Marco Landi, ex presidente Apple, si racconta ad iPhoneItalia

19 marzo 2019 di Francesco Siciliani (@FrSiciliani)
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Intervista a Marco Landi, ex presidente mondiale di Apple. L’uomo che ha risollevato l’azienda in un momento di crisi e ha fatto tornare Jobs nella società.

Un uomo brillante, chiamato a risollevare Apple in un serio momento di crisi, che lascia Texas Instruments ed entra a Cupertino. La storia di Marco Landi e del suo rapporto con Apple, Steve Jobs e i prodotti lanciati dall’azienda. Ma non solo; considerazioni sulla Apple dei giorni d’oggi e ipotesi sul suo futuro.

Marco Landi, com’è arrivato in Apple e di cosa si è occupato a Cupertino?

Sono arrivato in Apple nel 1993; ero presidente in Asia della Texas Instruments e un giorno ho ricevuto una telefonata da uno di questi cacciatori di teste che mi chiedeva se volevo andare a cambiare il mondo. Ho capito la metafora, ho capito di che si trattava. Avevo già lavorato per ventiquattro anni con la Texas Instruments, scalando tutte quante le possibilità che potevo avere e incontro il CEO di Apple che in quel momento era un tedesco – Michael Spindler.

Texas Instrument – Fonte Wikipedia

Io avevo un po’ d’interesse a cambiare e accettai di diventare presidente europeo di Apple. Mi detti da fare; in quel momento perdevamo trecento milioni all’anno. In dodici mesi riuscì a raggiungere cento milioni di profitto. Un grande successo, una grande immagine, una grande intervista su Businessweek e mi chiamò il board per dirmi “lavoro ottimo, vieni a dare una mano al CEO, sarai presidente mondiale della Apple Computer“. Io ho scritto tutto questo in un libro, in cui parlo anche delle mie esperienze con Steve Jobs, che si chiama “Da Chianciano – che è il mio villaggio – a Cupertino”, un viaggio meraviglioso.

Dato che ha parlato di Steve Jobs, ecco, lei è stato l’uomo che lo ha fatto ritornare in Apple. Cosa sa dirci di Steve e del suo rapporto con lui?

Steve Jobs è rientrato per caso, o forse perché il destino voleva che Steve Jobs rientrasse e cambiasse il mondo. Eravamo nel 1996 – quindi tre anni dopo il mio ingresso in Apple – e non riuscivamo a creare un Operating System; una vergogna davanti a concorrenti come Windows e Intel che sfornavano innovazione e nuovi programmi. Noi invece non riuscivamo a tirare fuori un OS, per mancanza di un management che avesse veramente la capacità di motivare e di dare una visione. Andiamo sul mercato per cercare o di licenziare un nuovo OS o di acquisirlo. Un gruppo di tecnici ci aiuta ad analizzare quello che c’è nel mercato e mettiamo in lista tre di quelle che erano le migliori aziende esistenti sul mercato.

La prima era una piccola società, si chiamava Be ed era stata fondata da un francese precedentemente CTO di Apple. Questo personaggio aveva creato davvero un OS di grande valore tale da poter essere considerato dai nostri tecnici il migliore sul mercato. Iniziamo le trattative, includiamo il board – tutto segreto, può immaginare – e arriviamo ad una fase finale in cui, dopo aver valutato la compagnia – i nostri ci suggerivano di offrire sessanta o settanta milioni di dollari – offriamo duecento milioni di dollari. Invece no, la trattativa non si conclude perchè lui ne voleva trecentocinquanta. Essere greedy, come dicono gli Americani, non serve e in effetti questo signore ha rivenduto la sua compagnia, due anni dopo, per soli sei milioni.

Next - Fonte Wikipedia

NexT – Fonte Wikipedia

Passiamo alla seconda azienda. E la seconda chi è? È NexT, la compagnia di Steve Jobs. Io incontro questo giovanotto – ero più anziano di lui – con questi pantaloni sbracati, questo maglione nero che a NexT aveva fallito completamente. Non aveva più marketing, non aveva più vendite, non aveva più produzione. Aveva però questo OS e un sogno: quello di rientrare in Apple e vendere il NexT.

Jobs entra in punta di piedi come advisor per il nuovo CEO – Michael Spindler era stato cacciato. Il nuovo CEO, un incompetente – lo devo dire – che non capiva, che non aveva energia, che non aveva passione, lo prende come suo assistente pensando che Steve Jobs potesse rimanere sempre suo assistente – può immaginare con quale visione – mentre Steve comincia ad operare con il board per potersi riprendere la Apple. Convince il board, si riprende la Apple e fa fuori tutti noi, giustamente, dicendo “adesso ci metto i miei uomini”. Pero vede, non è rimasto più nessuno dei suoi uomini.

Steve Jobs era un genio, era un innovatore ma era anche capace di rubare idee, di rubare tecnologie che però poi implementava e metteva insieme in una maniera favolosa. Umanamente non era quello che si possa dire un uomo di facile approccio, un uomo di un’umanità che ti fa riscaldare il cuore.

Il genio si è poi reso conto che la partita contro Microsoft l’aveva perduta e ha detto “cambiamo le regole del gioco”; ha creato l’iPod che ha distrutto la Sony, ha creato l’iPhone e ha cambiato il mondo.

Ecco, lei crede che l’iPhone sia stato davvero rivoluzionario?

