Tim Cook ricorda Steve Jobs a sei anni dalla sua morte

05 ottobre 2017 di Giuseppe Migliorino (@GiusMigliorino)

Tim Cook ha pubblicato un messaggio su Twitter per ricordare Steve Jobs nel sesto anniversario dalla sua morte.

Il messaggio è molto semplice e incisivo:

Ricordando Steve oggi. E’ ancora con noi, ancora ci ispira. “Fai qualcosa di meraviglioso e portalo fuori da qui”

La frase finale era molto utilizzata da Jobs soprattutto quando parlava ai dipendenti dell’anima di Apple. Tra l’altro, fa parte anche della registrazione audio che Apple ha fatto ascoltare all’inizio del primo keynote che si è tenuto nello Steve Jobs Theater a settembre:

Ci sono molti modi per essere una persona, e alcune persone esprimono il loro apprezzamento verso il mondo e l’umanità in modi diversi. Uno dei modi che preferisco è quello di fare qualcosa di meraviglioso e portarla fuori, nel mondo. Non si incontrano mai altre persone, non si stringono mani, non si ascoltano le loro storie e tu non racconti la tua. Ma in qualche modo, nell’atto di fare qualcosa con cura e amore, stai trasmettendo qualcosa di importante. E’ un modo profondo di esprimere il nostro apprezzamento verso l’umanità. Quindi dobbiamo essere fedeli a quello che siamo. Ricorda che è importante per noi. Questo è ciò che rende Apple quello che è oggi: is if we keep us, us.

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  • JonathanDeCaria

    “appressamento”…..

  • Corryg

    la frase ha senso sia con apprezzamento che con appressamento
    non mi sentirei di giudicarlo un errore

  • JonathanDeCaria

    Dici?… forse è una forzatura sulla traduzione… a me non suona benissimo con appressamento… bisognerebbe capire cosa ha detto in lingua originale non sottotitolata 😉 Certo che appressamento sono millenni che non lo sento dire…

  • Stefano Ferrero

    Scusa spiegamela perché non capisco. Come fa ad aver senso in tutti e due i modi? Appressamento è un verbo che significa avvicinamento… come può aver un significato corretto qui??

  • bravodillo

    E ogni tanto agitano ll fantoccio di Steve Jobs per lucidare il brand… Quando Steve Jobs era ancora in vita e non si sapeva nulla della sua malattia, scrissi un post sul web: che cosa succederà ad Apple se Steve Jobs venisse a mancare? Qualche giorno dopo esplode il caso sui giornali. Coincidenza. Ecco, oggi la domanda che farei è: che cosa farà Apple quando gli smartphone, come si dice, (l’iPhone o proprio tutta la categoria di devices) saranno presto superati? A proposito, i cinesi hanno già sperimentato con successo i computer quantistici per una trasmissione criptata con l’Austria. La notizia ha fatto il giro del mondo. La velocità misurata era 24000 volte superiore a quella di un normale computer. Apple, la smetti di far cassa con ‘sti device del piffero, il face recognition e menate simili… e ti metti di buzzo buono a costruire computer all’avanguardia come facevi un tempo?

  • bravodillo

    Ma dove lo leggete qui “Appressamento”?

  • Stefano Ferrero

    Era scritto prima… classico errore di Migliorino

  • LucianoLucio

    La tua presunzione verso dei professionisti di fama mondiale mi perplime.

    La risposta alla prima domanda già ce l’abbiamo: dopo Jobs, Apple è diventata l’azienda più ricca del mondo.

    Alla seconda domanda, al momento non si può rispondere, ma, per dire che gli smartphone saranno presto superati dai computer quantistici, bisogna avere molta fantasia.

    Senza offesa: consigliare ad Apple di porre il Mac come prodotto cardine dell’azienda significa non capire proprio nulla del mercato attuale.

  • bravodillo

    Ti sei risposto da solo (dopo Jobs, Apple è diventata l’azienda più ricca del mondo). La spiegazione te la do io, visto che non ci arrivi da solo. Appena morto Jobs, tutti sono corsi a monetizzare, svendere, rendere commerciale, sfruttare commercialmente, fare a pezzi… l’azienda di Cupertino. Il risultato è che oggi Apple è si l’azienda più ricca del mondo, ma non è più la Apple cool, quella che innovava, che proponeva soluzioni intelligenti a problemi concreti, come quelli del mondo della produzione e dei professionisti (cosa che ha dato fama ad Apple). Oggi Apple sfrutta il brand e l’ultima idea di Jobs per produrre devices per cerebrolesi che fanno a gara per accaparrarsi l’ultimo modello solo perché ha il FaceID o gli “angoli smussati”. il FaceID è difatto una superfetazione progettuale pensata per i bamboccioni tech che comprano i device color oro-rosa! Apple, nonostante i soldi, è in decadenza da anni. Per dirla in un altro modo, è un po’ come succede agli artisti che dopo il successo cominciano a sfruttare il brand producendo musica commerciale di bassa lega, magari copiata/acquistata dagli altri. Ecco cos’è Apple oggi. Lo sfruttamento commerciale di un mito. La decadenza. Infatti vendono a cani e porci. Non è più un brand per intenditori. Ma un brand per un popolo di bamboccioni e tecno-negati convinti che possedere un device Apple sia cool perché anni fa Apple “era” un brand per intenditori. Illusione. Quelli che prima erano gli intenditori della vecchia Apple (quella con il logo colorato), sono andati avanti. Ed avanti non c’è Apple. C’è l’avanguardia della tecnologia. Quelle vera ed utile. Non il FaceID che ti fa sentire James Bond mentre, scopa in mano e guanti in gomma gialla, lavi il pavimento di casa e ti telefona tua nonna…

