Il dispositivo di Jony Ive e OpenAI è già in ritardo

Primi problemi per l'atteso dispositivo che Jony Ive sta realizzando in collaborazione con OpenAi.

La premessa era di quelle davvero interessanti: da una parte il genio creativo che ha disegnato l’iMac e l’iPhone, Jony Ive, e dall’altra il volto della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, Sam Altman di OpenAI.

L’obiettivo era (ed è ancora) ridefinire i dispositivi nell’era dell’IA, creare quello che molti hanno frettolosamente etichettato come il “nuovo iPhone”. Tuttavia, secondo nuove documentazioni legali emerse nelle ultime ore, il misterioso dispositivo non vedrà la luce quest’anno, ma bisognerà attendere, salvo ulteriori intoppi, il 2027.

Fino a poche settimane fa, le indiscrezioni puntavano a un lancio, o quantomeno a una presentazione ufficiale, entro la seconda metà del 2026. Le aspettative erano altissime per un prodotto che prometteva di liberare l’utente dallo schermo, forse adottando forme non convenzionali.

Tuttavia, da alcuni documenti legali emerge che il team legale di OpenAI ha dovuto ammettere che il dispositivo hardware non sarà spedito ai clienti prima del febbraio 2027. Un ritardo non di poco conto in un settore dove sei mesi valgono quanto un lustro nel mercato tradizionale. Arrivare nel 2027 significa entrare in un mercato che potrebbe essere già saturo di soluzioni integrate da dispositivi della concorrenza.

A quanto pare, il progetto ha incontrato ostacoli tecnici definiti “importanti”. Nonostante l’esistenza di prototipi già dal novembre scorso, trasformare un concept di design in un prodotto di massa affidabile si sta rivelando una sfida più ardua del previsto.

L’idea che circola tra gli addetti ai lavori è che questo dispositivo possa non avere uno schermo, basandosi interamente sull’interazione vocale e su proiezioni o feedback aptici, forse simile al tanto discusso AI Pin di Humane (altro flop commerciale recente) o al Rabbit R1, ma con la firma stilistica inconfondibile di Ive. Si era parlato anche di un form factor simile a una penna, ma al momento sono solo speculazioni.

La battaglia persa sul nome “io”

Tra le altre cose, il progetto ha subito una pesante sconfitta sul fronte del branding. L’intenzione originale di Jony Ive e Sam Altman era quella di chiamare il dispositivo “io”.

Di fatto, uel nome era già nel mirino di altri. Una startup specializzata in apparecchi acustici e audio computazionale, chiamata iYo, ha trascinato la cordata Ive-Altman in tribunale per violazione del marchio. Inizialmente, i portavoce di LoveFrom avevano liquidato la causa come “totalmente infondata”, promettendo battaglia. La realtà dei tribunali, però, ha raccontato un’altra storia.

Nel documento depositato, Peter Welinder, vicepresidente di OpenAI, ha dichiarato ufficialmente che l’azienda ha rivisto la sua strategia di naming e ha deciso di non utilizzare il nome “io”, né le sue varianti come “IYO”. Una ritirata strategica che costringerà il team di marketing a ripartire da zero per trovare un’identità forte a un prodotto che, al momento, non ha né un nome né una data di uscita vicina.

Un team ex-Apple al lavoro

Per cercare di rispettare la nuova scadenza del 2027, LoveFrom di Jony Ive ha assunto numerosi veterani di Apple, tra cui figure chiave nello sviluppo dell’iPhone e dell’Apple Watch. Il nome più altisonante è quello di Tang Tan, ex vicepresidente del design di prodotto di Apple, colui che per anni ha deciso le sorti estetiche e funzionali degli smartphone di Cupertino.

Ive non è solo un designer, è l’uomo che ha reso la tecnologia Apple sempre più desiderabile. Tuttavia, il ritardo al 2027 pone interrogativi strutturali sulla validità del progetto. Nel 2027, l’iPhone avrà probabilmente capacità di calcolo neurale tali da rendere obsoleto qualsiasi accessorio esterno.

Resta la curiosità di vedere di cosa si tratta, ma probabilmente questo dispositivo non sembrerà rivoluzionario come invece sembrava dalle premesse.

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