
Apple ha conquistato il primo posto nel mercato globale degli smartphone nel primo trimestre del 2026, un risultato che pesa ancora di più perché arriva in un contesto particolare.
Secondo Counterpoint Research, Apple ha chiuso il trimestre con una quota del 21% e una crescita del 5% anno su anno, segnando la prima volta in cui guida il mercato in un Q1.
Il dato più interessante non è soltanto il sorpasso su Samsung, ma il fatto che avvenga in una fase di debolezza generale, visto che le spedizioni globali di smartphone sono scese del 6% rispetto allo stesso periodo del 2025, con il mercato frenato dalla carenza di memorie DRAM e NAND e da un potere di acquisto dei consumatori più limitato, aggravato anche dalle tensioni in Medio Oriente.

Secondo Counterpoint, a spingere Apple sono stati la domanda continua per la gamma iPhone 17, i programmi di trade-in più aggressivi e quella che la società definisce “ecosystem stickiness”, cioè la forza dell’ecosistema Apple nel trattenere gli utenti.
La ricerca segnala inoltre una crescita particolarmente forte in mercati chiave dell’Asia-Pacifico come Cina, India e Giappone. In Cina, Apple ha registrato un aumento del 23% nelle vendite smartphone nelle prime nove settimane del 2026.
Dietro Apple c’è Samsung, seconda con il 20% del mercato e un calo del 6% anno su anno, mentre Xiaomi resta terza. Nella top five compaiono poi anche OPPO e vivo, a conferma di un quadro in cui i grandi brand cinesi continuano a tenere posizioni molto rilevanti nonostante il rallentamento generale.
Dal report emerge anche un altro aspetto, e cioè che Apple sembra oggi il marchio più protetto dalla crisi della memoria grazie al suo posizionamento ultra-premium e a una supply chain molto integrata. In pratica, mentre altri produttori soffrono di più l’aumento dei costi e la necessità di trasferirli ai clienti, Apple riesce ancora a sostenere i volumi meglio del resto del mercato.
Per quanto riguarda i prossimi mesi, Counterpoint ritiene che la pressione sul settore possa durare ancora a lungo, con effetti della memory crunch che potrebbero protrarsi fino alla fine del 2027. Per questo i produttori dovrebbero puntare meno sui volumi puri e più sul valore medio dei dispositivi, sugli aggiornamenti di configurazione e anche sul mercato dei ricondizionati per trattenere gli utenti più sensibili al prezzo..