
Negli ultimi mesi Apple ha compiuto un cambiamento silenzioso ma profondo nella gestione dell’intelligenza artificiale. Una trasformazione che oggi appare molto più chiara grazie a un report dettagliato pubblicato da The Information, e che mette al centro una figura chiave dell’azienda: Craig Federighi.
Il responsabile del software Apple ha assunto il controllo diretto dell’organizzazione AI, imprimendo un’accelerazione netta su Siri e sull’intera strategia Apple Intelligence, dopo anni di ritardi, frizioni interne e risultati giudicati non all’altezza.
Federighi al centro della nuova strategia AI di Apple
Secondo il report, nel corso del 2025 Apple ha progressivamente spostato il baricentro dell’intelligenza artificiale sotto la divisione software guidata da Federighi. Un passaggio tutt’altro che formale, che ha avuto conseguenze immediate sul modo in cui l’azienda affronta lo sviluppo di Siri e delle funzionalità AI di nuova generazione.
Durante un incontro interno tra i team software e AI, Federighi avrebbe espresso apertura alla collaborazione ma anche una chiara insoddisfazione per la lentezza dei progressi. Un messaggio che, inevitabilmente, è stato percepito da alcuni come una critica diretta al lavoro svolto fin lì dal team dei foundation models.
Siri cambia strada: modelli esterni per recuperare terreno
La svolta vera arriva a dicembre, quando Apple completa il trasferimento della responsabilità di Siri sotto la guida diretta di Federighi. Poche settimane dopo, a gennaio, arriva l’annuncio ufficiale: le prossime evoluzioni di Siri utilizzeranno modelli di intelligenza artificiale esterni, a partire da Gemini.
Una scelta pragmatica, quasi inevitabile. L’obiettivo è uno solo: portare finalmente sul mercato una Siri profondamente rinnovata nel 2026, dopo il rinvio che aveva fatto rumore nel 2025. Secondo Federighi, affidarsi a un modello di terze parti consente di colmare rapidamente il divario accumulato rispetto ai concorrenti.
Il report evidenzia però anche le perplessità interne legate a questa nuova centralizzazione. Federighi viene descritto come estremamente attento ai costi e poco incline a investimenti massicci dal ritorno incerto, un approccio molto diverso da quello di realtà come OpenAI, Google o Meta, che stanno spendendo decine di miliardi in infrastrutture, chip e talenti.
Apple continua infatti a puntare su una strategia diversa: più elaborazione on-device, Private Cloud Compute basato su Apple silicon e un’attesa calcolata di un abbassamento dei costi dell’AI nel medio periodo. L’idea di fondo è che molte applicazioni consumer possano, col tempo, funzionare direttamente sui dispositivi.
L’AI secondo Federighi: meno caos, più controllo
Un altro aspetto interessante riguarda la visione filosofica di Federighi sull’intelligenza artificiale. Il dirigente ha sempre mostrato una certa diffidenza verso sistemi troppo imprevedibili, preferendo software dal comportamento deterministico e facilmente verificabile in fase di design.
Emblematico il rifiuto di utilizzare l’AI per riorganizzare dinamicamente la Home Screen di iPhone, proposta bocciata perché ritenuta potenzialmente confusiva per l’utente. Una posizione che in passato ha creato tensioni, come nel caso di Mike Rockwell, oggi responsabile di Siri, che già nel 2019 spingeva per interfacce più guidate dall’AI.
La vera svolta arriva però alla fine del 2022, con l’esplosione di ChatGPT. Secondo fonti vicine ad Apple, Federighi avrebbe compreso in quel momento il potenziale reale dei large language model, iniziando a sperimentare in prima persona e dando indicazioni ai team per esplorare integrazioni più profonde.
Da lì nasce anche la consapevolezza che i modelli interni Apple, almeno allo stato attuale, non fossero sufficientemente performanti sui dispositivi. Una valutazione che ha alimentato frizioni interne, con i team AI convinti di non aver ricevuto indicazioni chiare su obiettivi e casi d’uso.
Il piano di lungo periodo
Nonostante l’accordo con Google, Apple non ha alcuna intenzione di rinunciare allo sviluppo dei propri modelli. L’obiettivo dichiarato è adattare e ridurre modelli esterni affinché possano funzionare sempre più in locale sull’hardware Apple, diminuendo nel tempo la dipendenza da partner esterni.
In quest’ottica, l’azienda starebbe valutando l’acquisizione di piccole realtà specializzate nella compressione e ottimizzazione dei modelli AI, un segnale chiaro di una strategia meno appariscente ma molto coerente con il DNA Apple.