Tim Cook svela come gli utenti usano Apple Intelligence

Durante la call sui risultati Q1 2026, Tim Cook ha spiegato come gli utenti stanno usando Apple Intelligence e quali funzioni stanno crescendo di più.

siri apple intelligence

Tim Cook ha condiviso  un dettaglio interessante durante l’apertura della call sui risultati fiscali del Q1 2026: secondo Apple, la maggior parte degli utenti con iPhone compatibili e Apple Intelligence attiva sta usando davvero queste funzioni.

Nelle sue dichiarazioni introduttive, Cook ha collegato il discorso Apple Intelligence alla crescita della base installata e alla soddisfazione degli utenti. Poi è arrivata la frase chiave: Apple dice di vedere che “la maggior parte” degli utenti su iPhone abilitati sta “sfruttando attivamente” Apple Intelligence.

Nello stesso passaggio, Cook ha ricordato che dal debutto sono arrivate decine di funzioni, citando in particolare Writing Tools e Clean Up, e che Apple Intelligence è stata resa disponibile in 15 lingue.

Di fatto, Apple vuole far passare il messaggio che Apple Intelligence non è una demo da keynote, ma qualcosa che sta entrando nella routine quotidiana. Di contro, Apple non ha mai condiviso un numero ufficiale di iPhone compatibili “in circolazione” e, soprattutto, non dice quanti abbiano effettivamente attivato Apple Intelligence. Quindi “la maggior parte” può voler dire tanto o poco, a seconda della base su cui si calcola.

Quello che sappiamo con certezza, però, è quali dispositivi rientrano nel perimetro: Apple indica come compatibili iPhone 15 Pro e iPhone 16 o successivi (oltre a iPad e Mac con chip adeguati, Vision Pro e altri requisiti). E, nell’Unione Europea, Apple Intelligence è arrivata più tardi rispetto ad altre aree, con disponibilità legata a versioni software specifiche.

In pratica, Cook sta parlando di un sottoinsieme molto preciso: utenti con hardware recente, software aggiornato e funzione attivata. Un pubblico che, per definizione, è anche quello più disposto a provare le novità.

Writing Tools e Clean Up: le funzioni “quotidiane” che Apple cita sempre

Non è casuale che Cook abbia nominato Writing Tools e Clean Up. Sono due esempi perfetti di Apple Intelligence “da tutti i giorni”, non troppo spettacolare ma utilissima.

Writing Tools punta a migliorare la scrittura praticamente ovunque si digiti testo: revisione, riscrittura con tono diverso, sintesi di parti lunghe. Ed è pensata per vivere anche dentro app di terze parti, non solo nel giardino recintato Apple.

Clean Up, invece, è la classica funzione che finisci per usare più di quanto credi: togliere elementi di disturbo da una foto direttamente nell’app Foto, senza passare da app esterne. Apple stessa la descrive come uno strumento per rimuovere oggetti “distrattivi” e ne chiarisce requisiti e limiti di disponibilità. Queste due funzioni hanno una qualità che spesso decide l’adozione: non richiedono di “cambiare abitudini”, si infilano dentro flussi già esistenti.

Il passaggio più interessante, però, è quello su Visual Intelligence. Cook l’ha indicata come una delle funzioni più popolari tra gli utenti di Apple Intelligence, spiegando che aiuta a “imparare e fare di più” con ciò che si vede sullo schermo, rendendo più veloce cercare, agire e ottenere risposte tra le app.

Qui Apple sta spingendo una direzione molto concreta: non l’AI come chat generica, ma l’AI come “layer” operativo sopra ciò che già stai guardando. Nelle guide ufficiali Apple, Visual Intelligence viene descritta proprio così: uno strumento per capire contenuti a schermo, interagire con testo, riconoscere elementi e avviare azioni utili, con possibilità di estensione anche verso ChatGPT se l’utente decide di abilitarla.

Cook ha citato anche Live Translation, dicendo che Apple sta ascoltando “storie potenti” su persone che riescono a comunicare in modo più fluido tra lingue diverse. Dal lato pratico, Apple la posiziona come traduzione in tempo reale integrata in Messaggi, Telefono e FaceTime, e in generale nelle conversazioni, con supporto che dipende da lingua e area geografica.
Anche qui, la scelta strategica è evidente: invece di un’app “traduttore” separata, Apple vuole rendere la traduzione un interruttore dentro le app che usiamo già.

C’è un ultimo pezzo che aiuta a leggere il tono di Cook. Apple continua a costruire Apple Intelligence attorno a un concetto preciso: elaborazione on-device quando possibile e Private Cloud Compute quando serve più potenza, con una narrativa molto forte sulla privacy e sulla verificabilità delle promesse.

Allo stesso tempo, negli ultimi mesi Apple è stata anche criticata per come comunicava la disponibilità di alcune funzioni, al punto da rivedere elementi di marketing dopo osservazioni del settore advertising.

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