prodotti distinti: archetto, custodia e cuscinetti.

È un dettaglio interessante, perché aiuta a capire perché queste cuffie siano così diverse da molte concorrenti. Apple non ha lavorato solo su audio e cancellazione del rumore, ma su vestibilità, materiali, equilibrio del peso e rapporto fisico tra oggetto e corpo.

Il problema più difficile: teste e orecchie sono tutte diverse

Secondo Whang, una delle parti più complesse fu proprio il cuscinetto. Sembra un dettaglio secondario, ma non lo è: ogni persona ha testa, orecchie e proporzioni diverse. Per questo il team Apple avrebbe provato centinaia di varianti prima di arrivare alla soluzione finale.

Questo spiega anche alcune scelte tipiche delle AirPods Max: i cuscinetti magnetici, la struttura in acciaio, i bracci telescopici e l’archetto in mesh traspirante, pensato per distribuire meglio il peso sulla testa. Già nel 2020, Apple aveva raccontato che il lavoro sui prototipi era stato molto lungo e orientato a trovare un equilibrio tra comfort e qualità audio.

Le AirPods Max possono piacere o meno, ma non sono cuffie nate da un approccio generico. Sono un prodotto molto Apple: ossessivo nei dettagli, anche quando il risultato finale può sembrare strano o discutibile a una parte degli utenti.

Perché non c’è il logo Apple

Uno dei passaggi più curiosi dell’intervista riguarda l’assenza del logo Apple. Su quasi tutti i prodotti dell’azienda, il marchio è ben visibile. Sulle AirPods Max, invece, non c’è alcuna mela all’esterno. Whang ha spiegato che Apple non voleva “brandizzare la testa” degli utenti.

È una scelta molto più raffinata di quanto sembri. Le AirPods Max sono già riconoscibili per forma, materiali e colori. Aggiungere un logo avrebbe probabilmente reso il prodotto più ovvio, forse anche più invadente. Apple ha preferito far parlare il design, non il marchio.

E in effetti funziona: anche senza logo, le AirPods Max si riconoscono subito. È forse il tipo di branding più potente, quello che non ha bisogno di essere scritto.

Anche la Smart Case aveva una logica

La Smart Case delle AirPods Max è stata una delle scelte più criticate al lancio. Troppo strana, troppo aperta, poco protettiva rispetto alle custodie rigide usate da molti concorrenti. Whang, già in una precedente intervista del 2020, aveva spiegato che l’obiettivo era creare una custodia più efficiente da riporre, evitando un accessorio grande e ingombrante.

Apple decise anche di non coprire l’archetto perché considerato abbastanza robusto. Una scelta coerente con l’idea di custodia minimale, anche se non tutti l’hanno mai digerita davvero.

E qui si vede bene il limite, o il fascino, di certi prodotti Apple. A volte la logica progettuale è chiarissima per chi li disegna, ma non sempre coincide con quello che l’utente si aspetta. Nel caso della Smart Case, molti volevano semplicemente una custodia più protettiva. Apple, invece, cercava qualcosa di diverso: meno ingombro, più coerenza con l’oggetto, meno “borsa da cuffie”.

Il ruolo di Jony Ive e la cultura del design Apple

Nell’intervista, Whang racconta anche il ruolo di Jony Ive come figura capace di proteggere il team design dalle pressioni più commerciali dell’azienda. Un passaggio importante, perché arriva da una persona che ha vissuto Apple dall’interno durante una fase storica: dal periodo più “ribelle” fino alla trasformazione in una delle aziende più influenti al mondo.

Whang descrive il team design come un gruppo molto concentrato, quasi isolato, dove il valore principale era l’idea e non l’ego. Per Whang, se un prodotto non è giusto dentro, difficilmente può esserlo fuori. Una frase che racconta bene l’approccio Apple al design industriale, dove anche la disposizione interna dei componenti diventa parte del progetto.

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