  • LucianoLucio

    Per fortuna che hai atteso un po’ prima di rispondere, così in pochi leggeranno le tue sciocchezze.

    Non conoscere la differenza tra un pennino da utilizzare con la tastiera virtuale di un telefono e una penna digitale come Apple Pencil è preoccupante.

    Il logo colorato della Apple fu eliminato proprio da Jobs, quando ritornò a lavorare per l’azienda nel 1998.

    Il fondatore di Burberry’s è morto nel 1926, mentre il nome è stato modificato in Burberry nel 2000.

    Angela Ahrendts era amministratore delegato di Burberry, è adesso che lavora in Apple ad essere vice presidente del reparto retail.

    A dare fama a Apple sono stati prima gli iPod e poi gli iPhone.

    La Apple attuale ha ridotto il numero di modelli di moltissimi prodotti: Con Jobs c’erano IPod Touch, Classic, Mini, Nano, Shuffle, mentre oggi solo Touch, Nano e Shuffle; prima c’erano Mac Pro e Xserve (e altri) mentre ora c’è solo il Mac Pro; prima MacBook Air da 11” e 13”, MacBook Pro da 13”, 15” e 17”, mentre ora esistono solo i MacBook da 12” e i Pro da 13” e 15” (sono ancora a listino gli Air da 13” ma è chiaro che presto usciranno di produzione). In generale, prima c’era una gran confusione, con tantissimi prodotti che spesso cambiavano nome ogni anno (Power Macintosh, Power Macintosh Cube, Power Macintosh Quicksilver, Power Macintosh G5, PowerBook, iBook, MacBook, MacBook Air, Macbook Pro, eMac, iMac, ecc.) con dimensioni e design che cambiavano continuamente (ricordo iMac da 17”, da 20”, da 24” prima di giungere alla situazione attuale), mentre ora c’è molto più ordine con una linea ben definita: iMac e iMac Pro, Mac Mini e Mac Pro, MacBook e MacBook Pro, iPad e iPad Pro. Ovviamente, all’epoca, c’erano un solo modello di iPhone e iPad perché i rispettivi mercati erano agli albori, mentre oggi è stata effettuata una diversificazione (per motivi che comprende anche chi ha conoscenze elementari di economia) esattamente come faceva Jobs.

    L’obiettivo di un’azienda sono i profitti: Jobs fu richiamato in Apple per aumentarli e la medesima finalità persegue Tim Cook. Giudicare un’azienda con le stesse modalità con cui si valuta un artista è una delle cose più infantili che abbia mai sentito in vita mia.

    Non capisco che cosa porti uno a cui non piace nulla di Apple a frequentare un sito dedicato ad essa.

  • bravodillo

    Risposta weak. Non sai che dire. Allora copi e incolli da Wikipedia. Non conosci la storia, parli a vanvera, connetti gli eventi a casaccio, come ti conviene, senza un nesso reale. Apple deve il suo primo successo all’interfaccia grafica acquistata da Xerox, poi copiata da Bill Gates, non agli iPod. Quello fu il primo successo popolare. Tu sei un parvenue nel mondo Apple. Arrivi tardi. L’azienda di Jobs, prima di iPod, coniugava profitti al prestigio del brand. Trovava dei compromessi nobili. Oggi è solo profit. Ed oggi il brand è solo un vessillo da agitare di tanto in tanto, “in memoria di Jobs” per spremere più grana. Jobs quando fu allontanato da Apple costruì NextStep che è oggi la base delle APIs di Cocoa. Non pensava certo a svendere il brand infarcendo i suoi prodotti con tecnologia fake per polli, tipo FaceID. Jobs era una persona seria. Faceva i suoi compromessi col mercato ma teneva duro. Alla sua morte, gli eredi anno aperto le cosce. E fatto denari. I membri del board oggi si elargiscono milioni di dollari, cosa che all’epoca Jobs non si sognavano neanche. Eresia… Ed oggi, non sapendo cosa inventare, perché non hanno il genio di Jobs, infarciscono i device di tecnologia a casaccio, inutile (TouchID, FaceID, doppia lente, leggi supercazzole…), per vendere ai polli. Non c’e più niente di genuino in Apple oggi. Dai, vai a dormire. ‘Che domani devi andare a lavorare. Spero che almeno tu abbia uno straccio di lavoro. Studia, parla con i veterani Apple, fatti una cultura… Wikipedia è il Bignami. E poi, dopo, semmai, parli.