Lancio iPhone – Fonte Wikipedia

La genialità. Perché noi lo chiamiamo iPhone ma quello che lui ci ha dato non è un iPhone. Lui è riuscito a creare questa convergenza, lui ha capito che poteva mettere in questo apparecchio, che è diventato uno strumento di comunicazione di massa, non solo il telefono. Ci ha messo l’iPod e tutto l’entertainment, ci ha messo il telefono e la connessione e via via applicazioni e applicazioni, che hanno fatto di questo strumento la cosa più innovativa – oggi pervasiva – che esista al mondo. Oggi se hai una startup e non hai una connessione con uno smartphone è meglio che abbandoni.

Marco Landi, lei ha provato ad acquistare Apple. Crede ancora nel suo potenziale, ora sotto la guida di Tim Cook, considerando che da anni manca l’effetto wow?

Quando sono andato in missione per Telecom Italia e il suo direttore generale, Telecom era cash-rich – non so oggi se lo sia ancora – mentre Apple era in crisi. Quando ci sono ritornato nel 1999 e ho rivisto Steve Jobs, che purtroppo cominciava ad essere abbastanza malandato, lui stava già trattando. Una delle ragioni per le quali non si fece nulla, infatti, era che lui stava già trattando; poi gli esplose in mano l’iMac, un prodotto che avevamo creato noi con la precedente amministrazione. Io ero andato li con quest’obiettivo; portare l’iMac nelle scuole, fare dell’Italia il paese più avanzato con il livello di digitalizzazione più estremo possibile non solo nelle famiglie ma nelle scuole perchè era da li che dovevamo creare i nostri talenti.

Presentazione iMac – Fonte Business Insider

Poi purtroppo sono successe diverse cose, Telecom è stata scalata, Apple ha cominciato a fare profitto ed è diventata difficilmente acquistabile. Oggi non c’è nessuno che la possa acquistare, considerando anche solo il cash che possiede.

Però comincio a vedere dei segni di debolezza, che sono vari. Non è solo il fatto che non c’è più innovazione e lo dobbiamo dire – ormai Steve è morto – da un bel po’ di anni. Cosa abbiamo visto? Abbiamo visto iPhone 7, iPhone 8, iPhone X, bellissimi. Ma oggi chi va ad acquistare un nuovo iPhone quando tra iPhone X e iPhone 7 non è che ci sia questa grande differenza?

Lancio iPad – Fonte Wikipedia

L’iPad lo aveva fatto lui, hanno fatto Apple Watch, un fallimento completo. Ci sono altri segni di debolezza. Tim Cook, che sta dimostrando di non essere un genio creativo, non ha portato niente, non ha nemmeno portato in Apple persone, talenti.

Poi in più, sul mercato cinese, che doveva essere una forza, un nuovo slancio, un nuovo sviluppo in termini di mercato come grossi volumi, c’è una Xiaomi che gli sta facendo le scarpe e c’è Huawei. Io stesso mi sono comprato un P20. Fanno innovazione, sulla fotografia – parlavamo di entertainment – e il P20 fa fotografie di altissima qualità.

Vedo che in Apple purtroppo non c’è innovazione, non sono riusciti a scalare sul mercato, sebbene siano ancora molto cash-rich per cui non sarà una piccola tempesta a farli cascare. Ma ci sarà bisogno che il board cominci a cambiare qualcosa. Non si può solo comprare, bisogna anche creare. Quando si parla della della macchina self-driving so che non è nel core business di Apple. Gli appassionati della Apple vogliono vedere qualcosa per la quale dire “wow”.

La “one more thing”, giusto?

“The one more thing, wow! I want to buy it.” Think Different; che genio nella comunicazione, Jobs è stato geniale. Com’è stato geniale nel creare i prodotti, è stato geniale nel creare il brand della Apple. Tutto era facile, bello, attrattivo ed era caro perchè non è che i prodotti della Apple costassero poco. Ma tutto con una comunicazione che ti appassiona: “The computer for the rest of us”.

E non è facile per nessuno seguire le sue orme. – Marco Landi

Ora, Marco Landi, di cosa si occupa una personalità tanto importante e con così tante storie da raccontare? Investe su nuovi progetti?

Io, dato l’amore per il nostro Paese, vorrei vederlo svilupparsi sempre di più. Ora opero con le startup con l’obiettivo di investirci, aiutarle a trovare ulteriori capitali quindi aprire il mio networking e suggerire in che maniera potersi sviluppare e soprattutto internazionalizzare. Il nostro è, purtroppo ancora, un sistema che non fa sistema. Oggi ho sentito, per esempio, che alcune università iniziano ad aprirsi, ho sentito la Regione Puglia che comincia a dire “dobbiamo investire”. Ci sono fortunatamente dei trend, ci sono delle pulsioni positive che bisogna cogliere, incentivare. E io cerco di dare il mio contributo aiutando i giovani e facendo in modo di predicare, ovunque vado, di fare sistema.

La nostra Italia ha dei talenti ed io qui in Puglia ne ho trovati favolosi, gente veramente spettacolare. Ma ce ne sono dappertutto, certo ne ho trovati di più in Puglia ma per una questione di relazioni, e mi piacerebbe che il sistema Italia si creasse, si sviluppasse e veramente portasse a creare non solo una MurgiaValley ma tante altre valli connesse tra di loro che rendano l’Italia uno dei Paesi più sviluppati al mondo in modo da evitare che i nostri giovani se ne debbano andare all’estero.

Nota dell’editor, Francesco Siciliani

Marco Landi è quindi una personalità di spicco. L’uomo chiave di Apple in quegli anni, con così tante storie da raccontare. Il suo attuale impegno verso le startup è degno di nota. La passione con la quale ha raccontato queste storie e parlato delle potenzialità del nostro paese ha reso quest’intervista molto di più che una semplice chiacchierata. Grazie per aver condiviso queste storie, opinioni e considerazioni con noi, Marco Landi.

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