
La svolta sull’intelligenza artificiale di Apple inizia a prendere contorni molto più concreti. Dopo la conferma dell’integrazione di Google Gemini come base della nuova Siri, emergono ora dettagli decisamente rilevanti sull’accordo economico e sulle trattative che non sono andate a buon fine.
Secondo un nuovo report del Financial Times, Apple sarebbe pronta a pagare diversi miliardi di dollari a Google nel corso degli anni per utilizzare i modelli Gemini, mentre OpenAI avrebbe scelto consapevolmente di non diventare il fornitore dell’intelligenza dietro Siri. Una decisione che cambia profondamente la lettura del mercato AI per il 2026 e oltre.
L’accordo Apple-Google: Gemini al centro della nuova Siri
Apple ha confermato ufficialmente che i modelli Google Gemini saranno alla base della prossima generazione di Siri, prevista con iOS 26.4 tra marzo e aprile. Non si tratta di un semplice “supporto esterno”, ma di un’integrazione strutturale, pensata per colmare il gap accumulato da Siri rispetto ai grandi modelli linguistici moderni.
Un aspetto chiave, ribadito anche da Apple, riguarda la privacy. I modelli Gemini utilizzati da Siri non gireranno sui server pubblici di Google, ma saranno eseguiti all’interno dell’infrastruttura Private Cloud Compute di Apple, mantenendo il controllo dei dati e il rispetto delle politiche di riservatezza su cui l’azienda di Cupertino costruisce gran parte della propria credibilità.
È un punto fondamentale anche per gli investitori, non a caso la comunicazione ufficiale di Apple è stata calibrata per rassicurare il mercato prima ancora degli utenti.
Quanto pagherà Apple a Google
Il Financial Times parla di un accordo multi-year da diversi miliardi di dollari, strutturato come contratto di cloud computing. Le cifre precise non vengono dichiarate, ma le fonti citate parlano chiaramente di più miliardi complessivi, un dato che rende sempre più credibile la stima di circa 1 miliardo di dollari all’anno.
Se confermato, sarebbe comunque un investimento sostenibile per Apple, soprattutto se messo in relazione a un altro dato spesso sottovalutato: Google versa ad Apple oltre 20 miliardi di dollari l’anno per restare il motore di ricerca predefinito su iPhone. In questo contesto, l’accordo su Gemini appare quasi come un riequilibrio strategico tra due colossi che, pur concorrenti, restano profondamente interdipendenti.
Perché OpenAI non sarà dietro Siri
Uno dei passaggi più interessanti del report riguarda OpenAI. Secondo il Financial Times, l’azienda avrebbe deciso deliberatamente di non diventare il modello “custom” per Siri, preferendo concentrare le proprie risorse su progetti interni.
Ufficialmente OpenAI non commenta, ma una fonte vicina all’azienda parla di una scelta strategica chiara: costruire un proprio hardware AI capace di fare un salto in avanti rispetto alle big tech tradizionali, anziché diventare un fornitore invisibile all’interno dell’ecosistema Apple.
Questo dettaglio è tutt’altro che marginale. Il riferimento è al misterioso dispositivo AI progettato con Jony Ive, ex capo del design Apple, un progetto che punta a ridefinire l’interazione uomo-macchina al di fuori dello smartphone tradizionale.
Da una parte Apple, che sceglie di integrare il meglio disponibile mantenendo controllo, privacy e coerenza dell’ecosistema. Dall’altra OpenAI, che sembra voler puntare tutto su una discontinuità hardware, evitando di essere inglobata nelle piattaforme esistenti.
Google, in mezzo, gioca una partita estremamente intelligente: fornisce la tecnologia, incassa miliardi e rafforza la propria posizione come infrastruttura AI globale, senza esporsi direttamente all’utente finale Apple.
È una dinamica che ricorda molto da vicino i primi anni dell’iPhone, quando Apple non aveva problemi a usare tecnologie esterne pur di offrire l’esperienza migliore possibile.