    P.S. Io frequento questo sito perché da 20 anni lavoro in ambito Apple. So cos’era Apple prima (wonderful) e cos’è oggi (mera commercializzazione del brand per far grana con i polli). E quindi esprimo le mie critiche. Peraltro circostanziate e riscontrabili). Buona notte. E studia. E sopprattuto apri gli occhi.

  • LucianoLucio

    Sarei io a connettere eventi a casaccio, quando tu hai posizionato cronologicamente contigui un fatto avvenuto 1926 e uno del 2000? Sarei io a parlare a vanvera, quando sei tu a ritenere che i pennini abbinati ai telefonini di dieci anni fa siano la stessa cosa dell’Apple Pencil?

    Io ho citato alcuni prodotti dell’Apple di Jobs e la matematica dice che l’azienda guidata da lui immetteva sul mercato molti più modelli di quanto accade ora (salvo iPhone e iPad, come già detto e spiegato).
    Siccome io non ho espresso alcuna opinione (tuttavia, se la esprimessi, su alcune cose potrei anche essere d’accordo con te), ma elencato dei fatti oggettivi non smentibili, tu ora ti sposti sul personale e ti metti a fare elucubrazioni sul mio ceto sociale e sul lavoro che volgo, pretendendo che io smetta di commentare e vada a dormire.

    Ti chiedo un favore: evita di consigliare agli altri di studiare, quando non conosci il tuo interlocutore e quando le tue mediocri capacità di scrittura ti portano a digitare frasi sconnesse, per via di un utilizzo del punto fermo come segno di interpunzione pressoché universale. La cosa buffa è che – per ovviare a ciò e darti qualche aria – infarcisci i tuoi discorsi farfuglianti con forestierismi che non sai nemmeno scrivere (parvenu è singolare maschile, parvenue è singolare femminile; parvenus è plurale maschile, parvenues è plurale femminile). Davvero, dai una sfogliata a qualche libro di grammatica e magari a un dizionario; dopo, semmai, scrivi.

    P.s. tu sei qui a lamentarti del fatto che Jobs sia morto e che Apple sia cambiata, poi dici che i dirigenti attuali non hanno il genio di Jobs, quindi non possono fare altro rispetto a ciò che stanno facendo. Sinceramente, non trovo alcun senso in ciò e mi sento di darti un unico consiglio: se ti trovi bene – nel tuo campo professionale – con i prodotti Apple, allora comprali, altrimenti acquista altro, ma poni da parte tutto questo astio, ché tanto zio Steve non può resuscitare.

  • bravodillo

    Il fatto che Burberry’s sia stata fondata nel 1926 non cambia nulla. Sta di fatto che gli eredi hanno trasformato un brand di grande prestigio in un brand popolare in nome del denaro. Dalle tue argomentazioni sembrerebbe che per te il denaro sia tutto. Ma evidentemente ignori il fatto che il fondatore di Burberry’s, che avrebbe potuto creare un brand popolare e fare più grana, ha preferito puntare sulla qualità e sullo stile rinunciando a profitti facili. Il profitto non è l’unico motivo che spinge un imprenditore a creare un’azienda. A volte neanche il primo.
    Veniamo a “parvenu”. A parte il fatto che potrei darti lezioni di francese a occhi chiusi, anche d’inglese, ma lasciamo stare, quando si scrive su un blog ci sono spesso errori, a volte lapsus, a di battitura, a volte correzioni imparziali… Succede nelle migliori testate giornalistiche, vuoi che non succeda su un blog? Ti attacchi al refuso perché non hai altri argomenti.
    Certi prodotti Apple sono spariti perché Apple ha tagliato il segmento “Pro” nell’ottica di dedicarsi esclusivamente al mondo consumer, molto più redditizio. Al contempo sono aumentati i modelli consumer (iPod, iPhone, iPad, MacBook Air, etc.) in vari tagli e colori, per soddisfare la domanda del mercato. È come se oggi Ferrari, smettesse di produrre auto di grossa cilindrata per produrre utilitarie consumer rosso-oro con apertura degli sportelli con FaceID. Il cliente tipo sarebbe il possessore di iPhone. Con camicia Burberry. Questa è proprio bella! Ti saluto. Fatti una scorpacciata di denaro.

  • LucianoLucio

    Non hai ancora capito (anzi hai capito benissimo, visto che hai modificato il commento): tu hai detto che, alla morte del fondatore di Burberry’s, il nome è stato modificato in Burberry – fatto invece avvenuto nel 2000. Io ho ti riportato la notizia che egli, in realtà, è deceduto nel 1926; Burberry è stata fondata nel 1856.

    Dalle mie argomentazioni – che sono in realtà dati oggettivi – sembra che il denaro sia tutto per un’azienda quotata in borsa, non per me.

