Retroscena Siri: Apple voleva Claude, poi ha scelto Gemini per un motivo preciso

Un retroscena svela che Apple stava per ricostruire Siri attorno a Claude di Anthropic.

Secondo Mark Gurman, Apple era inizialmente pronta a ricostruire Siri attorno a Claude, il modello di Anthropic. Poi la scelta è cambiata e la direzione, oggi, porta a Google e alla piattaforma Gemini.

È un cambio di rotta interessante, perché non parla solo di tecnologia: parla di soldi, di tempi, di affidabilità e di quanto costi davvero far girare un assistente “alla ChatGPT” su centinaia di milioni di dispositivi.

Da Claude a Gemini: un cambio di rotta arrivato tardi

Nel racconto di Gurman c’è un passaggio chiave: Apple “non doveva usare Google” e l’accordo con Gemini si sarebbe chiuso solo “pochi mesi fa”. Prima, l’idea era un rebuild profondo di Siri attorno a Claude.

Questo spiega anche perché le tempistiche continuino a essere molto “a finestre”: prima una Siri più personale in iOS 26.4, poi un salto ulteriore più avanti. È una strategia da azienda che vuole consegnare qualcosa di concreto senza aspettare la versione perfetta, ma senza nemmeno rischiare figuracce su scala globale.

Il punto vero: costi e scala, non solo qualità del modello

Sempre nell’intervista, Gurman dice una cosa piuttosto netta: il nodo non sarebbe stato tecnico, ma economico. Anthropic avrebbe chiesto “diversi miliardi di dollari l’anno” con un prezzo destinato a raddoppiare ogni anno per i successivi tre anni. In sostanza, condizioni difficili da sostenere per un prodotto consumer che deve girare ovunque e sempre.

Qui entra in gioco l’altra metà della storia: già a novembre 2025 Bloomberg parlava di un accordo con Google nell’ordine di circa 1 miliardo di dollari l’anno. Anche senza numeri ufficiali, la differenza di scala tra le due ipotesi è evidente.

Apple usa già Claude internamente

Il retroscena più interessante, però, è questo: Gurman sostiene che Apple “gira su Anthropic” per una parte importante degli strumenti interni, e che esistano versioni personalizzate di Claude eseguite su server Apple per attività di sviluppo e tool interni.

Questa cosa si incastra bene con quanto riportato anche in passato: Apple e Anthropic hanno avuto contatti e collaborazioni sul fronte tooling e produttività per sviluppatori, segno che i rapporti non sono affatto “saltati”, semplicemente non sarebbero diventati il volto pubblico della nuova Siri.

Però, una cosa è usare un modello in casa, per flussi controllati e per team interni; un’altra è metterlo al centro di Siri e farlo servire al pubblico, 24 ore su 24, con aspettative altissime e tolleranza agli errori praticamente zero.

Cosa cambia per gli utenti con iOS 26.4

Qui vale la pena fare chiarezza, con i fatti. Apple ha promesso una Siri più “contestuale” già con Apple Intelligence: comprensione del contesto personale, consapevolezza di ciò che hai sullo schermo, e azioni più profonde dentro e tra le app. È la Siri che non si limita a rispondere, ma lavora davvero con quello che stai facendo.

Secondo le indiscrezioni più recenti, questa prima grande evoluzione dovrebbe arrivare con iOS 26.4, con beta attese a febbraio 2026 e rilascio tra marzo e aprile.

Sul fronte compatibilità, alcune ricostruzioni parlano di requisiti hardware più selettivi (ad esempio modelli recenti di iPhone) per reggere queste funzioni in modo affidabile. È una scelta coerente con l’approccio Apple Intelligence, che in generale si appoggia parecchio su chip moderni e su un mix di on-device e cloud.

Perché la scelta del partner cambia la percezione di Siri

Qui secondo me c’è un punto delicato, più “di prodotto” che tecnico.

Apple sta provando a fare due cose insieme: recuperare terreno sulla qualità pura dell’assistente e mantenere la sua promessa storica su privacy e affidabilità. Quando entra un partner esterno, anche solo come motore di certe capacità, la narrativa diventa più complessa e va spiegata bene. Non basta dire “Siri sarà più intelligente”: bisogna dire come, dove e con quali garanzie.

Non a caso, negli ultimi mesi Apple ha anche ammesso pubblicamente che alcune migliorie di Siri hanno richiesto più tempo del previsto, proprio per questioni di qualità e solidità

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