Perché Apple non ha fretta di integrare il 5G su iPhone

23 agosto 2018 di Giuseppe Migliorino (@GiusMigliorino)

Dopo anni di investimenti e lavori, il 2018 sarà l’anno del lancio definitivo delle prime reti 5G su larga scale, mentre i primi smartphone compatibili con questa tecnologia verranno lanciati nel 2019. Apple, invece, non sembra interessata a questa corsa e i primi iPhone ad integrare il 5G potrebbero arrivare solo nel 2020. Ecco perché.

Chi conosce anche solo un po’ la storia di Apple sa benissimo che l’azienda non ha mai avuto fretta nell’utilizzare nuove tecnologie appena uscite sul mercato. Quasi sempre, Apple ha preferito aspettare che i tempi fossero maturi prima di ottimizzare al meglio una nuova tecnologia e renderla disponibili sui propri dispositivi. Lo stesso accadrà anche con il 5G.

La tecnologia 5G assicura diversi vantaggi in termini di velocità di download e upload, ma anche in termini di latenza. Il primo problema, però, è che la copertura è ancora molto bassa e ci vorranno almeno un paio d’anni perché il 5G inizi a coprire un numero adeguato di utenti a livello mondiale.

Inoltre, c’è anche un problema di costi. Aziende come Qualcomm, Nokia, Ericsson e Huawei hanno investito miliardi di dollari e anni di ricerca e sviluppo per portare a termine la realizzazione dello standard 5G, e per questo avranno bisogno di recuperare i loro investimenti facendo pagare salati costi di licenza ai produttori di smartphone che utilizzeranno tale tecnologia.

Secondo VentureBeat, il costo totale della licenza per l’utilizzo della tecnologia 5G potrebbe superare i 21 dollari, rispetto ad un costo medio di 9.60 dollari per i dispositivi 4G. Per Apple, il costo aggiuntivo delle sole tariffe di licenza – escludendo quindi i costi dei componenti per integrare il 5G – potrebbe fortemente gravare sulle vendite degli iPhone. In un mercato sempre più complesso e difficile, Apple ha bisogno di aumentare i suoi profitti sulla vendita di ogni iPhone, e allo stesso tempo di aumentare la sua presenza in mercato come Cina e India. E aumentare il prezzo, o ritrovarsi con profitti più bassi, non è certo una soluzione.

Tra l’altro, gran parte dei costi di licenza dovrebbero essere pagati a quella Qualcomm con cui Apple sta combattendo una battaglia legale che dura ormai da diversi mesi.

Tra due anni le cose potrebbero essere completamente diverse, sia per quanto riguarda la copertura globale, sia per i costi che saranno sicuramente più bassi.

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