    Ferrari non ha alcun bisogno di produrre automobili di altri segmenti, visto che fa già parte del gruppo Exor, dove al suo interno esiste FIAT che si occupa di quel settore. Oggi quasi tutti i marchi storici – di qualunque ambito – fanno parte di grandi holding o gruppi che inglobano aziende che vengono riposizionate al fine di coprire più fasce possibili di mercato: il primo che mi viene in mente è Richemont che controlla Cartier, Vacheron Constantin, Montblanc, Van Cleef e molte altre, oppure – confinando il discorso all’orologeria – possiamo citare Swatch Group, che propone segnatempo che vanno dai 50 euro fino a svariate centinaia di migliaia.

    Chi non fa parte di queste enormi società, o è fallito (poi ovviamente qualche rara eccezione c’è), oppure per forza di cosa si è spostato autonomamente verso prodotti potenzialmente più redditizi, che interessassero un maggior numero di acquirenti. Questo è ciò che ha fatto anche Apple, percorrendo la strada di Jobs, iniziata con iPod e proseguita con iPhone.

    Scrivere *anno* in luogo di *hanno*, oppure costruzioni prive di senso come *correzioni imparziali* possono essere errori di battitura o lapsus calami, infatti non li ho sottolineati. Al contrario, utilizzare ogni 4 parole un termine inglese per via dell’incapacità di trovare un corrispettivo in italiano, adoperare il punto fermo in luogo degli altri segni di interpunzione, usare per due volte la forma femminile parvenue/parvenues per parlare al maschile, trasformare *ché* – forma aferetica di perché – in *’che* sono tutti sintomi di ignoranza.
    Dai, si vede che hai qualche difficoltà nello scrivere in italiano, ma non è mica un problema: basterebbe che tu ti valessi di un pizzico di umiltà; se invece continui a porti con modi arroganti, ripetendo agli altri che devono studiare, allora mi sembra giusto farti notare che non sei nemmeno capace di scrivere.

    Non ho ragione di mettere in dubbio il fatto che potresti insegnarmi molto di francese: del resto sei convinto di poter spiegare ai dirigenti di Apple come svolgere il loro mestiere.

  • bravodillo

    Si, intendevo che la “nuova generazione” di Burberry ha cambiato stile (non sapevo quando è nato il fondatore, e non mi importa). Basta e avanza per fare l’esempio, cioè: la nuova generazione, disattendendo lo stile del brand e di famiglia (peggio se fondata un secolo fa!), hanno consumerizzato l’azienda che per un secolo è stata un’azienda di clan classe. Bisogna avere un’indole da archivista della posta per attaccarsi alla data di nascita del fondatore per cercare di smontare un concetto che invece, tuo malgrado, resta validissimo anche se cambi la data di nascita del fondatore. Anzi peggio. Metti a fuoco invece le idee. I concetti espressi. Focalizza il fulcro di una discussione. Ecco, tu critichi le virgole ed io da qui capisco come ragioni. Pensi alla forma e all’enciclopedia. Infatti guardi i refusi, magari non lo dici, ma li guardi (ah! il punto fermo ti fa impresione, vero, forse perché tu non ne hai), e citi gli archivi. Ma il tuo ragionamento dov’è? Lo sanno tutti che quando si posta su internet, si va veloci e si fanno errori. E lo so dalle elementari che perché si scrive con l’accento acuto e si abbrevia con ‘ché. Solo che poi, in un post su internet, me ne frego. Non serve. Stesa cosa per gli SMS e instant-messages. Se ti dicessi quante pubblicazioni ho al mio attivo, sia in Italiano che in lingue straniere, sia in Italia che all’estero, ti metteresti a piangere. Poi, (t’illumino un po’ – guarda ho scritto po’ con l’apostrofo, hai visto? Sto migliorando grazie a te) magari magari io non vivo in Italia e per l’80% del mio tempo parlo diverse lingue straniere. Ma dai? Non ci avevi pensato? Eh si, perché da come ragioni si potrebbe pure ipotizzare che vivi nel tuo piccolo mondo (in un sottoscala dell’archivio delle poste?). Quindi, dicevo, il termine straniero mi scappa. Anzi a volte faccio fatica a trovare dei corrispondenti italiani. Ti fa impressione la lingua straniera? La trovi impura? O trovi impure le commistioni di lingue? Sei per la chiusura dei confini? Sei della lega? Io credo in un mondo senza frontiere. La cultura è liquida. Segue il ciclo delle acque: piove qui, evapora e va finire là. Il terreno la assorbe, la carica di altri sali minerali e poi evapora ancora una volta… In ultimo, Io non ho mai detto di essere convinto di spiegare ai dirigenti Apple come fare il loro mestiere. Lo fanno alla grande. È che non mi piace lo stiledi Apple oggi. Fine. Oggi Apple fa le utilitarie della Ferrari, con apertura sportelli comandata da Siri e FaceID, ed (ti piace la congiunzione eufonica? Dai! Dimmi di si!) i suoi clienti indossano camicie – hai visto, so pure il plurale corretto di camicia, e senza dizionario! Magia! – Burberry. Il concetto è chiaro? O devo di nuovo fare lo slalom (come tradurresti slalom?) tra i tuoi appunti sulla mia punteggiatura? Cmq sei bravo a dirottare il discorso (quando non sai che dire). Ciao, devo andare. NOn rileggo, scusa gli errori 🙂

  • LucianoLucio

    Ancora non ci sei e adesso comincio a dubitare anche delle tue capacità di lettura e comprensione: la data di nascita del fondatore di Burberry – allora Burberry’s – non l’ho nemmeno menzionata; ho citato gli anni di fondazione, di morte del fondatore e quello in cui è avvenuta la modifica del nome dell’azienda.

