
OpenAI ha avviato ufficialmente i test con pubblicità dentro ChatGPT negli Stati Uniti, ma solo per una parte degli utenti: chi usa il piano gratuito e chi è abbonato al piano Go. È una notizia importante non tanto per il “dove appare il banner”, ma perché cambia il modello economico del prodotto consumer AI più usato al mondo.
La linea comunicata dall’azienda è chiara: gli annunci sono separati dalle risposte, devono essere etichettati come sponsorizzati e non devono influenzare ciò che ChatGPT scrive. Inoltre, OpenAI ribadisce che gli inserzionisti non possono leggere chat, cronologia o memorie personali degli utenti.
In altre parole, non siamo davanti a un semplice test grafico. Siamo davanti a un cambio di equilibrio tra accesso “quasi gratis” e sostenibilità economica dell’AI generativa.
Cosa succede da oggi su ChatGPT Free e Go
Come riporta OpenAI, il test parte negli USA e coinvolge utenti adulti loggati che usano Free o Go. I piani Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education restano senza pubblicità.
La scelta non arriva a sorpresa: già a gennaio OpenAI aveva anticipato pubblicamente che avrebbe sperimentato ads “nelle prossime settimane” proprio su Free e Go, spiegando che mantenere livelli elevati di servizio su larga scala richiede costi infrastrutturali continui.
Da qui il punto centrale: la pubblicità diventa il modo con cui OpenAI prova a finanziare l’accesso di massa, mantenendo al tempo stesso un percorso premium per chi vuole un’esperienza completamente ad-free.
Dove appaiono gli annunci e come vengono selezionati
La documentazione ufficiale descrive annunci chiaramente separati dalla risposta del modello, con label “sponsored” e strumenti di controllo utente. In pratica, l’utente può nascondere l’annuncio, dare feedback, capire perché lo sta vedendo, eliminare dati pubblicitari e disattivare la personalizzazione ads.
OpenAI specifica anche che la personalizzazione non è “tutto o niente”: disattivare la personalizzazione modifica il criterio con cui viene scelto l’annuncio, ma non rimuove necessariamente gli ads. L’esperienza senza annunci resta legata ai piani che la prevedono o all’opzione “ads-free” con limiti d’uso più bassi sul free, dove disponibile.
Questo dettaglio è cruciale per evitare equivoci: privacy controls e assenza totale di pubblicità non sono la stessa cosa.
Sul tema privacy, OpenAI parla di dati aggregati verso gli inserzionisti, come impression e click complessivi, senza accesso a contenuti di chat, memorie e dati personali identificativi.
Altro punto rilevante: gli annunci non dovrebbero essere mostrati ai minori e sono escluse aree sensibili come salute, salute mentale e politica. Nella pratica, il tema età è legato anche ai sistemi di protezione account under 18 che OpenAI sta implementando in parallelo.
È un passaggio delicato perché qui si misura la credibilità dell’intero esperimento: non basta dire “gli annunci non influenzano il modello”, bisogna dimostrarlo nel tempo con policy applicate in modo coerente.
Perché questa mossa pesa sull’intero settore AI
Sul piano competitivo, l’introduzione ads su ChatGPT arriva mentre i rivali stanno usando proprio il tema pubblicità come differenziazione di brand. Anthropic, per esempio, ha ribadito il posizionamento “ad-free” per Claude e ha impostato una campagna comunicativa molto esplicita su questo punto.
Al di là del tono polemico tra aziende, il vero nodo è economico: i chatbot generalisti sono costosi da mantenere a grande scala, soprattutto se si alzano capacità, velocità e disponibilità globale. In questo scenario, il mercato sembra muoversi verso tre strade:
- piano gratuito sostenuto da advertising
- piano premium senza ads
- opzioni ibride con compromessi su limiti d’uso o personalizzazione
Cosa ne pensate?