Apple chiude un trimestre storico: oltre 2,5 miliardi di dispositivi attivi e non solo

Apple chiude il Q1 2026 con 143,8 miliardi di ricavi e utile vicino ai 42 miliardi: iPhone e Servizi da record.

iphone apple

Nel trimestre fiscale Q1 2026 (chiuso il 27 dicembre 2025) Apple ha comunicato ricavi per 143,8 miliardi di dollari, in crescita del 16% su base annua, con un EPS diluito di 2,84 dollari, anch’esso in aumento del 19%. Sono numeri sopra le attese di Wall Street e, soprattutto, numeri che raccontano una cosa semplice: l’iPhone continua a essere il motore, ma l’ecosistema è diventato la vera “macchina” che macina risultati.

Risultati Apple Q1 2026: i numeri chiave

Apple ha registrato un utile vicino ai 42 miliardi di dollari e ha generato quasi 54 miliardi di cash flow operativo, restituendo circa 32 miliardi agli azionisti (buyback e dividendi). È la fotografia di un’azienda che, mentre investe forte, continua a stampare cassa con una regolarità impressionante.

Il dato che trascina tutto è iPhone: 85,27 miliardi di dollari di ricavi nel trimestre. Per capirci, parliamo di circa il 59% del fatturato totale del periodo. Cook ha parlato apertamente di domanda “staggering”, cioè fuori scala, e Reuters riporta che Apple ha segnato record iPhone in tutti i segmenti geografici.

Questa cosa è interessante per un motivo concreto: negli ultimi anni il mercato smartphone è diventato più lento, più maturo, più “di sostituzione”. Apple, invece, sta ancora riuscendo a spostare persone da Android a iPhone, e lo fa soprattutto quando la gamma convince davvero, non solo con l’inerzia del brand.

L’altro record è il reparto Servizi: 30,01 miliardi di dollari, +14% anno su anno. È il classico segmento che comprende App Store, iCloud, Music, TV+, garanzie, pagamenti e tutto quello che vive “sopra” l’hardware. Vale quasi il 21% del trimestre.

Qui il punto non è soltanto che cresce. È che cresce con margini diversi, e in un periodo in cui Apple stessa mette in guardia su pressioni future legate ai costi di componenti (ne parliamo tra poco). Quando l’hardware rischia di diventare più caro da produrre, avere una componente servizi così solida è una specie di assicurazione sul business.

Sui Mac il trimestre è stato “normale”: 8,39 miliardi, leggermente sotto le attese degli analisti e in calo rispetto all’anno scorso secondo varie letture di settore. Non è un dramma, è il classico effetto ciclo prodotto, soprattutto quando i lanci non sono distribuiti in modo aggressivo sul periodo.

L’iPad invece cresce: 8,6 miliardi, sopra le stime e sostenuto, tra le altre cose, da una domanda stabile in ambito education e dalla fascia Pro che continua a macinare.

Il segmento Wearables, Home and Accessories si ferma a 11,49 miliardi e risulta sotto le aspettative. Reuters parla di vincoli di offerta legati agli AirPods Pro 3, con Cook che ha ammesso una domanda superiore al previsto e quindi una disponibilità non allineata.

In Cina, Apple ha fatto segnare un +38% anno su anno, arrivando a 25,53 miliardi di dollari in Greater China, sopra le stime. È un rimbalzo importante dopo mesi in cui tra concorrenza locale e clima regolatorio il tema Cina era diventato un punto di frizione fisso per gli investitori.

Cook ha anche sottolineato che iPhone ha fatto un record di vendite in Cina e che iPhone 17 ha guidato una crescita a doppia cifra negli switcher da Android. Quando Apple parla così esplicitamente di switch, in un mercato del genere, vale la pena ascoltare.

Oltre 2,5 miliardi di dispositivi attivi

Apple dice di avere ormai più di 2,5 miliardi di dispositivi attivi. Non è solo una statistica da mettere in slide: è la misura del potenziale reale dell’ecosistema, cioè di quante persone ogni giorno possono essere convertite su servizi, abbonamenti, upgrade e nuovi prodotti.

In più, questa base cresce con una costanza quasi surreale: alcune ricostruzioni indicano 2,35 miliardi nel 2025 e 2,2 miliardi nel 2024, quindi circa 150 milioni di dispositivi attivi “aggiunti” anno su anno. È una scala che poche aziende al mondo possono anche solo immaginare.

Sulla guidance del prossimo trimestre (fiscale Q2 2026) Apple prevede una crescita dei ricavi tra il 13% e il 16% anno su anno, sopra le aspettative di consenso citate da Reuters.

Primo, possibili vincoli di offerta sui processori che impattano la produzione iPhone. Cook parla di “supply chase mode”, e non è una frase messa lì per caso.

Secondo, la pressione sui costi delle memorie DRAM. Apple prevede un margine lordo tra il 48% e il 49% nel Q2, e ammette che il “memory chip crunch” potrebbe pesare di più. Tradotto: anche un colosso come Apple non è immune quando la supply chain si irrigidisce e i prezzi dei componenti iniziano a salire sul serio.

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