    Francamente, non ho capito quali argomentazioni tu mi stia chiedendo: hai appena affermato che non ti piace lo stile di Apple, che cosa ti devo dire? Di quali ragionamenti hai bisogno? Se a uno non piace la pizza, perché dovrei provare a fargli cambiare idea? Al massimo posso consigliargli di provare altri cibi, che è ciò che ho fatto con te, invitandoti ad acquistare prodotti di altre marche, i quali possano soddisfare le tue esigenze. Inoltre, ti ho già spiegato il motivo per il quale Apple si è spostata verso il settore consumer e perché Ferrari non produce auto pensate per il popolo, quindi, che altro vuoi sapere?

    In questa discussione, il problema nasce dal fatto che ti sei posto con grande arroganza, con l’atteggiamento tipico da *so-tutto-io-e-tu-non-sai-niente* e insultando, indiscriminatamente, gli acquirenti dei prodotti Apple. Per questa ragione, mi è sembrato opportuno farti notare le grandi lacune del tuo eloquio, sottolineando come esso mal si abbini alla tua presunzione. Purtroppo, continui imperterrito con la tua supponenza e mi dici che mi metterei a piangere, qualora conoscessi il numero delle tue pubblicazioni; ma, dico io, non hai pensato che, magari, invece, potrei farti i complimenti? Probabilmente sei troppo impegnato a insultare i tuoi interlocutori e coloro i quali indossano i vestiti e utilizzano gli smartphone che a te non piacciono.

    Prima mi hai detto che sono ricco, ora ipotizzi che io viva in un sottoscala; sei riuscito a buttare nel calderone addirittura la chiusura dei confini, la Lega nord e il ciclo dell’acqua. Menomale che sono io a dirottare il discorso.
    Il punto non è l’utilizzo di forestierismi, ma è caricaturale e ridicolo mettere un termine straniero ogni quattro parole. La parola *slalom* non ha bisogno di essere tradotta in alcun modo, in quanto è un termine tecnico – utilizzato in varie discipline sportive – nonché una parola che, ormai, fa parte della nostra lingua.

    È la *d* ad essere denominata eufonica, non l’intera congiunzione, comunque, sì, mi piace, a patto che venga utilizzata in modo corretto. Purtroppo, tu l’hai adoperata a sproposito, visto che hai intervallato *ed* e *i* con un inciso contenuto tra parentesi. Inoltre, nella lingua corrente, si consiglia di usare la *d* eufonica solo per separare due vocali identiche, a meno che non si voglia omaggiare la lingua latina (ma dubito che questa fosse la tua intenzione).

    Ti ribadisco che *ché* non prevede l’apostrofo: http://www.treccani.it/vocabolario/che quindi alle elementari ti hanno somministrato nozioni false, oppure eri distratto.

    È la seconda volta che mi saluti e non ne capisco il motivo: se vuoi smettere di commentare, fai pure.

