
Bloomberg ha chiarito dove è finito uno dei volti più interessanti del design industriale Apple.
Parliamo di Abidur Chowdhury, il designer che ha avuto un ruolo centrale nella presentazione di iPhone Air durante l’evento Apple di settembre. Chowdhury ha lasciato Apple per entrare in Hark, una startup di intelligenza artificiale di cui, fino a poco tempo fa, si sapeva pochissimo.
Hark è una startup fondata da Brett Adcock, nome già noto nel mondo tech come CEO di Figure AI. Secondo documenti interni visionati da The Information, Hark è nata solo da poche settimane ma parte già con basi molto solide: 100 milioni di dollari di finanziamento, interamente provenienti dal capitale personale di Adcock.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso e volutamente vago. Hark vuole sviluppare una AI “human-centric”, capace di pensare in modo proattivo, migliorarsi nel tempo e, soprattutto, mettere davvero le persone al centro. Una definizione che dice molto e nulla allo stesso tempo, ma che lascia intendere un approccio diverso rispetto all’AI puramente funzionale che conosciamo oggi.
Il dettaglio più interessante è forse un altro. Sempre secondo Bloomberg, Hark ha già sottratto circa 30 ingegneri a colossi come Google, Meta e Amazon, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 100 assunzioni entro la prima metà dell’anno.
Al momento non è chiaro su cosa lavorerà esattamente Chowdhury. Ed è qui che il discorso si fa interessante. Il suo profilo è fortemente legato all’hardware, al design fisico, all’esperienza utente tangibile. Un aspetto che, negli ultimi anni, ha messo in difficoltà molte aziende AI.
I tentativi di portare l’intelligenza artificiale in prodotti hardware dedicati non hanno finora entusiasmato il mercato. Progetti come Humane o Rabbit sono spariti rapidamente dai radar, mentre altri sono stati ridimensionati o acquisiti senza lasciare un segno profondo.
L’unica eccezione, almeno finora, è rappresentata da Meta con gli occhiali sviluppati insieme a EssilorLuxottica. Un successo arrivato anche grazie al tempismo, visto che il boom dei modelli linguistici è esploso subito dopo il debutto del primo modello.
Nel frattempo anche OpenAI ha confermato di essere al lavoro su una propria linea di hardware AI, pur escludendo, almeno per ora, wearable o auricolari intelligenti. Segno che il settore è in fermento, ma che la forma giusta per questi prodotti non è ancora stata trovata.
L’uscita di scena di Chowdhury da Apple va letta anche così. Apple continua a muoversi con prudenza sull’AI “visibile”, mentre alcuni dei suoi talenti più creativi scelgono di esplorare strade nuove, meno vincolate e più rischiose.