I testimoni di Epic Games criticano alcuni divieti dell’App Store

Epic pone l'attenzione su alcuni divieti dell'App Store che limiterebbero le scelte degli utenti.

Durante la giornata di ieri, due testimoni chiamati da Epic Games nel processo contro Apple hanno affermato che i divieti dell’App Store rendono difficile per gli utenti scoprire che possono acquistare contenuti in-app su altre app o siti Web.

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L’economista David Evans ha tentato di spiegare perché Apple ha un monopolio ingiusto sulla distribuzione di app iOS, indicando specificamente le varie misure che impediscono agli sviluppatori di pubblicizzare su App Store alternative di acquisto al di fuori dell’app stessa.

Evans ha fatto l’esempio di V-Bucks, la valuta di gioco di Fortnite, dicendo che è “teoricamente possibile” per i giocatori acquistarle tramite browser web invece che nell’app iOS. Tuttavia, Apple impedisce agli sviluppatori di pubblicizzare meccanismi di acquisto esterni alla loro piattaforma.

Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha quindi chiesto se la rimozione di questi divieti potrebbe mitigare il problema. In risposta, Evans ha affermato che questa soluzione sarebbe solo momentanea, poiché ridurrebbe ma non eliminerebbe il presunto potere di mercato di Apple. Ha poi aggiunto che la soluzione non sarebbe possibile per le app che non dispongono di un sito Web o di una versione Web o per i consumatori senza accesso a un computer. L’avvocato di Apple ha suggerito che Epic Games potrebbe investire in pubblicità per far sapere ai giocatori che possono acquistare V-Bucks al di fuori dell’App Store.

Anche l’altra testimone di Epic che ha parlato martedì, la professoressa di economia alla Stanford Susan Athey, ha menzionato questi divieti. I consumatori, ha detto Athey, “guardando l’app su iPhone non possono sapere dove potrebbero essere in grado di acquistare i vari contenuti su altri dispositivi o piattaforme“. La professoressa ha anche sottolineato che gli abbonamenti effettuati tramite la piattaforma Apple sono bloccati nell’ecosistema dell’azienda. Una soluzione, ha affermato Athey, potrebbe essere il “middleware”, ovvero sistemi multipiattaforma di pagamento alternative su iOS e App Store.

Gli avvocati di Apple hanno contestato queste argomentazioni. Nel caso di Athey, hanno sottolineato che in realtà non aveva analizzato quanti soldi gli utenti spenderebbero per riacquistare app o abbonamenti. Apple ha anche contestato i legami di Athey con Microsoft, oltre al fatto che la professoressa non aveva accesso a documenti aziendali critici relativi all’App Store prima di offrire testimonianze contro il negozio.

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