  • bravodillo

    Dai, ora fai i distinguo sul fatto che hai citato la data di nascita del fondatore di Burberry’s ma non l’azienda stessa. Sei alla frutta. Ti arrampichi sugli specchi. Invece devi ammettere, e ti servirebbe parecchio, che sei uno che si attacca alla forma, alla grammatica, alla punteggiatura, come un professorino di un liceo di provincia (ma non lo sei, ne sono sicuro, fai troppe ricerche su Google, si capisce dalle tue risposte, ergo, non ne sai un tubo), per dar manforte alle tue tesi, che, in quanto tesi, sono, per definizione, discutibili, criticabili…
    Poi, la “d” eufonica, alias, l’acqua calda. Se la uso in una congiunzione, questa diventa eufonica. Eufonica dunque è un attributo, che si può dunque prestare, associare, attribuire. N’est-ce pas? D’altra parte, se non mi concedi la metonìmia del caso, cosa dovrei dire io del tuo “eloquio” (le grandi lacune del tuo eloquio)? Io qui scrivo, non parlo. Forse la tua era una sineddoche? Come vedi, mio caro aspirante prof, alla pedanteria non v’è fine. Ed è materia dei grezzi, aspiranti… Poi, la mia parentesi dopo “ed” nasce proprio dall’esigenza di spiegarti le cose. Fosse per me non l’avrei mai messa. È dunque una gentilezza nei tuoi confronti. Una superfetazione linguistica per gentile concessione. E te ne lamenti? Non va a nozze con il tuo purismo (non quello di Ozenfant, per carità)? Sta a te leggere e cancellare (e ringraziarmi) le parentesi e rileggere come se non vi fossero. Cancella le parentesi e “ed i suoi clienti” suona bene. Ma devi lavorarci su. Devi usare il cervello. La fantasia. Il buon senso. Cogliere la gentilezza che le ha create. Poi, ‘ché è lecito. Chiedi ad un professore. Non ad internet (guarda, un’altra eufonia! LOL!). Un professore in carne ed ossa. Ne hai mai conosciuti? Ed inoltre, semmai (tu) dovessi andare a vivere all’estero, ti accorgerai che, ahite (concedimi il neologismo, suvvia), esiste una lingua internazionale, trasversale, parlata in tutto il mondo, che contempla l’uso di termini americani (e.g. “revenues”, ma anche lo stesso “e.g.” nelle missive italiane), francesi (“perlage”), latini (“status quo”)… che vengono quotidianamente usati senza meraviglia di alcuno. Quelli che tu chiami “forestierismi”, e che trovi pure ridicoli perché probabilmente non vivi in una dimensione internazionale, per altri sono il linguaggio quotidiano. Come ti dicevo, la cultura è liquida.
    Dulcis in fundo 🙂 sei sulla buona strada. Almeno hai capito che per dialogare bisogna argomentare con dei dati certi. Tu li prendi “last minute” 🙂 da Wikipedia e Treccani.it ed è già tanto. Molto di più di chi parla a vanvera. Però la cultura è qualcosa di più complesso. Le informazioni acquisite durante la fase di apprendimento (infanzia, scuola, università…) e sedimentate nel tempo, evolvono in strutture memiche (di memi) sempre più complesse. Strutture i cui elementi sono interscambiabili in tempo reale e dunque capaci di assumere configurazioni infinite a seconda del contesto dialogico in cui si configurano. Capisci? Significa, in primis, architettare risposte complesse “on the fly” su una base dati “flat” quindi attingere a singoli memi “basic” ed assemblarli in strutture complesse all’occorrenza in microsecondi. E significa anche attingere a strutture di memi complesse, costruite e verificate in precedenza, ed essere al contempo coscienti della genesi strutturale che ha originato le branches di memi: la scuola di pensiero, le sue contraddizioni, la sua evoluzione nel tempo, le sue interazioni con altre branches culturali. Non tutte le branches di memi possono associarsi felicemente in una risposta costruttiva, logica e sensata. È un bel lavoro. Svolto in un battito di ciglia. È un po’ più complesso (e incredibilmente più rapido) che copiare e incollare da Treccani. Alla prossima puntata [Aria sulla quarta corda di Bach e sigla].

  • LucianoLucio

    Non è che li chiamo io *forestierismi*, ma si chiamano così: http://www.treccani.it/enciclopedia/forestierismo/

    Io scrivo: “la data di nascita del fondatore di Burberry (…) non l’ho nemmeno menzionata”.

    Tu rispondi: “ora fai i distinguo sul fatto che hai citato la data di nascita del fondatore di Burberry’s ma non l’azienda stessa”.

    Io scrivo: ”il punto non è l’utilizzo di forestierismi, ma è caricaturale e ridicolo mettere un termine straniero ogni quattro parole”.

    Tu rispondi: “quelli che tu chiami “forestierismi”, e che trovi pure ridicoli”.

    Io posso – compassionevolmente – insegnarti a esprimerti in un italiano accettabile, visto che hai confessato di avere problemi con tale lingua, ma non sono idoneo a curare l’analfabetismo funzionale.

    *Ahitè* te lo concedo, anche perché non è un termine che hai coniato tu.

    L’atto del parlare, tra le varie accezioni, esprime il concetto di “utilizzo della parola”, ovvero anche quando essa è comunicata in forma scritta.

    Qua trovi il significato di *eloquio*, ovvero il *parlare*: http://www.treccani.it/vocabolario/eloquio/

    Qua trovi quello di *parlare*, dove al punto 1.b. puoi leggere “discorso (parlato o scritto)”: http://www.treccani.it/vocabolario/parlare1/

    Inoltre, già Cicerone, in un’epistola ad Attico, utilizzava *loquor tecum absens* nel senso di *scriverti*: http://www.latin.it/autore/cicerone/epistulae/ad_atticum/12/39.lat

    Quindi non c’è nulla di pedante, semplicemente io ho scritto correttamente – rispettando l’uso che si fa in italiano e quello che si faceva in latino – e tu hai sbagliato a sottolineare il contesto in cui io ho posto il termine eloquio. Viceversa, alla tua domanda – considerato il fatto che tu abbia ammesso di stare migliorando grazie a me – ho precisato che a essere denominata *eufonica* è la *d*, non la congiunzione/preposizione a cui essa è accorpata; questo non esclude che tu possa impiegare l’attributo *eufonica* come meglio credi. Seconda cosa: se vi è un inciso tra la congiunzione e la parola successiva, ti ripeto, la *d* non si usa. Terza cosa: ti ripeto, *ed i* non è considerata molto eufonica e, convenzionalmente, andrebbe scritto *e i*. Ti vengono dette le cose 5 volte e ancora non capisci.

