Apple condannata a versare 13 miliardi di euro per tasse non pagate in Europa, durissima la reazione dell’azienda!

30 Agosto 2016 di Giuseppe Migliorino (@GiusMigliorino)
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Dopo aver dichiarato Apple colpevole di aver ricevuto aiuti illegali dallo stato irlandese, oggi la Commissione Europea ha stabilito l’ammontare della multa che dovrà pagare l’azienda di Cupertino: 13 miliardi di euro per tasse arretrate risalenti al periodo 2003-2014. Immediata è arrivata la risposta di Tim Cook.

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La sentenza è stata pubblicata questa mattina dalla Commissione Europea, con una condanna inequivocabile nei confronti di Apple: “La Commissione ha concluso che l’Irlanda ha concesso vantaggi fiscali indebiti ad Apple per un ammontare di 13 miliardi di euro. Questa procedura è illegale ai sensi delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato, perchè ha permesso ad Apple di pagare molte meno tasse rispetto ad altre imprese. L’Irlanda deve ora recuperare tutti gli importi non versati dalla Apple”. 

Il commissario Margrethe Vestager ha spiegato che questo trattamento di favore ha permesso ad Apple di pagare un tasso effettivo di imposta sulle società pari all’1% sugli utili europei nel 2003, e fino allo 0.005% nel 2014. Pertanto, nel 2014 Apple ha pagato lo 0.005% di tasse sui profitti guadagnati nell’Unione Europea: “Questo significa che per ogni miline di euro in profitti, Apple ha pagato solo 500€ di tasse”. 

Come spiegato nel comunicato stampa, le decisioni fiscali si riferiscono ai redditi imponibili delle sue società irlandesi incorporate nel gruppo Apple (Apple Sales International e Apple Operations Europe): “Quasi tutti i profitti delle vendite registrate dalle due società nell’UE sono stati attribuiti internamente ad una ‘sede’ irlandese. La Commissione ha dimostrato che questa ‘sede’ esisteva solo sulla carta e che quindi non avrebbe potuto generare tali utili. Questi profitti attribuiti a tale sede non erano soggetti ad imposta in alcun paese, in virtù di specifiche disposizioni previste dalla legge fiscale in Irlanda, che ora non sono più in vigore”. 

Il ministro delle finanze dell’Irlanda Noonan ha detto che il governo non è in profondo disaccordo con questa sentenza imposta dalla Commissione europea su accordi passati: “La decisione non mi lascia altra scelta che trovare l’approvazione del Governo per appellarsi alla sentenza e per difendere l’integrità del nostro sistema fiscale, allo scopo di fornire certezza alle imprese e fare in modo che la Commissione Europea non entri nel merito delle decisioni sovrane dei singoli stati in materia di aiuti di Stato e di tassazione”. 

Anche Apple ha rilasciato una dichiarazione dopo la pubblicazione della sentenza: “La Commissione europea sta cercando di riscrivere la storia di Apple in Europa, ignorando le leggi fiscali irlandesi e capovolgendo il sistema fiscale internazionale nel processo. La tesi della Commissione non si basa su quante tasse paghi Apple, ma su quale governo debba raccogliere il denaro. La decisione avrà un effetto profondo e dannoso sugli investimenti e sulla creazione di posti di lavoro in Europa. Apple rispetta le leggi e paga tutte le tasse ovunque operiamo. Faremo appello e siamo certi che la decisione sarà ribaltata”. 

Tim Cook ha pubblicato una lettera pubblica in merito alla decisione della Commissione Europea:

Trentasei anni fa, molto prima di lanciare i vari iPhone, iPod e Mac, Steve Jobs decise di stabilire le sue prime operazioni Apple in Europa. In quel momento, l’azienda sapeva che, al fine di servire al meglio i clienti europei, c’era bisogno di una base operativa nel continente. Così, nell’ottobre del 1980, Apple aprì una fabbrica a Cork, in Irlanda, con 60 dipendenti.

A quel tempo, Cork era una città con un elevato tasso di disoccupazione e con bassissimi investimenti economici da parte delle aziende. Ma i leader di Apple videro una comunità ricca di talento e credettero da subito che quella sede avrebbe contribuito alla crescita e al successo in Europa.

Da allora, abbiamo sempre operato a Cork, anche nei momenti di crisi, e oggi diamo lavoro a 6.000 persone in tutta l’Irlanda. La stragrande maggioranza dei dipendenti – alcuni dei quali lavorano lì dal 1980 – eseguono una varietà di funzioni finalizzate ad aumentare la presenza di Apple a livello globale. Dopo Apple, tante altre multinazionali hanno deciso di investire a Cork, e oggi l’economia locale è più forte che mai.

Il successo che ha spinto la crescita di Apple a Cork deriva dai prodotti innovativi con cui i nostri clienti si divertono e lavorano. La nostra presenza in Europa ha contribuito a creare oltre 1,5 milioni di posti di lavoro, comprese le centinaia di migliaia di sviluppatori che operano su App Store, i fornitori, i dipendenti dei nostri store e così via.

Come cittadini responsabili siamo orgogliosi anche del nostro contributo alle economie locali in tutta Europa, oltre che alle comunità di tutto il mondo. Con il nostro business che è cresciuto negli anni, siamo diventati il più grande contribuente di tutta l’Irlanda, il più grande contribuente degli Stati Uniti e il più grande contribuente al mondo. Nel corso degli anni, abbiamo ricevuto diverse indicazioni da parte delle autorità fiscali irlandesi su come rispettare correttamente la legge fiscale del paese; lo stesso tipo di indicazioni che ricevono tutte le aziende che fanno business in Irlanda.

Il parere emesso il 30 agosto sostiene che l’Irlanda ha siglato con Apple un accordo speciale per farci pagare meno tasse. Questa affermazione non ha alcun fondamento, né di fatto né di diritto. Non abbiamo mai chiesto, né abbiamo mai ricevuto, eventuali offerte speciali da parte del governo. Ora ci troviamo nella posizione insolita di essere condannati a pagare retroattivamente le tasse aggiuntive a favore di un governo che dice che non dobbiamo loro più di quanto abbiamo già pagato!

L’iniziativa della Commissione non ha precedenti e porterà gravi implicazioni in futuro. La sentenza propone di sostituirsi alle leggi fiscali irlandesi, in base a come la Commissione ritiene che la legge avrebbe dovuto essere. Questo sarebbe un colpo devastante per la sovranità degli Stati membri dell’UE sulle proprie questioni fiscali, e per la certezza del diritto in Europa. L’Irlanda ha detto che si appellerà a questa decisione e Apple farà lo stesso. Siamo sicuri che la sentenza sarà ribaltata.

 

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