    In sostanza, prima dici che stai imparando da me e poi ti lamenti quando ti imbocco e imbecco – come farei con un bambino alle prime armi, in modo che non ti sfugga nulla, considerate le tue badiali difficoltà – con le dovute correzioni, donandoti parte del mio tempo e della mia disponibilità (tu, sì, che dovresti ringraziarmi). Non puoi uscirtene fuori che io, lettore, devo eliminare parti del tuo testo per correggere i tuoi errori: è palese che alle elementari tu non abbia imparato nulla, con questo atteggiamento, in bilico tra dissonanza cognitiva e narcisismo.

    Puoi insistere quanto vuoi, ma si scrive *ché*, non *’ché*, fin dai tempi di Dante e Petrarca: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/C/che.shtml

    Se ti interessa, qua trovi un approfondimento sul *che polivalente*: http://www.treccani.it/enciclopedia/che-polivalente_(Enciclopedia-dell'Italiano)/

    È patetico che tu ritenga più affidabile un professore in carne e ossa – a occhio e croce, tu ne hai incontrati pochi, oppure eri troppo impegnato a colorare i disegni pronti, mentre essi spiegavano – rispetto ad altri linguisti, sempre in carne e ossa, che guidano la Treccani e sono considerati all’unanimità trai i più preparati in Italia. Infatti, per tua informazione, la Treccani è un’istituzione riconosciuta dallo Stato italiano, il cui Presidente è nominato dal Presidente della Repubblica: http://www.treccani.it/istituto/chi-siamo/

    Riguardo al tuo fastidio verso i link ipertestuali che ho postato, sappi che essi si chiamano *fonti*. La cosa ti sconvolgerà, ma funziona in questo modo: quando si afferma qualcosa, bisogna avere una bibliografia che lo supporti. Io cito la Treccani e la Treccani a sua volta si rifà a Dante, Manzoni, Montale, eccetera. Ti è chiara questa scala gerarchica? Capisco che, nel tuo delirio di cattedratica superiorità, ciò sia inaccettabile, tuttavia, mi spiace per te, ma così è. E il motivo è semplicissimo: tu hai mai portato un’azienda ai livelli raggiunti da Tim Cook? Hai mai scritto opere paragonabili alla Comedìa? Hai mai adornato i tuoi discorsi con *colori, fiori e luci* tipici della retorica e dell’eloquenza? Rispondo io per te, perché altrimenti corro il rischio che sputi un convinto sì: no, la risposta è no. Dunque, Dante, Cook, la Treccani e Cicerone hanno ragione, mentre tu sei nel torto, chiaro? Tu non hai niente da insegnare a loro, ma sarebbe opportuno che stesso zitto e imparassi. Si chiama principio di autorità e fin quando non ti sarà cristallino il suo significato e lo rispetterai, non potrai fare altro che continuare, come hai fatto finora, a farfugliare vacue sciocchezze e a sbrodolarti addosso la seguente frase:

    https://www.youtube.com/watch?v=gTV5nUPuoHo

    Torniamo a noi: prima mi rimproveri di andare fuori tema, poi organizzi un simposio scrivendo fatui e bolsi discorsi. Dunque ti ripongo i quesiti, perché non comprendo quali argomentazioni volessi (faccio copia e incolla, ma – tranquillo – non è un’operazione così lunga come credi):

    “Hai appena affermato che non ti piace lo stile di Apple, che cosa ti devo dire? Di quali ragionamenti hai bisogno? Se a uno non piace la pizza, perché dovrei provare a fargli cambiare idea? Al massimo posso consigliargli di provare altri cibi, che è ciò che ho fatto con te, invitandoti ad acquistare prodotti di altre marche, i quali possano soddisfare le tue esigenze. Inoltre, ti ho già spiegato il motivo per il quale Apple si è spostata verso il settore consumer e perché Ferrari non produce auto pensate per il popolo, quindi, che altro vuoi sapere?”

    Ti concentri su questo ora, oppure vuoi andare avanti con i tuoi vaniloqui e a parlare di altre cose, per poi arrabbiarti per via del fatto che si sta parlando di altre cose? Se non c’è altro che ti interessi, possiamo anche concludere.

  • bravodillo

    Guarda, ho letto 4 righe del tuo messaggio e mi sono fermato qui.
    *Ahitè* te lo concedo, anche perché non è un termine che hai coniato tu..
    Me lo concedi? Ma che concedi? Per concedere devi avere il possesso. E tu non hai alcun possesso. Ma chi credi di essere? Napoleone? Poi, se il termine l’ha coniato un altro, va bene? Se invece l’ho coniato io allora non va bene? Ma tu sei fuori? Fai ridere i piccioni. Tutti hanno il diritto e la facoltà di coniare neologismi.
    Io l’italiano te lo insegno. E tu prendi lezioni. Sei pedante, fuorviante, inconcludente, perditempo, vuoto, superficiale e fantozziano. Chiudo con le due immagini che susciti:
    1) “Quanti siete? Cosa portate? Si, ma quanti siete? Un fiorino!”
    2) Il personaggio “Furio” di Carlo Verdone.
    LOL!
    Corrispondi con qualqun’altro. O vai a dare da mangiare ai piccioni. Vai vai. Non hai abbastanza memi per capire, figuriamoci per elaborare un discorso compiuto. Roba da matti…

  • LucianoLucio

    “Me lo concedi? Ma che concedi? Per concedere devi avere il possesso. E tu non hai alcun possesso. Ma chi credi di essere? Napoleone?”

    Tu scrivi: “Ti accorgerai che, ahite (CONCEDIMI il neologismo, suvvia)”.

    Io ti rispondo: “*Ahitè* te lo CONCEDO”.

    E ancora ti lamenti 😆

    “Poi, se il termine l’ha coniato un altro, va bene? Se invece l’ho coniato io allora non va bene?”

    Il termine *ahitè* ti ho detto che va benissimo, semplicemente non lo hai coniato tu.

    I Piccioni 😍

    “Io l’italiano te lo insegno. E tu prendi lezioni”.

    “Corrispondi con qualqun altro”.

    Eh, niente: fa già ridere così.

  • bravodillo

    Ho già scritto 3 post ma evidentemente qualcuno li cancella. Quello che fa ridere qui sei tu. Sei fuori luogo e pedante.

  • LucianoLucio

    Probabilmente, visto che insulti a destra e a manca, i tuoi commenti vanno in revisione prima di essere pubblicati, comunque ora si vedono tutti e tre.

    Quindi tu puoi usare il verbo *concedere* come modo di dire, mentre io no? Interessante.

    Ti sei presentato insultando in maniera indistinta tutti coloro i quali comprano prodotti Apple e ora ti sorprendi del fatto che non sono educato? Molto interessante.

    Le regole non mutano in funzione del motivo per il quale tu adotti le parentesi, quindi è irrilevante se tu le abbia poste per farmi un favore o un dispetto.

    L’ho capito che, quando scrivi, commetti molti errori, non serve nemmeno che lo spieghi, dato che si manifesta a un primo sguardo. Per questa ragione, mi sembrerebbe ragionevole che non pretendessi di poter insegnare l’italiano, come invece sostieni di voler fare.

    I segni c’erano tutti, ma ti fa onore avere il coraggio di confessare il fatto che tu apprendessi la lingua italiana dai gatti di Whiskas.

    Buffo che uno che si esprime come un bimbo venga a dirmi: “Non crescerai mai”.

    Non penso affatto che tu sia cattivo, ma che tu sia alquanto bizzarro e anche simpatico, quando vuoi.

    *Qualcun altro* è corretto, *qualqun altro* un po’ meno; ma sono certo che sia un errore da imputare alla tastiera predittiva (non stento a credere che tu l’abbia abituata male).

    Strano che continui a rinfacciarmi il fatto che non propongo alcun ragionamento, visto che dopo che io ho scritto:

    “Ferrari non ha alcun bisogno di produrre automobili di altri segmenti, visto che fa già parte del gruppo Exor, dove al suo interno esiste FIAT che si occupa di quel settore. Oggi quasi tutti i marchi storici – di qualunque ambito – fanno parte di grandi holding o gruppi che inglobano aziende che vengono riposizionate al fine di coprire più fasce possibili di mercato: il primo che mi viene in mente è Richemont che controlla Cartier, Vacheron Constantin, Montblanc, Van Cleef e molte altre, oppure – confinando il discorso all’orologeria – possiamo citare Swatch Group, che propone segnatempo che vanno dai 50 euro fino a svariate centinaia di migliaia.
    Chi non fa parte di queste enormi società, o è fallito (poi ovviamente qualche rara eccezione c’è), oppure per forza di cosa si è spostato autonomamente verso prodotti potenzialmente più redditizi, che interessassero un maggior numero di acquirenti. Questo è ciò che ha fatto anche Apple, percorrendo la strada di Jobs, iniziata con iPod e proseguita con iPhone.”

    E abbia aggiunto, per ben due volte:

    “Francamente, non ho capito quali argomentazioni tu mi stia chiedendo: hai appena affermato che non ti piace lo stile di Apple, che cosa ti devo dire? Di quali ragionamenti hai bisogno? Se a uno non piace la pizza, perché dovrei provare a fargli cambiare idea? Al massimo posso consigliargli di provare altri cibi, che è ciò che ho fatto con te, invitandoti ad acquistare prodotti di altre marche, i quali possano soddisfare le tue esigenze. Inoltre, ti ho già spiegato il motivo per il quale Apple si è spostata verso il settore consumer e perché Ferrari non produce auto pensate per il popolo, quindi, che altro vuoi sapere?”

    Tu abbia eluso il discorso, mettendoti a scrivere di tutt’altro.

    Ora vuoi decidere quando devo lavorare, quando devo studiare e se posso scrivere o meno? Qualcos’altro?

  • bravodillo

    Non ho letto il tuo post (ormai li valuto a lunghezza), tanto la risposta è sempre quella: “un fiorino!”.

  • LucianoLucio

    Già nei primi commenti supponevo che avessi difficoltà nella lettura, ma non potevo immaginare che addirittura trovassi troppo lungo un post di poche righe.

    Me ne sono accorto che la risposta è la sempre la stessa e sempre non inerente al discorso. Non è che sia motivo di orgoglio sottolinearlo.